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A colloquio con il dott. Aldo Franco De Rose

A colloquio con il dott. Aldo Franco De Rose

Specialista in Urologia e Andrologia, Prof di Andrologia SS in Urologia, Presidente dell’Associazione Andrologi Italiani

La salute sessuale rappresenta un aspetto importantissimo della vita sia sul piano individuale che su quello di coppia. È quindi fondamentale imparare a conoscersi e a conoscere i diversi aspetti che possono influire sul benessere di lei e di lui. 

Ma quanto gli i ragazzi e gli uomini sono consapevoli dell’importanza di prendersi cura di sé quando si parla di salute dell’apparato genito-urinario? Cosa sanno e cosa fanno per salvaguardare la propria sfera intima? Ne abbiamo iscusso con il Dr. Aldo Franco De Rose, Specialista in Urologia e Andrologia, Prof di Andrologia SS in Urologia, Presidente dell’Associazione Andrologi Italiani.

1 – Una recente indagine della Sia (Società italiana di andrologia) mostra che il 68% dei giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni sa chi è il medico andrologo e il 58% ritiene importantissimo fare delle visite preventive. Di fatto, però, il 74% dei giovani non ha mai fatto una visita andrologica e l’84% non effettua controlli regolari. Ci può spiegare questi dati? Quanto incidono cultura e tradizione nella scelta dei comportamenti di prevenzione e cura?  

Questi dati riflettono una realtà molto preoccupante. La maggior parte degli intervistati ha capito che quando si presenta un problema della sfera riproduttiva o sessuale che interessa il maschio dovrebbe recarsi dal proprio specialista, cioè l’andrologo. Peccato però che, istituzionalmente, a oggi, a differenza del passato, l’ordinamento universitario, non prevede una specializzazione che consenta di diventare dottore in Andrologia; in pratica possiamo dire che l’andrologo, legalmente, oggi non esiste, solo arbitrariamente tutti si definiscono andrologi. Ci sono alcuni superstiti, come il sottoscritto, che sono andrologi specialisti. Inoltre, vi sono numerosi urologi, endocrinologi, diabetologi, neurologi altamente competenti, i quali, per interesse personale, partecipano a master di primo e secondo livello per diventare “esperti” in andrologia o, più precisamente, specializzandosi in specifici settori dell’andrologia. Questo porta alla formazione di figure professionali come l’urologo specializzato nell’impianto di protesi peniene, l’uroradiologo esperto nel trattamento del varicocele, il psicosessuologo, l’endocrino-andrologo, l’esperto nelle infezioni genitali, il diabetologo-andrologo e il neuro-andrologo

    A metà degli anni Novanta, purtroppo, le scuole di Specializzazione in Andrologia sono state chiuse. Questo ha portato, anche negli attuali reparti di urologia o endocrinologia, ad avere ambulatori meno dedicati al problema e quindi a ingenerare un pò di confusione nella popolazione di uomini che avrebbe bisogno invece dell’andrologo, come la donna ha bisogno del ginecologo. E invece succede che in ambulatori di urologia, endocrinologia o ginecologia, o meglio negli ambulatori di fisiopatologia della riproduzione, si effettuino anche visite andrologiche. Tutti questi motivi spiegano perché il 74% dei giovani non ha mai fatto una visita andrologica e l’84% non effettua controlli regolari.

    2 – A tal proposito andrologo e urologo sono figure ben distinte. Ci aiuta però a chiarire quando rivolgersi all’uno o all’altro a seconda del disturbo e/o dell’età?

    Come detto, a oggi in Italia gli andrologi con specializzazione sono rari…Comunque, la figura di riferimento può essere l’urologo, l’endocrinologo, l’internista, il diabetologo, il ginecologo, che localmente, anche nell’ambito di strutture ospedaliere o ambulatoriali, siano riconosciuti come esperti anche di problemi sessuali e riproduttivi del maschio. È logico che se poi bisogna ricorrere alle soluzioni estreme per risolvere il deficit erettivo, è necessario l’urologo, perché è l’unico che potrà affrontare il problema chirurgico. Ma anche tra noi urologi, non più 15-20% pratichiamo questo tipo di chirurgia.

    3 – Qual è l’età media della prima visita e, in generale nella sua esperienza, si tratta di una visita “esplorativa”/preventiva o gli uomini e ragazzi si rivolgono allo specialista solo in presenza di un disturbo? 

    Nella mia esperienza poco più del 20% degli uomini sia in età adolescenziale che adulta richiedono una visita per la prevenzione uro-andrologica. Comunque, nella maggior parte dei casi, si arriva dal medico quando è presente “il problema medico” sia della sfera sessuale che riproduttiva o dei genitali, perché si sospettano delle malattie sessualmente trasmissibili. I giovani spesso si recano dallo specialista soprattutto per disturbi della minzione o dell’eiaculazione. La causa di queste patologie, apparentemente banali ma “fortemente disturbanti”, sono dovute a patologie sessualmente trasmissibili o a semplici prostatiti, a causa del consumo eccessivo di alcolici e superalcolici, disordini alimentari e l’uso eccessivo di moto o, più tra gli adulti, anche a un utilizzo eccessivo o non corretto della bicicletta. Però, a oggi, mancano le prevenzioni uro-andrologica di massa che facevamo un tempo.Anche la mancanza della visita di leva ha contribuito ai minori controlli andrologici: infatti con queste visite i diciottenni erano più controllati, si scoprivano varicoceli e anomalie dei genitali (incurvamenti congeniti, anomalie dello sbocco uretrale).

    4 – Nella sua esperienza, gli uomini e i ragazzi di oggi che atteggiamenti e conoscenze hanno in tema di salute intima? Quali i dubbi più ricorrenti? Come le nuove generazioni approcciano alla visita andrologica e quale è, nella sua percezione, il ruolo delle famiglie? O piuttosto quello della rete?

      La conoscenza della salute intima è molto buona da parte dei giovani. I dubbi giovanili più ricorrenti sono legati alle dimensioni del pene (sindrome da spogliatoio) ma anche alla forma dei genitali. Spesso è la curvatura congenita del pene a preoccupare. Si pensi che un maschio su cento presenta la curvatura congenita del pene. Quando questa è meno di 30° non necessita di intervento chirurgico, in quanto difficilmente ostacola il rapporto sessuale. I disturbi sessuali, come evidenziato anche da una ricerca dell’Associazione andrologi italiani, cominciano subito dopo il fallimento della prima esperienza sessuale dove è quasi inevitabile l’eiaculazione precoce. Spesso, almeno nelle fasi iniziali, si vive il problema in solitario, con il web che fa da “compagnia” e da “genitore”. Quando però bisogna risolvere il problema, c’è sempre il coinvolgimento dei genitori. Meno dell’1% arriva alla visita specialistica senza che i genitori siano stati informati

      5 – Nello specifico, con riguardo all’educazione sessuale per i ragazzi e i giovani uomini a che punto siamo? 

      Ufficialmente e legalmente siamo rimasti a come eravamo 50 anni, quando l’educazione sessuale era stata presentata come proposta di legge alla Camera dei Deputati nel 1975. Il problema non è stato mai dibattuto e quindi a oggi non esiste una legge che consenta all’educazione sessuale di entrare nelle scuole. Per oltre dieci anni, insieme a numerosi colleghi andrologi e, in alcuni casi, ginecologi ed endocrinologi, ho condotto attività di educazione sessuale e prevenzione andrologica nelle scuole superiori. Questa iniziativa è stata possibile grazie alle molteplici richieste e, in particolare, alla figura del medico scolastico, purtroppo non più esistente oggi. Per fortuna esiste il web che, pur con mille difficoltà e limiti, è riuscito ad informare il giovane, e non solo, sostituendosi alla famiglia che a oggi, da questo punto di vista e nella stragrande maggioranza dei casi, è ancora “latitante”. 

      6 – Ormoni e aspetti psicologici quali lo stress come possono influire sulla salute intima e sessuale al maschile?  Quali le principali differenze rispetto alle donne? Ci fa qualche esempio? 

        Nonostante debba essere affrontato rapidamente, lo stress in sé, può essere considerato un elemento positivo, poiché in determinate situazioni fornisce una vera e propria spinta. Al contrario, quando lo stress persiste per molto tempo crea degli impedimenti “organici”, soprattutto in campo sessuale. Infatti, le preoccupazioni, la paura di non farcela, di non essere in grado di assolvere a un determinato compito, determina, a livello surrenalico, la produzione e la messa in circolo di sostanze come adrenalina, noradrenalina, epinefrina e altre che determinano una vasocostrizione periferica ma soprattutto a livello delle arterie del pene che ha come conseguenza il mancato ottenimento dell’erezione oppure il crollo della erezione, ottenuta a fatica, rendendo impossibile il rapporto sessuale.In molti altri casi lo stress si traduce con la orgasmo prematuro e quindi eiaculazione precoce. 

        Anche la donna vive un momento fortemente di disagio in quanto non si sente desiderata. La conseguenza di questi disturbi o preoccupazioni è che entrambi i componenti della coppia, ogni qualvolta tentano di vivere la propria sessualità, rivolgono l’attenzione verso il problema, cioè la mancata erezione, e non verso la bellezza del rapporto sessuale. 

        Nella donna, invece, la mancata eccitazione si traduce in una diminuita o assente inturgidimento dei corpi cavernosi del clitoride, una assente o diminuita secrezione vaginale, ma in entrambi i componenti della coppia si ha un crollo del desiderio sessuale, che spesse volte viene scambiato per una carenza ormonale. 

        7 – Parlando di fattori esogeni, uno che ha sicuramente inciso profondamente nelle nostre vite è stato il SARS-CoV-2 e tutte le implicazioni. Quanto ha inciso la pandemia sulla vita degli uomini? Quali sono gli effetti più evidenti sul sesso maschile di cui vediamo ancora le conseguenze? 

        La pandemia, specialmente nelle prime fasi, ha determinato un momento di timore, con la paura di essere infettati dal virus SARS-CoV-2. Certamente questo ha coinvolto anche l’aspetto sessuale. Chi è stato male, spesso poi è dovuto ricorrere alla riabilitazione respiratoria a causa delle polmoniti o alla riabilitazione ortopedica per i disturbi della deambulazione. Ma dal punto di vista propriamente sessuale non c’è stato alcun problema derivante direttamente dal virus. Personalmente ho descritto un primo caso di priapismo, credo l’unico caso in Italia. Le conclusioni però sono state che il fenomeno era dovuto più alla terapia che si usava in rianimazione che agli effetti del virus.

          A distanza di tempo, la pandemia, come dimostrano i dati, è diventata endemica e già da molti mesi le abitudini sessuali sono ritornate proprio come erano prima della pandemia, con tutti i problemi che ne derivano, prime fra tutte malattie sessualmente trasmissibili

          Riguardo alla funzione riproduttiva rispetto agli anni precedenti, con la pandemia c’è stata una diminuzione delle nascite. Come Associazione Andrologi Italiani (ASSAI), abbiamo condotto una ricerca in tre città, Genova, Milano e Torino (il famoso triangolo industriale) e abbiamo dimostrato una diminuzione delle nascite che variavano dal 12 al 25%. 

          8 – Quali sono di disturbi più comuni della sfera intima maschile per le diverse fasce di età?  

          Secondo una ricerca dell’ASSAI, di cui sono Presidente, pubblicata su Urologia, ha riguardato 5.441 questionari (4.000 uomini e 1.441 donne), i disturbi più frequentemente registrati sono stati:

            • Dai 15 ai 22 anni la fimosi (37,0%) e il varicocele (39,0%);
            • Dai 18 ai 35 le prostatiti e le malattie sessualmente trasmesse (27%);
            • Dai 18 ai 35 i problemi ai testicoli (epididimiti, subtorsioni e testicoli mobili) (31%) i tumori (0,5%) e la curvatura congenita del pene (3%);
            • Dai 18 ai 39 la disfunzione erettile (5%) e l’eiaculazione precoce (12%);
            • Dai 40 ai 65 la disfunzione erettile (12%) e l’eiaculazione precoce (5%);
            • Dai 65 in poi la disfunzione erettile (10,7%) e l’eiaculazione precoce colpisce lo 0,5% degli uomini.

            Due considerazioni importanti: la disfunzione erettile è presente a ogni età ma con una incidenza impressionante dopo i 40, soprattutto per l’aumentare degli effetti collaterali delle malattie sistemiche come ipercolesterolemia, diabete, arteriopatie. 

            Ma il vero problema, ormai da anni, è rappresentato dalla chirurgia della prostata per tumore. Nonostante l’introduzione della robotica, non si è verificato un miglioramento significativo nei risultati: solo il 35-40% degli uomini che effettuano interventi laparoscopici e robotivi conserva l’erezione. Tutti gli altri soggetti hanno il disturbo della erezione. Un’altra piccola percentuale, 1-3%, presenta addirittura incontinenza urinaria grave che necessita di intervento chirurgico. Ma il problema più preoccupante, che denuncio da anni, è che spesso le ASL si rifiutano di dispensare le protesi peniene e gli sfinteri artificiali, non essendo inseriti nei LEA. 

            In Italia, la situazione attuale nel campo delle procedure mediche urologiche presenta alcune stime significative, benché non ufficiali in mancanza di un database pubblico dedicato. Nel corso del 2022, si stima che siano state effettuate circa 400.16 prostatectomie, mentre il numero di protesi peniene impiantate si attesta intorno a 400 e gli sfinteri urinari artificiali impiantati ammontano a circa 250

            Per quanto riguarda le necessità potenziali dei pazienti, si stima che nel 2022 circa 12.004 individui in Italia avrebbero avuto bisogno di una protesi peniena, mentre circa 3.201 pazienti avrebbero richiesto uno sfintere urinario artificiale. È importante notare che queste cifre sono stime approssimative e non rappresentano dati ufficiali, evidenziando la mancanza di un registro pubblico che documenti in modo completo tali procedure mediche nel paese.

            Attualmente, sembra che l’Emilia-Romagna sia l’unica regione in Italia a garantire un accesso adeguato ai presidi necessari. In tutte le altre regioni, questi interventi vengono erogati in modo limitato. Tuttavia, è importante notare che tutte le società scientifiche di urologia, sia italiane (SIU), europee (EAU) che americane (AUA), raccomandano l’utilizzo di protesi peniene e sfinteri artificiali in caso di grave disfunzione erettile e incontinenza severa dopo una prostatectomia per tumore.

            9 – Quando e come possiamo affrontare questi piccoli disturbi con i farmaci di automedicazione? Quando invece va chiesto un consulto più approfondito da parte di uno specialista? 

            Poco prima dell’introduzione sul mercato, degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, come società scientifica prima SIA e successivamente ASSAI, ho sostenuto che la possibilità di prescrizione dovrebbe essere estesa anche al medico di base, una posizione che sfortunatamente è stata adottata.

                Tuttavia, in considerazione dell’elevato numero di acquisti online di questi farmaci, con tutti i rischi e le conseguenze associati (riduzione significativa del principio attivo, in alcuni casi addirittura assenza, presenza di impurità negli eccipienti), potrebbe essere opportuno eliminare la necessità di prescrizione. È ormai evidente che tali farmaci non sono pericolosi e, anzi, vengono utilizzati anche per trattare altre patologie come l’ipertrofia prostatica e la fibrosi polmonare. 

              Nel caso in cui il farmaco non produca gli effetti desiderati, è consigliabile consultare il medico di base o uno specialista. Nel caso di liberalizzazione dell’acquisto di questi prodotti nelle farmacie, si potrebbe ridurre notevolmente il mercato dei farmaci contraffatti, un risultato significativo. Lo specialista dovrebbe intervenire solo nel caso in cui i farmaci non risultino efficaci, mentre il primo passo dovrebbe essere rappresentato dall’automedicazione o dall’assistenza del medico di base.

              10 – Gli stili di vita influenzano la salute, anche quella maschile. Quali sono le abitudini che prevengono o che influenzano la comparsa di disturbi legati alla sfera maschile? Dalla sua esperienza e dai suoi studi, evidenzia dei trend particolari al riguardo (complice anche la pandemia o l’inquinamento)?

              Non ritengo che la pandemia abbia causato finora problemi significativi dal punto di vista sessuale e riproduttivo. 

                Tuttavia, gli stili di vita, in particolare il consumo crescente di alcolici, oggi rappresenta la causa più comune di prostatiti tra i giovani. Altro motivo di preoccupazione è l’uso di androgeni, specialmente nelle palestre, poiché spesso ignorato è il fatto che, sebbene aumentino la massa muscolare e la resistenza, riducono il volume testicolare e la produzione di spermatozoi. Anche l’assunzione di droghe è ovviamente dannosa sia per l’apparato riproduttivo che sessuale. 

                Non va trascurato l’impatto dell’inquinamento, come indicato dalla ricerca del Prof. Carlo Foresta su Human Reproduction, che suggerisce una riduzione delle dimensioni del pene di 0.9 cm rispetto ai giovani di 15 anni fa, una diminuzione del 23% del volume testicolare e una conseguente riduzione del numero degli spermatozoi. Lo studio ha anche evidenziato una diminuzione della distanza ano-genitale, associata a variazioni nelle caratteristiche di mascolinizzazione come l’apertura delle braccia, il volume testicolare e le dimensioni del pene.

                11 – Quali sono i miti da sfatare legati ai disturbi maschili?

                È necessario sfatare l’idea che i problemi legati al deficit erettivo siano prevalentemente causati da ansia e stress. In molti casi, tali disturbi hanno origini organiche, mentre ansia e stress sono spesso conseguenti al problema e quindi secondari. Anche l’eiaculazione precoce può derivare da problematiche come prostatiti, frenulo breve, fimosi o parafimosi.

                  Un altro mito da sfatare è la credenza che l’azoospermia, ossia l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale, sia irrisolvibile. È possibile, infatti, effettuare interventi microchirurgici nei casi di azoospermia ostruttiva, caratterizzati da ostruzioni dei deferenti o epididimi, per ripristinare le vie seminali e, di conseguenza, ripristinare la fertilità. Anche nei casi di azoospermia non ostruttiva, tramite l’intervento di microtesi, è possibile recuperare gli spermatozoi nei testicoli, utilizzandoli con successo per la ICSI nel 60% dei casi.

                  12 – Secondo la sua esperienza, quanto la vita di coppia influenza anche l’educazione alla propria salute e quindi la decisione di rivolgersi anche a uno specialista? 

                  Dopo la “rivoluzione degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 la coppia in crisi è diventata più fiduciosa. Così quando la coppia è unita, il problema sessuale viene affrontato sempre assieme e con più successo. E questo senza alcuna differenza di scolarità o ceto sociale. In questi casi i problemi si risolvono prima, anche nei casi più estremi come l’impianto di protesi che, ripeto, è una soluzione estrema ma molto valida e soddisfacente. Al contrario, però, quando all’interno di una coppia sono presenti molti elementi che non funzionano ed esiste anche il problema, allora le terapie funzionano poco…e molto spesso sono anche rifiutate.

                  13 – Ci potrebbe fornire alcuni consigli di prevenzione per la salute maschile per ciascuna fascia d’età?

                    1. Una visita uro-andrologica o, eventualmente, dall’endocrinologo dovrebbe essere programmata intorno ai 15-18 anni, quando ci si attende che il completo sviluppo dei genitali sia concluso, segnando il raggiungimento della pubertà. Fino ai 14 anni, i ragazzi sono solitamente monitorati dal pediatra, ma i controlli successivi dipendono dal medico di medicina generale. Tuttavia, molti genitori potrebbero avere difficoltà a organizzare visite mediche, specialmente in seguito alla pandemia. Pertanto, è compito delle famiglie prendersi cura della salute, compresa quella sessuale, dei propri figli e accompagnarli dal medico quando necessario.
                    2. È fondamentale adottare sempre rapporti sessuali protetti attraverso l’utilizzo del condom, poiché le malattie sessualmente trasmissibili rappresentano sempre una minaccia ed è essenziale proteggersi da esse. Inoltre, è consigliabile considerare la vaccinazione contro l’HPV, sia per le ragazze che per i ragazzi, come ulteriore misura preventiva.
                    3. Per gli uomini, l’autopalpazione dei testicoli rimane un aspetto di grande importanza. È cruciale ricordare che il tumore ai testicoli costituisce la neoplasia più comune tra i maschi nel periodo che va dall’inizio della pubertà fino ai 35 anni. Pertanto, la consapevolezza e la pratica regolare dell’autopalpazione possono contribuire alla tempestiva individuazione di eventuali anomalie e favorire la prevenzione di questa forma di cancro.
                    4. Da subito, e quindi da giovane, è sempre consigliabile una corretta alimentazione che comprenda ogni prodotto, sia vegetale che animale e quindi carne o pesce.  Il problema è non esagerare. Ai giovani, e non solo, si possono concedere uno-due bicchiere di vino bianco bianco o rosso, una due birre al sabato sera. La pasta può essere consentita una volta al giorno con sughi non elaborati, i formaggi e la carne, alternativamente due tre volte a settimana. Frutta soprattutto al mattino e pomeriggio, così come il dolce. Occasionalmente e in certe ricorrenze tutto è permesso, l’importante che non diventi una “brutta abitudine”. Diminuire l’apporto di grassi animali e soprattutto di bevande zuccherate. 
                    5. Praticare sport a tutte le età, ma senza anabolizzanti.