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Ferite ed escoriazioni

Sinonimi: abrasioni, escoriazioni, graffi, pelle lesa, sbucciature

Definizione

Una ferita è una lesione della cute che tende a farsi strada all’interno della pelle fino agli strati sottocutanei. In caso di abrasione o escoriazione, ovvero di ferita superficiale, la lesione si limita invece all’epidermide. Ciò che conta è quindi valutare la gravità e la profondità di una ferita. Esistono, infatti, ferite da taglio, che presentano margini molto netti anche in profondità, ferite da punta che tendono a farsi strada verso l’interno del corpo pur se con un “ingresso” cutaneo di dimensioni limitate e ferite lacero-contuse, dai margini poco identificabili. Mentre per le ferite da taglio, specie se molto superficiali, il rischio di infezioni risulta ridotto, per le lacero-contuse e quelle da punta occorre sempre fare una medicazione accurata, perché è molto facile che piccoli frammenti di cute “sporca” o altri oggetti possano infiltrarsi all’interno. La conseguenza può essere un’infezione anche grave. Il germe più temibile è il batterio responsabile del tetano che, contrariamente a quanto molti credono, non si trova solamente su vecchi chiodi o pezzi di metallo arrugginiti, ma spesso, specie se ci troviamo vicino ad allevamenti animali, è presente nella terra.

Trattamento

Per prima cosa conviene valutare con attenzione dimensioni e margini della ferita. Se il taglio appare profondo o se esiste il rischio di infezione, meglio portare la persona al pronto soccorso dove verrà praticata la sutura. Oltre ad una disinfezione accurata e profonda, possono essere somministrate le immunoglobuline antitetaniche e può essere iniziato il ciclo di vaccinazione profilattica. Anche nelle ferite e le escoriazioni più superficiali in ogni caso il rischio maggiore è quello di infezione, e per questo occorre prevedere una pulizia accurata sia dell’area lesa sia della pelle circostante, ricordando di procedere sempre dall’interno della lesione verso l’esterno. La disinfezione si può fare utilizzando acqua ossigenata (perossido di idrogeno) o antisettici e disinfettanti per uso cutaneo, contenenti ad esempio cloramina, clorexidina, cloroxilenolo in associazione, eosina, iodio, povidone-iodio, benzoxonio, alcool benzilico in associazione, sodio ioduro in associazione, benzalconio, benzocaina in associazione, didecildimetilammonio cloruro, merbromina, sodio ipoclorito, cetilpiridinio, zinco ossido e ictammolo. Una volta terminata questa fase, è poi importante proteggere bene la pelle con garze e cerotti (meglio non usare il cotone idrofilo): in alcuni casi può essere utile anche applicare una pomata antibatterica nell’area immediatamente circostante la ferita a base di neomicina (in associazione). Per favorire la guarigione e la rigenerazione cutanea, è inoltre possibile utilizzare unguenti a base di collagenasi, acido ialuronico, clostebol in associazione, neomicina in associazione, o polideribotide. Occorre infine fare attenzione se dopo qualche giorno la ferita non guarisce e la pelle rimane arrossata, oltre che alla comparsa di dolore. Questi segni possono indicare la comparsa di un’infezione: occorre quindi parlare con il medico.

Buone abitudini

Nel ricordare che antisettici e disinfettanti per uso cutaneo possono anche dar luogo a fenomeni di sensibilizzazione, e che quindi è importante evitarne l’impiego prolungato, non dimenticate mai che anche acqua e sapone, in mancanza di disinfettanti più idonei, sono rimedi semplici ma molto efficaci per ripulire un’escoriazione, eliminando eventuali frammenti o residui di terra. Per il resto, non dimenticate mai che l’aria è un ottimo cicatrizzante, quindi una ferita non deve rimanere coperta troppo a lungo, ovviamente se non si sono create infezioni o se non è il medico a richiederlo. È importante, insomma, far respirare la pelle invece che utilizzare cerotti per settimane!

Realizzato in collaborazione con SIMG - Società italiana di medicina generale e delle cure primarie