Il proverbio di oggi ci ricorda, anche se siamo ancora in pieno inverno, la primavera si avvicina: le giornate si stanno allungando e la natura si prepara al risveglio. Ma, metà febbraio, con la ricorrenza di San Valentino, per antonomasia la festa degli innamorati, è anche un’occasione per parlare di una condizione clinica spesso molto complessa, cioè l’epilessia. San Valentino è, infatti, anche il protettore delle persone malate di epilessia.
Le epilessie, diffuse anche nell’infanzia, sono i disturbi neurologici più frequenti nelle persone anziane, dopo le malattie cerebrovascolari e le demenze, con un’incidenza proporzionalmente superiore a quella infantile e una modesta prevalenza nel sesso maschile. Le indagini epidemiologiche degli ultimi decenni hanno evidenziato come un esordio dell’epilessia in età superiore ai 60 anni sia un’evenienza comune e le cause più frequenti siano rappresentate da lesioni cerebrali conseguenti a disturbi vascolari (per esempio dopo un ictus o una emorragia cerebrale), demenze o altre malattie degenerative (vi sono indizi di meccanismi eziologici condivisi tra declino cognitivo ed epilessia a esordio tardivo), tumori, traumi cranici. Tuttavia, in oltre il 30% dei casi non è possibile identificare alcuna causa, nonostante metodiche diagnostiche avanzate, e le crisi insorgono come unico problema in una condizione di buona salute generale. Insomma, per una volta, a San Valentino proviamo a ricordare di quanto sia importante superare lo stigma dell’epilessia con la conoscenza. A scuola, tra i più piccoli e non solo.

Attraverso consigli pratici e informazioni chiare, ci dedichiamo a educare e guidare verso scelte di vita quotidiana consapevoli, promuovendo un benessere semplice e duraturo.
