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Cosa mangiare e cosa no in caso di diarrea

Cosa mangiare e cosa no in caso di diarrea

Mal di pancia, stomaco che borbotta, meteorismo. E poi le scariche di diarrea. Si tratta di una sintomatologia che tutti, prima o poi, sperimentiamo dal momento che virus e batteri in grado di determinare questa condizione, ovviamente in chi è in buona salute, possono trasmettersi tutto l’anno attraverso gli alimenti o il contatto tra le persone. 

Le cause più frequenti della diarrea: cibi poco cotti, contaminati o andati a male

Tra le più frequenti cause della diarrea ci sono i batteri nei cibi, che possono entrare nell’organismo anche attraverso alimenti non perfettamente preparati o conservati.

I batteri possono svilupparsi all’interno di un cibo in modi molto diversi. Può accadere, ad esempio, per gli alimenti crudi o poco cotti, come con le carni o pesci o con i vegetali irrigati con acque poco salubri o, più frequentemente, non sufficientemente lavati.

I cibi possono anche essere contaminati durante la preparazione se si manipolano con le mani sporche, se si usa acqua non potabile, se si pone l’alimento a contatto con superfici di lavoro, utensili e contenitori non puliti. 

Anche il calore – rischio certamente più elevato nella stagione calda e per certi alimenti, come quelli a base di uova –  può favorire la proliferazione dei batteri. In tal senso, sempre meglio non tenere i cibi a lungo fuori dal frigorifero e trasportarli, in caso di necessità, al fresco. La crescita dei batteri viene temporaneamente rallentata dalle basse temperature del frigorifero, sufficienti a mantenere sotto controllo lo sviluppo dei germi ma non a distruggerli, tanto che proliferazione che può ripartire non appena la temperatura esterna sale. L’esempio più classico di questi pericoli è dato dalla salmonellosi, che può portare a gravi forme di diarrea con mal di pancia e febbre.

Quali sono gli alimenti più a rischio?

Gli alimenti che possono trasmettere i germi e provocare diarrea sono quasi sempre a base di uova, come creme, gelati, salse. Molto diffusa è l’intossicazione da stafilococco, dovuta fondamentalmente a un’inadeguata preparazione o conservazione dei prodotti. Il più delle volte i fastidi iniziano dopo una breve incubazione di qualche ora e si risolvono in 24-48 ore. La diarrea è il sintomo principale di questa condizione e si può verificare anche quando (per altre forme batteriche da trattare) si verifica un prolungato trattamento con antibiotici. In questo caso infatti il microbiota, ovvero la normale flora batterica intestinale, può essere alterato dall’azione dei farmaci.

I virus intestinali

Non solo i batteri dei cibi possono causare diarrea, ma anche le infezioni virali gastrointestinali. Rotavirus,  adenovirus, virus coxsackie, virus Echo, tanto per citare i più comuni ceppi che possono causare diarrea, sono invisibili “nemici” che determinano un quadro sintomatologico vario che può unire sintomi intestinali a problemi alle vie respiratorie. Infatti, a seconda dell’agente responsabile del quadro, si possono avere dal forte mal di pancia alla diarrea, dalla febbre fino a disturbi respiratori come tosse e mal di gola.

Questo tipo di “doppia azione”  che interessa, quindi, l’intestino come i bronchi e la gola non è tipica di tutti i virus enterici, perché si verifica più comunemente dopo infezioni da virus coxsackie  ed Echo.  In comune tutti questi ceppi virali hanno però altri elementi. Prima di tutto il tempo di incubazione relativamente breve. I sintomi prendono infatti il via entro cinque/sette giorni dal momento del primo contagio. E soprattutto, vista l’estrema diffusibilità di questi virus, molti dei quali passano da un individuo all’altro attraverso il semplice contatto interumano, si può facilmente capire anche come mai tanti casi di gastroenterite tendano a presentarsi quasi contemporaneamente quando si ha occasione di contatto stretto o ripetuto come avviene nelle classi, o in caso di festicciole o altri occasioni di ritrovo.

Come curare la diarrea: farmaci e idratazione

La diarrea può, quindi avere molte forme con meccanismi diversi. Ci sono situazioni che in cui l’intervento del medico è sempre opportuno: nelle intossicazioni alimentari  importanti, come per esempio da salmonellosi, o in casi specifici (diarrea in persone malate, bambini molto piccoli, grandi anziani).  

In genere però, al netto si situazioni specifiche e particolari, quando la diarrea è un disturbo occasionale la prima necessità è quella di alleviare la sintomatologia

In tal senso, un valido aiuto  può derivare dai farmaci di automedicazione ad azione antidiarroica, efficaci nel controllare il sintomo e limitare le possibili “scariche” che comunque sono un modo per l’apparato digerente di rispondere a un’alterazione e così, difendersi dall’attacco di agenti patogeni. 

Tuttavia, quando il sintomo si mantiene o, peggio, si alterna con regolarità a problemi di stitichezza occorre sempre parlarne con il medico per i necessari accertamenti. Per il resto, in caso di diarrea occorre sempre bere (acqua, tè al limone o camomilla sono utili per offrire liquidi senza “alterare” ulteriormente la situazione). Il consiglio vale per tutti ma nelle persone più fragili come anziani e bambini, la diarrea può più facilmente determinare perdite perfuse di acqua e sali minerali fondamentali per l’organismo. Per questo motivo insistere e accertarsi che i più piccoli e i più grandi reintegrino quanto più possibile i liquidi attraverso la dieta. Ma cosa dobbiamo mangiare in caso di diarrea? 

Cosa mangiare in caso di diarrea 

Un tempo, si puntava solamente su riso bollito, molto limone per la sua azione astringente e antisettica, carote e pochi altri alimenti. Oggi per fortuna si può puntare anche su altri cibi. In termini molto generali (ci sono forme che possono richiedere una vera e propria “dieta” studiata come accade in caso di presenza di diverticoli intestinali) chi ama il pane dovrebbe mangiarlo tostato o puntare sulle fette biscottate. Riso e semolino restano sicuramente indicati. Le proteine possono venire da carni magre, pesce lesso o comunque senza aggiunta di grassi. Tra i formaggi bisogna scegliere quelli non fermentati e, tra i salumi, il prosciutto sgrassato o la bresaola. Capitolo verdure: detto che è meglio consumarle cotte, puntate su le classiche carote ma anche patate e spinaci con limone e un pizzico di olio extravergine d’oliva. I frutti, oltre al limone che regna in cucina in queste fasi, banane e mele vanno bene in tutte le stagioni!

Riepilogando, ecco un elenco di cibi che aiutano in caso di diarrea:

  • Pane tostato o fette biscottate (non integrali)
  • Riso o semolino
  • Carni magre
  • Pesce lesso
  • Formaggi non fermentati (ricotta, crescenza, mozzarella, scamorza)
  • Prosciutto sgrassato e bresaola
  • Carote, patate, spinaci (meglio se le verdure sono cotte)
  • Frutti dalle proprietà astringenti mele, banane, limone)

Cosa è meglio evitare a tavola

Attenzione alle fibre. Per quanto sia consigliata l’assunzione regolare di fibre alimentari, nelle giornate in cui c’è diarrea è meglio limitare le possibili scorie che possono accumularsi nell’intestino perché hanno azione sul transito all’interno del viscere e ne accelerano lo svuotamento, tanto da peggiorare la diarrea. Per questo, meglio evitare (solo per qualche giorno) alimenti integrali, a partire dal pane, vegetali crudi e quelli  cotti come cavoli, cavolfiori, broccoli. Controindicati sono anche i legumi. Più in generale, in termini di modalità di preparazione è meglio evitare alimenti fritti, eccessivamente fermentati o comunque intingoli e simili, per i contenuti in grassi, così come le salse piccanti. Tra i frutti, oltre a rinunciare alla frutta secca, conviene limitare quelli molto dolci, le pere, le prugne, l’uva, i fichi e mettere al bando i dolciumi. Proprio i dolci con creme o comunque elaborati vanno evitati, almeno finché l’intestino non ha ripreso i suoi normali ritmi.

Riepilogando, ecco cosa evitare in caso di diarrea:

  • Dolci (soprattutto se elaborati e con creme)
  • Cibi fritti (patatine, melanzane, ecc.)
  • Cibi grassi, piccanti  e speziati
  • Salse e intingoli  
  • Bevande gasate 
  • Pane e alimenti integrali
  • Legumi
  • Verdure crude
  • Cavoli, cavolfiori, broccoli cotti
  • Frutta secca (noci, nocciole, ecc.)
  • Pere, prugne, uva, fichi