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Quali possono essere le cause dell’inappetenza?

Quali possono essere le cause dell’inappetenza?

di Federico Mereta, giornalista scientifico

Forse non tutti sanno che … esistono i cibi “iper-appetibili”. Di cosa si tratta? Secondo uno studio condotto da esperti dell’Università del Kansas e del National Institutes of Health (NIH) e apparso su Nature Food, gli alimenti “iper-appetibili” rendono quasi impossibile resistere a ricette che presentano combinazioni specifiche di grassi, zucchero, sodio e carboidrati capaci di rendere gli alimenti gratificanti e soprattutto di far diventare una vera impresa dire “basta”. È il caso, ed esempio, delle classiche patatine calde, magari con le immancabili creme di accompagnamento.  Dire no, a certi alimenti o pietanze può essere difficile. Per altro molti di questi cibi irresistibili fanno parte di scelte alimentari non sempre salutari anche perché sovente caratterizzate da una sostanziale sottovalutazione del loro impatto sulla salute da parte di chi questi cibi li consuma per abitudine. 

Ma non vale per tutti. Se ci sono alimenti cui davvero è difficile rinunciare è altrettanto innegabile che per alcune persone il problema è esattamente l’opposto. Si chiama inappetenza. In questo caso, a prescindere dalle caratteristiche del cibo, nutrirsi regolarmente diventa un problema per mancanza generale di appetito. Attenzione: la mancanza di appetito non va mai sottovalutata come sintomo medico e psicologico e va sempre indagata, quando ovviamente non è legata a situazione contingenti che possano spiegare il temporaneo calo del desiderio di cibo. 

Quando si può parlare di inappetenza?

Tecnicamente, l’inappetenza può essere considerata un chiaro sintomo soggettivo visto che ogni persona può avere fasi nella propria vita in cui ha meno desiderio di cibo. In termini generali, comunque, quando una persona è inappetente cala il suo desiderio di mangiare.

Questa risposta può manifestarsi per cause del tutto diverse tra loro, da vere e proprie condizioni organiche (il calo di peso associato a quella che viene definita inappetenza grave impone specifici controlli da parte del medico) fino a sofferenza psicologica, come può avvenire in caso di anoressia. Queste semplici definizioni mostrano come la situazione non possa essere sottovalutata ma, al contrario, vada attentamente indagato al fine di evitare, aspettando, un progressivo deteriorarsi della condizione fisica e/o psichica della persona. 

Mancanza di appetito, cause psicologiche e fisiche

Per le sue stesse caratteristiche, ricordiamolo, l’inappetenza e il relativo calo del desiderio di nutrirsi possono avere alla base vere e proprio condizioni patologiche, potenzialmente anche serie. Per questo la carenza di appetito va considerata un sintomo aspecifico, che da solo significa poco ma va inquadrato dal medico sulla scorta delle condizioni generali del paziente. 

Venendo alle condizioni propriamente patologiche, oltre a ricordare che occorre prestare attenzione all’associazione tra diminuzione del desiderio di mangiare e calo ponderale, va ricordato che, quando ci sono malattie croniche del fegato, del rene o del cuore tra i problemi che si manifestano ci può essere anche una forma più o meno intensa di anoressia.

Inoltre, anche alterazioni dei normali flussi ormonali possono influire sul desiderio del cibo, anche favorendone il calo. Un esempio di questa condizione si può osservare se la tiroide non funziona a dovere, con una diminuzione o un aumento della produzione ormonale da parte della ghiandola e possibili fenomeni a carico del metabolismo.

Può infatti accadere che, seppur a fronte di una diminuzione nell’introito di alimenti, il peso corporeo tenda a rimanere stabile, se non addirittura ad aumentare o viceversa a diminuire in caso di una alimentazione invariata o più abbondante in caso di iper tiroidismo.

Come si può spiegare l’inappetenza nelle varie fasi della vita

In termini generali, l’età rappresenta un elemento che può contribuire a spiegare, in alcuni casi, problemi di inappetenza.

L’inappetenza negli anziani

Pensate, ad esempio, agli anziani. Lo stato emotivo, insieme alla difficoltà oggettiva per alcune persone di nutrirsi con regolarità scegliendo alimenti particolarmente validi sotto l’aspetto nutrizionale (pensate solo alle difficoltà legate all’edentulia e cioè alla progressiva perdita dei denti), può infatti giustificare un significativo calo dell’appetito. La depressione, magari legata alla perdita progressiva di rapporti sociali, diventa una molla che in qualche modo spinge verso lo scarso desiderio di alimentarsi. 

L’inappetenza nei bambini

All’altro estremo, per i bambini, ci sono passaggi come l’eruzione dei primi dentini, con i possibili sintomi annessi come il dolore e il pianto, che possono giustificare un temporaneo calo dell’appetito. Allo stesso modo anche infezioni intercorrenti, situazioni psicologicamente probanti come l’inizio di un ciclo scolastico o magari anche le tante patologie virali che possono interessare i più piccoli (e spesso si manifestano anche con la nausea) sono in grado di determinare un calo del normale appetito.

L’inappetenza in gravidanza

Un capitolo a parte va aperto per le donne in gravidanza. Nel periodo della dolce attesa può capitare di andare incontro a fasi di relativa inappetenza, legate soprattutto alla classica nausea gravidica. Questa condizione si manifesta soprattutto nel primo trimestre. 

Consigli e rimedi contro la perdita di appetito

Se l’appetito cala e si può far riferimento a una condizione temporanea, come ad esempio, può accadere a un bambino nel bel mezzo di un’infezione virale con febbre e debolezza, è inutile cercare di offrire alimenti al piccolo. Sarà il suo organismo, una volta terminata la fase di convalescenza, a definire quando e come riprendere con la normale alimentazione. In queste fasi, sono di grande importanza i farmaci di automedicazione, mirati a lenire i sintomi legati al quadro infettivo. Gli stessi farmaci possono essere impiegati quanto si è in presenza di nausea, associata o meno a diarrea, per controllare al meglio la repulsione verso gli alimenti. 

La situazione ovviamente cambia nelle forme legate a patologie croniche o comunque quando l’inappetenza appare associata a potenziali malattie serie. Quando il sintomo permane, va sempre consultato il medico. Lo stesso deve avvenire in presenza di rifiuto del cibo per motivi psicologici.

Per il resto, un aiuto può venire da semplici strattagemmi. Il più semplice consiste nello “spezzettare” l’introito di alimenti in un numero più elevato di pasti leggeri, per evitare di sovraccaricare lo stomaco. Oppure, per “ritrovare” il piacere della tavola, conviene mangiare in compagnia. Da soli il piacere del cibo e della tavola può venir meno.