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Farmaci antinfiammatori: cosa sono, quali sono e a cosa servono   

Farmaci antinfiammatori: cosa sono, quali sono e a cosa servono
Tempo di lettura: 4 minuti

Quando si parla di dolore, spesso si pensa all’infiammazione. Un’articolazione che soffre, un muscolo che rimane teso, una cefalea che non lascia pace, la schiena che si lamenta, una dismenorrea che preannuncia il ciclo. Nell’esperienza comune, in caso di numerosi piccoli disturbi il dolore nasce proprio da una infiammazione. Per questo, si propone, per limitare il sintomo, un farmaco antinfiammatorio. Ma cosa sono i farmaci antinfiammatori? 

Che cos’ è l’infiammazione 

L’infiammazione è di per sé una reazione regenerativa dell’organismo ed è quindi un processo riparativo (e dunque positivo) che consente di eliminare la causa scatenante l’infiammazione stessa, riparare le lesioni e ristabilire la normale funzionalità dell’organismo.

La reazione infiammatoria si origina, quindi, quando l’organismo riceve un insulto, i cosiddetti noxa, producendo energia e di conseguenza calore. La risposta di tipo calorico era già stata identificata nel 100 d.C., quando Cornelio Celso, scrittore romano, descriveva quattro caratteristiche dell’infiammazione – il tumor (l’ingrossamento dell’articolazione o edema), il rubor (l’arrossamento), il calor (il calore) e il dolor (il dolore). Successivamente, nel 1858, è stata aggiunta la functio laesa, che mette in evidenza il fatto che le modifiche anatomiche che si realizzano nella sede infiammata limitano la funzione della parte del corpo interessata. Nel caso di alcune lesioni, assistiamo all’insorgenza della febbre come risposta infiammatoria positiva: si tratta, anche qui, di un aumento della temperatura a fronte del quale, quando l’organismo attiva una serie di meccanismi, quali il tremore muscolare o la sudorazione, volti a un abbassamento della temperatura corporea quando essa è troppo alta.

In generale, possiamo parlare di infiammazioni interne o esterne, dove le interne sono legate a errori genetici, alla carenza di ormoni o vitamine, a danni ischemici, mentre le esterne, quelle più comuni, determinate da un trauma chimico o fisico (veleni, ferite, cadute, bruciature, ecc…) o da agenti patogeni come batteri, miceti o virus.

Nonostante questa distinzione, il meccanismo che determina l’infiammazione è prevalentemente di tipo vascolare nel caso della infiammazione acuta e di tipo cellulare in quella cronica.

Nella infiammazione acuta e cronica sono coinvolti numerosissimi mediatori chimici, tra cui ricordiamo le citochine, l’istamina e le prostaglandine ma anche la serotonina e la bradichinina.  

L’infiammazione acuta provoca sintomi come mal di gola, solitamente temporanei, che scompaiono quando la risposta infiammatoria è completata.

Quando le cause di un’infiammazione possono essere eliminate o se c’è qualche interferenza con il processo di guarigione, o c’è il ripetersi di infiammazioni croniche, una risposta infiammatoria acuta può diventare infiammazione prolungata e quindi cronica

Cosa sono i farmaci antinfiammatori

I farmaci antinfiammatori sono farmaci che hanno l’obiettivo di ridurre l’infiammazione e le manifestazioni ad essa collegate (calore, rossore, gonfiore e dolore), facilitando l’eventuale ripresa di funzionalità della parte lesa. Si dividono in farmaci antinfiammatori non steroidei (conosciuti con l’acronimo FANS) e farmaci antinfiammatori steroidei o cortisonici/corticosteroidi.

Gli antinfiammatori non steroidei (FANS)

I farmaci antinfiammatori non steroidei, cioè i FANS, sono medicinali a base di principi attivi, molti dei quali disponibili anche come medicinali senza obbligo di ricetta, che hanno una attività antiflogistica e cioè sono mirati a diminuire l’infiammazione, riuscendo contemporaneamente a ridurre le sostanze che rendono più eccitabili i recettori del dolore. Inoltre, hanno pure una azione antipiretica, visto che contribuiscono ad abbassare la temperatura corporea in caso di febbre. Ma come funzionano esattamente?

Questi medicinali riducono la sintesi delle prostaglandine, molecole che partecipano ai processi infiammatori. Essi agiscono con un meccanismo d’azione ormai chiaro: una volta introdotti nell’organismi, inibiscono l’attività della ciclo-ossigenasi (definita con la sigla anglosassone Cox) ovvero un enzima che converte l’acido arachidonico in precursori delle prostaglandine. In questo modo riducono la possibilità che si formino, appunto, le prostaglandine, Combattendo l’infiammazione, riducono anche il dolore e infatti sono comunemente impiegati come antidolorifici nelle malattie reumatiche, che sono le affezioni umane più frequenti, dopo le malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Come analgesici vengono consigliati poi per i dolori di intensità da bassa a moderata, come mal di denti, dolori articolari e muscolo-scheletrici, crampi mestruali, mal di testa da cefalea tensiva e simili. Occorre sempre ricordare che questi farmaci possono avere effetti collaterali, in particolare a carico dello stomaco, con comparsa di dolori, bruciori e fastidi digestivi. Per questo il loro impiego in automedicazione per la gestione di piccoli disturbi deve essere occasionale e limitato nel tempo. L’indicazione del medico è fondamentale in caso di malattie e trattamenti prolungati. 

Gli antinfiammatori steroidei (cortisonici)

Individuato nel 1935, il cortisone è un composto fondamentale per l’organismo. Infatti, è uno degli 11-idrossicorticoidi prodotti dalla ghiandola surrenale, che si trova sotto il rene. Il cortisone viene utilizzato come terapia, soprattutto sotto forma di composti derivati (che si chiamano corticosteroidi o cortisonici), in diverse forme patologiche. Le sue attività sull’organismo sono molteplici. Innanzitutto, ha un’attività di controllo dell’infiammazione, poiché blocca l’azione di diverse sostanze utilizzate dal sistema immunitario per dare il via al processo infiammatorio. Per questa ragione, rappresenta un mezzo terapeutico ideale per bloccare sul nascere le reazioni infiammatorie. 

Viene quindi utilizzato in caso di manifestazioni allergiche così come per combattere l’infiammazione cronica post traumatica di articolazioni e tessuti muscolo-tendinei. Inoltre, presenta una spiccata attività immunodepressiva, cioè riesce a limitare le reazioni del sistema difensivo dell’organismo. È questa la causa del suo utilizzo, peraltro oggi più limitato rispetto al passato, in alcune malattie di natura autoimmune, nelle quali cioè l’apparato difensivo dell’organismo, sbagliando, si scatena contro sé stesso. Purtroppo, però, essendo estremamente attivo sul corpo, può anche avere effetti collaterali pesanti soprattutto quando il suo utilizzo è prolungato. Ad esempio, facilita l’insorgenza dell’osteoporosi e può slatentizzare il diabete. 

I trattamenti con farmaci infiammatori steroidei vanno sempre prescritti dal medico e assunti seguendo le sue indicazioni. 

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