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Pesce … ANCHE … d’aprile

Pesce … ANCHE … d’aprile
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Oggi, per tradizione, è il giorno delle burle ma, per una volta, non pensiamo allo scherzo che accompagna questo appuntamento. Non vogliamo infatti riferirci a piccole-grandi marachelle, o a qualche innocente e benevola presa in giro destinata a farci sorridere. Consideriamo invece il primo aprile come un’occasione unica e un po’ sui generis per ricordare quanto mangiare regolarmente pesce possa essere d’aiuto per la salute, soprattutto se pensiamo al pesce ricco di acido grassi. Essi, infatti, svolgono un’azione protettiva non solo nei confronti di cuore e arterie ma per ma del cervello.

Lo dice uno studio apparso su Neurology, condotto da esperti dell’Università del Texas di San Antonio. Stando ai risultati dell’indagine, chi ha più omega-3 nei globuli rossi appare portato ad avere una struttura cerebrale meglio conservata e una più efficace funzione cognitiva, tra i 40 e i 50 anni. Gli studiosi, coordinati da Claudia Satizabal, hanno esaminato, infatti, la relazione tra le concentrazioni di acidi grassi omega-3 nei globuli rossi con la risonanza magnetica e i marcatori cognitivi dell’invecchiamento cerebrale. Dall’indagine, che ha coinvolto oltre 2000 soggetti sani, emerge che chi aveva più omega-3 tendeva ad avere anche un ippocampo più sviluppato: questa struttura del sistema nervoso gioca un ruolo importante nei meccanismi di apprendimento e memoria. Non solo: in chi consumava più omega-3 si è osservata una migliore capacità di seguire percorsi logici e di fare ragionamenti in astratto migliori.

Insomma: gli acidi grassi omega-3 potrebbero giocare un ruolo importante fin da giovani e non solo da anziani. Sia chiaro: è solo uno spunto. Ma se a tutto questo aggiungiamo quanto già si sa sui benefici degli acidi grassi presenti nel pesce, in particolare nel pesce azzurro di casa nostra e non solo, c’è davvero di che riflettere. Consumare pesce, anche d’aprile è una buona abitudine, anche se si hanno difficoltà a prendere sonno. Anche da piccoli. E proprio grazie agli omega-3. Lo conferma una ricerca dell’Università di Oxford pubblicata sul Journal of Sleep Research.

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