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Capelli che cadono: tuorlo d’uovo per combattere la calvizie?

Capelli che cadono: tuorlo d’uovo per combattere la calvizie?
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Si prendeva l’uovo. Si divideva con cura il tuorlo dall’albume. Poi si passava alla preparazione di quella che, per uso topico e quindi da applicare localmente, doveva essere una sorta di “miscela” ad alto contenuto di capace di rinvigorire la pelle e, in particolare, il cuoio capelluto “debole” e affetto da perdita di . L’uso dell’uovo contro la calvizie incipiente è solo una delle situazioni in cui l’uovo è stato utilizzato nella tradizione popolare per risolvere qualche fastidio di salute.

In certe zone d’Italia l’uovo veniva utilizzato per una potenziale azione “tranquillizzante”, specie per i bambini molto agitati e, ancora oggi quello sbattuto viene considerato un ottimo ricostituente in caso di convalescenza o in generale quando si ha bisogno di un pieno di energia. Proprio la convinzione che l’uovo possa essere un toccasana per la pelle ha fatto si che spesso, ed erroneamente, venisse utilizzato per lenire le scottature solari, con effetti nulli se non controproducenti contro il danno termico. Sia chiaro: si tratta solamente di rimedi tradizionali che la scienza ufficiale in genere sconfessa anche se in alcuni casi comincia a “battezzare” la validità sia pure se solo in laboratorio. È il caso proprio dell’uovo usato per contrastare la caduta dei capelli: una dell’Università di Osaka, in Giappone, che identificato proprio nel tuorlo dell’uovo una proteina in grado di agire positivamente proprio in chi perde molti capelli. In pratica alcuni componenti proteici, tecnicamente chiamati peptidi, potrebbero avere un’attività positiva sulla struttura che dà vita al follicolo pilifero, in pratica la “casa” del capello.

Cos’è l’alopecia andreogenetica

La forma più comune di calvizie si chiama alopecia androgenetica. Il termine, che contraddistingue diverse condizioni, viene  da “alopex = volpe” e nasce dal fatto che la volpe ha una muta durante la quale perde moltissimo pelo. La classica calvizie o alopecia androgenetica è una malattia dei capelli molto comune che colpisce circa l’80 per cento dei maschi e la metà delle femmine nel corso della vita. La calvizie grave esordisce intorno ai 18 anni di età nel maschio e intorno ai 14-15 anni di età nelle donne e provoca un notevole diradamento dei capelli prima dei 25 anni e può essere  causa di problemi psicologici soprattutto nei ragazzi giovani.

Per la comparsa  dell’alopecia androgenetica occorrono due diverse componenti:  la parte “andro” che sta per ormoni androgeni (ormoni maschili), e quella “genetica” che indica la predisposizione ereditaria. Nell’uomo la calvizie non dipende da un eccesso di ormoni androgeni ma da una maggiore sensibilità del capello a questi ormoni. I geni che predispongono alla calvizie sono ancora sconosciuti, comunque si tratta di una malattia poligenica, cioè causata da geni diversi. Quanti più geni predisponenti sono presenti, tanto maggiore è la probabilità di sviluppare una calvizie grave in età giovanile.
I “geni della calvizie” si ereditano da entrambi i genitori e quindi la malattia è più grave se sia il padre che la madre sono “geneticamente” affetti da calvizie. Dati recenti indicano che una ereditarietà da parte materna è più “dannosa” che non da parte paterna.

Se i capelli cadono per lo

Capita, soprattutto nei periodi di grande tensione, che la mattina sul cuscino si trovi un gran numero di capelli. Lo dimostrano anche alcuni studi condotti nel periodo della pandemia da Covid-19, in cui è stata osservata una correlazione tra gli aumentati livelli di stress e la perdita di capelli. La caduta dei capelli in questo caso rientra nel “telogen effluvium acuto”, e porta alla perdita dai 100 ai 200 capelli al giorno: si tratta della tipica caduta di capelli reattiva che si verifica dopo eventi traumatici e in caso di intensi stress. In misura ridottissima, questa caduta avviene anche durante il cambio di stagione. In pratica si tratta di una caduta di capelli intensa e superiore alla norma ma episodica e temporanea e, quindi, spesso seguita dalla ricrescita spontanea dei capelli caduti senza un diradamento definitivo della capigliatura.

Per capire il fenomeno proviamo a ripercorrere il ciclo di vita del capello, diviso in tre fasi: anagen (crescita), catagen (involuzione), telogen (riposo). Normalmente circa l’80 per cento dei capelli del cuoio capelluto, in un dato momento, si trova in fase anagen, con i follicoli molto attivi e estremamente sensibili alle variazioni metaboliche. La fase di crescita può durare da 2 a 5 anni. Il catagen è invece la fase di involuzione e caratterizza l’inizio della regressione del ciclo del capello che conduce progressivamente all’arresto delle funzioni del follicolo. Normalmente pochissimi follicoli piliferi si trovano contemporaneamente in questa fase. Infine il telogen è’ la fase di riposo del ciclo del pelo e meno del 20 per cento dei capelli si trova in questa fase. Il telogen dura circa tre mesi. Questo passaggio  determina il blocco della crescita dei capelli. Il telogen effluvium si ha quando molti capelli rispetto alla quantità fisiologica, si trovano contemporaneamente in questa fase.

Tutte le hanno sperimentato dopo il parto una forte caduta di capelli: durante la gravidanza la produzione di sincronizza la crescita dei capelli e favorisce l’attività dei follicoli che, dopo il parto, invece, non sono più così stimolati ma anzi sono indeboliti anche dalla prolattina dell’allattamento e condizioni che favoriscono la caduta dei capelli. In caso di stress il fenomeno non è fisiologico. Ma la tensione emotiva può determinare una copiosa caduta di capelli modificandone il ciclo di vita.

Sicuramente stili di vita sani – una equilibrata, attività fisica costante – uniti ad una buona qualità del e alla capacità di ricaricarsi sono fattori preventivi importanti per combattere gli effetti dello stress come la caduta dei capelli.