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Reumatismi, cosa sono e come riconoscerli dai sintomi

Reumatismi, cosa sono e come riconoscerli dai sintomi

Un mal di schiena? Facile. Basta poco, una postura sbagliata mantenuta a lungo, uno sforzo intenso che provoca il classico colpo della strega. Ed ecco che la frittata è fatta. In questi casi, però, il dolore dura poco e i farmaci di automedicazione possono bastare per lenire l’infiammazione e il dolore e risolvere il disturbo. Come sappiamo però, anche altre parti dell’apparato muscolo-scheletrico possono essere interessate da dolori e infiammazioni passeggeri dovuti, ad esempio, a traumi oltre che a vizi posturali. Se i disturbi tendono a passare in poco tempo, anche grazie al riposo e all’uso di farmaci ad azione antinfiammatoria, si può stare sufficientemente tranquilli. Quando però dolore e infiammazione sono ricorrenti o si mantengano nel tempo diventando cronici, o addirittura, sembrano inspiegabili, non bisogna “dormirci sopra”, ma occorre consultare il medico. 

Così si possono effettuare gli esami necessari per capire cosa sta accadendo e scoprire un’eventuale malattia reumatica. Spesso queste patologie si sviluppano progressivamente nel tempo, magari senza dare segni troppo evidenti con il rischio, invece da evitare, di arrivare tardi con la diagnosi. 

Cosa sono le malattie reumatiche e chi colpiscono

Non facciamo confusione. Non bisogna confondere i dolori muscolari legati a contratture con i reumatismi. La parola reumatismi fa riferimento a disturbi (dolore, gonfiore, limitazione nella funzionalità) a carico delle articolazioni o, in senso più generale, richiama la possibile presenza di malattie reumatiche. Queste colpiscono in Italia più di cinque milioni di persone, secondo recenti dati della Società Italiana di Reumatologia.

A volte non si limitano a creare infiammazione e dolore. In certi casi, come accade per alcune connettiviti, possono anche alterare la funzione di organi e apparati vitali come cuore e cervello. In questo campo, quindi, generalizzare non conviene perché l’identikit delle patologie reumatiche può esser differente e variare con l’evolversi delle stesse. Si parla di un ventaglio molto vasto di situazioni cliniche, allo stato attuale delle conoscenze, un vero e proprio “atlante”, con più di 150 patologie, molte delle quali sono continuo oggetto di studio e ricerca perché se ne devono ancora approfondire tanti aspetti. 

Da un punto di vista pratico, tenendo conto che molte malattie reumatiche possono diventare invalidanti, una carta vincente nella loro cura è senza dubbio quella della diagnosi precoce.

È importante poi sapere quanto alcuni fattori come il genere o l’età possono incidere sullo sviluppo di alcune patologie.

In circa sette casi su dieci le malattie reumatiche interessano le donne.

In particolare, una forte disparità di genere si osserva in alcune malattie come la sindrome di Sjogren, il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia, che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nel gentil sesso. I maschi, però, sono più a rischio, invece, per morbo di Paget e spondilite anchilosante.

Per l’artrite reumatoide conta molto anche l’età: il rapporto donna/uomo è pari a 3 a 1 intorno ai 50 anni, di 2 a 1 dai 55 ai 65 anni e di 1 a 3 per gli over 75.  

Reumatismi articolari e infiammatori: elenco delle malattie reumatiche

In senso generale, si possono dividere le patologie reumatiche in due grandi gruppi: le malattie degenerative e le malattie a prevalente componente infiammatoria

Al primo gruppo appartengono due delle patologie reumatiche molto diffuse: l’osteoartrosi e l’osteoporosi: 

  • L’artrosi (osteoartrosi). È una malattia cronica degenerativa delle articolazioni legata al progressivo deterioramento e all’usura della cartilagine articolare e alle conseguenti modificazioni a carico delle strutture vicine, in particolare dell’osso. In caso di artrosi, sovente legata all’avanzare dell’età, intervenire è difficile. I trattamenti disponibili sono generalmente di tipo protesico o, al limite, chirurgico. Inoltre, si guarda con grande interesse all’ingegneria tissutale e ai fattori di crescita, oltre che alle cellule dello stesso paziente fatte opportunamente crescere. Non va comunque dimenticato che la cartilagine, specie se alterata, ha difficoltà a rimodellarsi. 

Sul fronte del rischio occorre prestare attenzione alla predisposizione genetica, a un’alimentazione ipercalorica, alla sedentarietà. Quando l’artrosi interessa grandi articolazioni sottoposte a carico come il ginocchio l’azione dei fattori meccanici (soprappeso e movimenti ripetuti con sforzo articolare) può rappresentare una causa diretta della malattia pur se in alcune forme, le cosiddette artrosi professionali, esiste quasi sempre una spiccata instabilità naturale dell’articolazione. Invece, nelle forme che interessano le dita, come l’artrosi di Heberden, appare importante la suscettibilità genetica 

  • L’osteoporosi genera una riduzione e un deterioramento della massa ossea.Normalmente l’impalcatura dell’osso e il suo costante rinnovamento sono mantenuti da un meccanismo estremamente sofisticato, basato sull’attività dei due tipi di cellule, gli osteoblasti e cioè i “costruttori” dell’osso e gli osteoclasti, che hanno invece il compito di “togliere” le parti più vecchie, in modo che possano essere sostituite. Questo meccanismo funziona perfettamente finché la produzione degli ormoni estrogeni è sufficiente, perché questi lavorano come “controllori” biochimici. Con la menopausa, periodo in cui si verifica questo deficit ormonale, l’azione degli osteoclasti si fa via via più incisiva e gli osteoblasti non sono più in grado di sostituire il tessuto osseo perduto. Di conseguenza, l’osso diventa progressivamente sempre più debole (osteoporosi) e quindi si “rompe” con maggior facilità. Questo fenomeno, che interessa soprattutto le ossa lunghe (ad esempio, il femore) e le vertebre, conduce nel tempo a un impoverimento del patrimonio osseo. Le ossa, anche se il loro aspetto esterno può sembrare del tutto normale, diventano, quindi, estremamente fragili, porose, bucherellate perché il calcio viene a mancare. E, di conseguenza, possono andare incontro a fratture anche in seguito a traumi di entità poco rilevante. 

Al secondo gruppo appartengono patologie reumatiche come l’artrite in varie forme e accezioni ma non solo. Eccone una breve disamina non esaustiva:

  • Artrite reumatoide. È una malattia infiammatoria autoimmune caratterizzata, cioè dall’azione di autoanticorpi che, sbagliando, si scatenano nei confronti delle articolazioni dell’organismo stesso. Provoca infiammazione, dolore e impossibilità a svolgere i normali movimenti, soprattutto in certi momenti del giorno. Oltre al genere (è più frequente nelle donne), conta la predisposizione genetica, che si può associare ad uno stress cronico e a infezioni. Colpisce soprattutto le piccole articolazioni di mani e piedi, i polsi e le caviglie, ma può interessare anche ginocchia, anche, spalle e gomiti. L’infiammazione causa gonfiore, arrossamento, dolore e riduzione della funzione delle articolazioni che, soprattutto la mattina, possono rimanere rigide per decine di minuti. 
  • Artrite psoriasica. Anch’essa è una malattia reumatica autoimmune che colpisce soprattutto articolazioni periferiche e tendini, in genere associata a psoriasi dermatologica. Oltre alla presenza di psoriasi, o di familiarità per questa malattia dermatologica, la presenza di artrite, in genere asimmetrica, a grandi e piccole articolazioni, unitamente al riscontro di una condizione infiammatoria sistemica agli esami di laboratorio, fa porre diagnosi. 
  • Polimialgia reumatica. Si caratterizza per l’infiammazione del rivestimento delle articolazioni (periarticolare) ed è tipica dei soggetti anziani. Compare in modo acuto e determina dolore e severo impaccio al movimento, tanto che i soggetti colpiti non sono in grado di svolgere attività prima ben tollerate. Talvolta può associarsi, negli anziani, all’esordio di artrite reumatoide. 
  • Spondilite (anchilosante). È l’infiammazione delle vertebre e comporta una progressiva riduzione della capacità di movimento della colonna vertebrale. Questa malattia colpisce malati giovani e, una volta subentrata l’anchilosi, vale a dire la limitazione parziale o totale del movimento, il danno è irreversibile. Spesso la diagnosi è tardiva perché il dolore alla schiena non è acuto, insorge di notte, ma regredisce con il movimento ed è un sintomo frequente nella popolazione generale. Per la diagnosi è necessario eseguire alcuni esami di laboratorio che documentino lo stato infiammatorio e la presenza di un peculiare assetto genetico. 
  • Lupus Eritematoso Sistemico (LES). È una malattia cronica autoimmune di tipo sistemico e cioè in grado di interessare diversi organi e tessuti. L’esordio della malattia, che interessa prevalentemente pazienti giovani, soprattutto donne, rappresenta spesso il momento più critico, sebbene i pazienti affetti da LES sperimentino fasi di relativa remissione della malattia e fasi di riacutizzazione. A volte è necessario il ricovero ospedaliero del paziente per la necessità di una equipe multispecialistica. Infatti, il possibile coinvolgimento di organi vitali, come il rene, il sistema nervoso centrale, il midollo osseo con grave riduzione di globuli bianchi, rossi e piastrine, rappresentano emergenze mediche che è possibile affrontare solo con terapie gestibili in ospedale. Febbre, stanchezza, riduzione di peso, dolori articolari diffusi ed eritema vasculitico della cute esposta al sole sono i sintomi più frequentemente lamentati dai malati all’esordio della malattia. 
  • Sindrome di Sjogren. Si tratta di una malattia infiammatoria autoimmune che colpisce le ghiandole esocrine (specie quelle lacrimali e salivari), interessate da una progressiva fibrosi con conseguente secchezza. Colpisce prevalentemente le donne. La secchezza oculare determinata dalla mancata produzione di lacrime è responsabile di bruciore e di frequenti infezioni degli occhi; la carente produzione di saliva determina secchezza delle fauci, cattiva digestione e stomatiti con carie dentarie; la secchezza vaginale provoca dolore durante il rapporto sessuale e infezioni sovrapposte. Spesso sono presenti dolori articolari e, raramente, può essere colpito il pancreas esocrino con mal digestione degli alimenti.
  • Sclerodermia. Anch’essa è una patologia autoimmune caratterizzata da un ispessimento della cute (la pelle diventa dura) pe l’accumulo di tessuto connettivo fibroso. Si associa a fenomeno di Raynaud (ischemia da vasocostrizione delle estremità seguita da cianosi da vasoparalisi e cioè labbra e dita che diventano bianche e poi bluastre) che determina dolore durante gli episodi che sono scatenati soprattutto dal freddo. Il polmone è un organo bersaglio di questa malattia e rappresenta nel tempo il problema clinico di maggiore impegno. In alcuni malati la progressiva fibrosi interstiziale polmonare determina fatica respiratoria anche per sforzi modesti e può instaurarsi una condizione di sofferenza del cuore secondaria all’ipertensione polmonare. Inoltre, nei malati sclerodermici può essere coinvolto da fibrosi l’esofago con conseguente difficoltà alla deglutizione del cibo e talvolta si sviluppano calcificazioni multiple. 
  • Altre malattie autoimmuni, rare ma aggressive, sono le vasculiti sistemiche e cioè un insieme di patologie caratterizzate da infiammazione e necrosi della parete dei vasi sanguigni. Tra esse, ad esempio, la panarterite nodosa, la Sindrome di Churg-Strauss, la Malattia di Takayasu e l’arterite temporale. 

Cure e trattamenti per le malattie reumatiche

A differenza dei classici dolori da contrattura o da altre leggere lesioni muscolo-articolari o dei tendini, le malattie reumatiche vanno affrontate secondo le indicazioni del medico specialista, ricordando che l’infiammazione e il dolore nelle aree colpite sono quasi sempre presenti. Quindi solo il curante, in questo il reumatologo, può definire quali approcci sono più indicati caso per caso. L’attività fisica, in ogni caso, può essere d’aiuto, ovviamente quando l’infiammazione non è al massimo e consente il movimento. L’importante è ascoltare sempre i segnali del corpo, rispettando il dolore: se un esercizio ci provoca il male, vuol dire che l’articolazione non è ancora in grado di sopportare quell’esercizio e quindi occorre fermarsi e fare altro.

Capitolo alimentazione: conviene seguire le regole della dieta mediterranea ricordando che pesce, frutta, vegetali, olio extravergine d’oliva aiuterebbero a proteggere dall’artrite. Chi consuma frequentemente questi alimenti avrebbe un rischio minore. Tra le curiosità, tenete presente che il peperoncino piccante contiene capsaicina e aiuta contro l’infiammazione, favorendo l’aumento del numero di importanti cellule come i macrofagi anti-infiammatori.