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Fido, perché bisogna fare attenzione alla salute, sua e nostra 

Fido, perché bisogna fare attenzione alla salute, sua e nostra
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Avere un amico a quattro zampe significa poter contare su un disinteressato, pressoché totale. Il cane, in particolare, è un animale che davvero può influire positivamente sullo spirito e sul fisico. Non a caso si dice che il cane è il più fedele amico dell’uomo. Vivere con un cane e prendersene cura è un formidabile antidoto contro la solitudine, ci spinge a mantenerci in forma, addirittura, come riporta uno studio apparso qualche fa sula Rivista Circulation, la compagnia di un cane ci aiuta a proteggerci dalle malattie cardiovascolari.

Sul fronte psicologico, quando il nostro cane ci guarda con quegli occhioni pieni di incondizionato, tutto il mondo pare diventare migliore. E ci si sente meglio. Secondo una ricerca giapponese nel corso di questa “corrispondenza d’amorosi sensi” tra il cane e il suo padrone si osserva un incremento che può arrivare anche al 300 per cento dei valori dell’ossitocina, l’ormone tipico dell’ materno, della fiducia e dell’affetto. Anche per l’animale, peraltro, gli effetti sono simili. Nel sangue del cane i livelli di ossitocina appaiono più che raddoppiati: in pratica, tra l’animale e l’uomo si crea, sotto il profilo ormonale, un vero e proprio rapporto d’amore. 

Insomma. domani, in cui si celebra la giornata mondiale del cane, è davvero un giorno di festa in cui celebrare i nostri amici a quattro zampe. Ma ci vuole attenzione, in termini di salute. Senza volerlo, ovviamente, Fido può diventare un veicolo di infezioni per l’uomo che vanno conosciute e prevenute. In questo caso si parla di zoonosi.

Zoonosi cane-uomo: la leishmaniosi

La leishmaniosi è una malattia protozoaria diffusa in tutto il mondo che colpisce uomini e animali, causata da diversi ceppi di Leishmania. Per fortuna il ceppo presente in Italia è poco nocivo per l’uomo, ma è molto pericoloso per il cane, che ne rappresenta il principale serbatoio. Un’efficace della malattia nel cane rappresenta, quindi, anche un intervento in difesa della salute dell’uomo.

La leishmaniosi non è una malattia contagiosa: per la sua trasmissione serve la presenza di un piccolo insetto – il flebotomo o pappatacio – che funge da vettore e può infettare il cane sano o infettarsi dal cane malato. Segni e sintomi della malattia sono molto variabili: accanto a cani che mostrano un quadro clinico molto lieve, altri possono andare incontro a un esito letale, per la diversa risposta individuale del sistema immunitario. È pertanto fortemente consigliato l’uso di prodotti che attuino un’efficace strategia no-feeding (impedire al pappatacio di nutrirsi), come il collare a lento rilascio di deltametrina, che garantisce al cane cinque mesi di elevata protezione dalla puntura dei pappataci.  L’utilizzo dei presidi no-feeding è raccomandato nei cani sani, per evitarne il contagio, nei cani già infetti e “serbatoio” del parassita, per evitare di amplificare l’infestazione attraverso il ciclo cane infetto – pappatacio – cane sano (o uomo). E ovviamente nei cani “viaggiatori” che, se condotti in una zona endemica e qui infettati, potrebbero portare la leishmaniosi anche in zone oggi indenni.

E per noi? A differenza del cane, l’uomo ha un’alta resistenza naturale al parassita, grazie alla maggiore efficienza del suo sistema immunitario. Quindi il rischio di sviluppare la malattia è quindi statisticamente molto basso e riguarda in prevalenza persone con gravi malattie in grado di compromettere il sistema immunitario, come l’infezione da HIV, o in trattamento antirigetto in seguito a un trapianto d’organo.

I soggetti a rischio di zoonosi

In alcune circostanze un cane, e non solo, può diventare un vettore per la trasmissione di infezioni, specie se non si eseguono i necessari controlli dal veterinario. Stando ad uno studio condotto in Nord America, a rischio sarebbero soprattutto le persone che hanno un sistema immunitario indebolito, magari perché hanno fatto la chemioterapia, e più in generale i bimbi piccoli, gli anziani e le donne incinte. Per loro le possibilità di contrarre una zoonosi (si chiamano così le infezioni trasmesse dagli animali) sarebbero più elevate. 

Altre malattie zoonotiche trasmissibili dai cani (e non solo)

I pericoli più diffusi sarebbero l’infezione da , che provocano forti mal di pancia con diarrea, quelle da campylobacter, un germe che si trasmette soprattutto a tavola quando si mangiano carni poco cotte e che provoca sintomi simili, le infezioni da altri batteri che a volte possono risultare resistenti ai comuni antibiotici. 

Da non sottovalutare è poi la possibilità che anche parassiti, come ad esempio il toxoplasma che tanto preoccupa soprattutto durante la gravidanza per le possibili ripercussioni sulla salute del feto, possano passare direttamente dall’animale (in questo caso, soprattutto il gatto) all’essere umano.

Come comportarsi quindi? Conviene sempre evitare contatti diretti, come ad esempio il classico bacio sul “batuffolo” delle narici dell’animale e ricordare che in qualche caso, se non si conosce l’animale, è meglio tenere le distanze, limitandosi, al massimo, ad accarezzarne il pelo (se non si sa di esserne allergici!)

Come prevenire le zoonosi cane-uomo

  • Lavate con cura le . Con un’igiene accurata si può prevenire la maggior parte delle infezioni trasmissibili da animali. Dopo il contatto con l’animale, la sua saliva o le sue feci bisogna sempre lavarsi le con acqua calda. In caso di piccole ferite, occorre un’immediata disinfezione.
  • Eliminate con cura le feci. Anche se a volte non si fa attenzione, la pulizia delle aree in cui si trovano le feci dell’animale è cruciale. Attenzione quindi quando le maneggiate, soprattutto facendo in modo che non rimangano tracce nelle aree in cui giocano i bambini. 
  • Evitate graffi e morsi. È la prima raccomandazione da seguire. In caso di ferite anche minime ricordate di ripulire con cura l’epidermide con acqua calda, e magari anche con un disinfettante. In caso di morso da animali sconosciuti, recarsi al pronto soccorso.
  • Fate visite regolari dal veterinario. Occorre sempre fare in modo che gli animali siano protetti dalle infezioni con le necessarie vaccinazioni e che vengano controllati regolarmente. In questo modo si preserva la loro salute e si diminuiscono i rischi. 

E per quanto riguarda le allergie al pelo del cane?

Molte persone, infatti, sono allergiche al pelo del cane. Si stima che questa forma interessi più di una persona su dieci e ci sono addirittura casi in cui è l’esemplare maschio a indurre i sintomi classici di una allergia respiratoria. Lo dice uno studio italiano che ha preso in esame un antigene (cioè il “colpevole” verso cui il sistema immunitario dell’allergico reagisce) che si collega alla prostata canina. Si chiama Can f 5 ed è l’equivalente dell’ prostatico umano. Il vantaggio di essere allergici solo all’antigene prostatico si traduce in una maggiore tolleranza nei confronti delle femmine e di essere meno sensibili agli allergeni che il cane condivide con altri mammiferi, come ad esempio conigli, cavalli e criceti. In ogni caso va detto che la maggior parte dei soggetti allergici al cane riconosce sia gli allergeni epiteliali che l’allergene prostatico. Secondo le attuali conoscenze, infatti, il cane produce ben sette proteine allergeniche, per lo più di origine epiteliale e la Can f 5 è solo una di queste.

I sintomi dell’allergia ai cani

Anche se alcune persone, pur risultando allergiche agli epiteli di cane non manifestano particolari disturbi a contatto con l’animale, i sintomi tipici di chi soffre di questa allergia sono starnuti, naso che cola, arrossamento, prurito e lacrimazione agli occhi e, in alcuni casi, possono insorgere anche tosse e affanno. Come per tutte le allergie, i sintomi possono essere affrontati, nelle forme più lievi e passeggere, con i farmaci di automedicazione. 

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