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Quando il corpo va in fiamme: il calore e i suoi effetti sull’organismo. Parola al Dott. Brignoli

brignoli

L’infiammazione è un processo riparativo che fa si che l’organismo produca energia e, di conseguenza calore. A innescarlo può essere una lesione o un’infezione, ma oggi sappiamo che l’infiammazione è implicata anche in patologie croniche. Per comprendere meglio cos è l’infiammazione e come gestirla abbiamo intervistato Ovidio Brignoli, Medico di Medicina Generale e Vice Presidente SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie.

Le domande

  1. Parliamo di infiammazioni: cosa sono e da cosa derivano? Cosa succede al nostro corpo?
  2. Quando la pelle scotta come distinguere il calore “buono” da quello cattivo?
  3. E quindi, in caso di infiammazioni, quando è il caso di consultare il medico? Quali sono i segnali di allarme e come riconoscerli? Quali i rimedi a cui ricorrere?
  4. Ci sono individui o particolari fasce di età più soggette alle infiammazioni, che provano maggiore dolore in caso di infiammazioni o in cui le infiammazioni sono più frequenti? Quanto è importante la prevenzione?
  5. Nella sua esperienza quotidiana come ha influito, se ha influito, questo anno di pandemia sull’insorgenza di questi disturbi?

Le risposte

  1. Le infiammazioni sono dei processi riparativi (e dunque positivi) che l’organismo mette in moto quando riceve un insulto, producendo energia e di conseguenza calore. La risposta di tipo calorico era già stata identificata nel 100 d.C., quando Cornelio Celso, scrittore romano, descriveva quattro caratteristiche dell’infiammazione – il tumor (l’ingrossamento dell’articolazione), il rubor (l’arrossamento), il calor (il calore) e il dolor (il dolore). Successivamente, nel 1858, è stata aggiunta la functio laesa, che mette in evidenza il fatto che le modifiche anatomiche che si realizzano nella sede infiammata limitano la funzione della parte del corpo interessata. Nel caso di alcune lesioni, assistiamo all’insorgenza della febbre come risposta infiammatoria: si tratta anche qui di un aumento della temperatura a fronte del quale l’organismo attiva una serie di meccanismi, quali il tremore muscolare o la sudorazione, volti a un abbassamento della temperatura corporea. In generale, possiamo parlare di infiammazioni interne o esterne, dove le interne sono legate a errori genetici alla carenza di ormoni o vitamine a danni ischemici e le esterne determinate da un trauma o da batteri, miceti o virus. Nonostante questa distinzione, il meccanismo che determina l’infiammazione è prevalentemente di tipo vascolare nel caso della infiammazione acuta e di tipo cellulare in quella cronica. Nella infiammazione acuta e cronica sono coinvolti numerosissimi mediatori chimici tra cui ricordiamo le citochine, l’istamina e le prostaglandine.
  2. È molto difficile distinguere un calore buono da uno cattivo. È evidente che una scottatura determina aumento della temperatura esterna della cute ed è un fatto negativo mentre l’attività fisica e la digestione o alcuni fenomeni ormonali determinano aumento della temperatura corporea ma sono fenomeni fisiologici cioè normali. La febbre è certamente il fenomeno più conosciuto e frequente di aumento della temperatura corporea. Molte patologie possono causare febbre. Tali patologie possono essere classificate in infettive (le più comuni), neoplastiche e infiammatorie (reumatiche, non reumatiche e da farmaci). La febbre consiste in una temperatura corporea elevata (> 37,8° C misurata a livello orale o > 38,2° C a livello rettale), o un aumento della temperatura corporea superiore alle normali variazioni circadiane. La febbre si verifica quando il termostato del corpo (situato nell’ipotalamo) imposta una temperatura più elevata, soprattutto in risposta a un’infezione.
  3. Si può ricorrere a farmaci di automedicazione o rimedi tradizionali (come il ghiaccio per le cadute) per infiammazioni comuni quali occhi arrossati per la congiuntivite, piccole ustioni o lesioni, nel caso di contusione o di una infiammazione di qualche parte del corpo a seguito di una caduta che porta poi a un livido e un po’ di tumefazione, o per sintomi generali quali febbre e torpore. In caso tuttavia di febbre alta, se la sua durata è estesa nel tempo o se caratterizzata da picchi, associata a un aumento del battito cardiaco o sensazione di malessere e difficoltà a respirare, è necessario rivolgersi a un medico, poiché in questi casi il fenomeno infiammatorio ha scatenato una serie di reazioni che hanno bisogno di una diagnosi e terapia più approfondita.
  4. Se pensiamo alle infiammazioni che derivano da traumi si può sicuramente agire preventivamente adottando abitudini sane, ovvero alimentandosi in maniera corretta, assumendo alimenti anti-infiammatori, prevenendo rischi di obesità e diabete, e praticando attività sportiva: il movimento infatti, anche grazie alla sudorazione, ripulisce l’organismo rispondendo così al problema infiammatorio. Queste abitudini sono soprattutto da consigliare agli anziani, prevenendo, proprio grazie ad abitudini e a stili di vita sani, l’infiammazione delle cellule, che porta a una degenerazione loro e dell’organismo intero, secondo il fenomeno che si sta affermando sempre più del cosiddetto “inflammaging”, ovvero delle infiammazioni legate all’età avanzata. Inflammaging è la crasi, possibile solo in inglese, tra le parole “inflammation” e “aging” e si riferisce alla relazione tra i processi dell’invecchiamento e l’infiammazione basale cronica, a bassa intensità, spesso presente nelle persone anziane, che è caratterizzata da un’elevata concentrazione sierica di proteina C reattiva e di citochine, comprese le interleuchine 6 (IL-6) e 8 (IL-8)
  5. Per prima cosa, è bene sottolineare come anche il Covid stesso è un fenomeno infiammatorio, poiché il virus entra attraverso le vie respiratorie scatenando, specialmente nei soggetti diabetici e obesi, una tempesta infiammatoria, che può recare danni di tipo cardiaco, respiratorio e cardiovascolare. È dunque fondamentale applicare i sistemi di prevenzione di cui abbiamo parlato prima. La pandemia ha poi determinato un cambiamento radicale nelle abitudini delle persone anche in relazione alla loro salute. Essendo impossibilitate a recarsi fisicamente dal medico, in ospedale o in pronto soccorso, le persone hanno spesso preferito tenersi i propri disturbi, anche per le malattie croniche, e questo potrà avere importanti ricadute nel futuro. Il Covid ci ha poi insegnato l’importanza della prevenzione anche per questo tipo di malattia, rimanendo isolati, lavandosi le mani ed evitando in generale di esporsi al contagio. Infine, il Covid ci ha aiutato a comprendere che quando siamo di fronte a qualcosa di sconosciuto è necessario lavorare tutti assieme per ottenere risultati il più velocemente possibile.