Ciao, sono bollino!

A colloquio con il Prof. Fabrizio Pregliasco

Tempo di lettura: 16 minuti

Virologo, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la dell’Università degli Studi di Milano e Direttore sanitario I.R.C.C.S. Istituto Ortopedico Galeazzi

Per il secondo anno consecutivo, il virus dell’ e quello del Sars-Cov 2 convivranno. Mentre l’anno scorso anche grazie ai dispositivi individuali di protezione, l’influenza ha avuto una bassissima incidenza, cosa accadrà quest’anno? Lo abbiamo chiesto al Professor Pregliasco che, oltre a fornirci un aggiornamento dei possibili scenari per la prossima stagione influenzale, fornisce anche utili di comportamento per affrontare influenza e sindromi da raffreddamento.

  1. Professor Pregliasco, tenendo conto dell’andamento della campagna vaccinale contro il Covid-19, dell’attuale situazione pandemica ma anche del consolidarsi di comportamenti di (uso mascherina, distanziamento sociale) cosa dovremmo aspettarci quest’anno con riferimento alla del virus influenzale? Tenendo conto di quanto accaduto l’anno scorso, anche per la prossima stagione ci si attende una incidenza sotto la c.d. soglia basale? Quante persone si prevede verranno colpite? Quali le novità e le differenze rispetto lo scorso anno?
  2. Si dice che il virus dell’influenza è di tipo epidemico e che il SARS-CoV-2, che è pandemico, lo diventerà. Ci può spiegare meglio che cosa significa?
  3. Nella convivenza tra i due virus, che significato ha oggi la vaccinazione antinfluenzale? Resta utile per la diagnosi differenziale rispetto al Covid-19? 
  4. Cosa cambia per i vaccinati anti-Covid (o per chi ha avuto la malattia)? Ha senso fare il anche se non si è tra le categorie a rischio? 
  5. Tenendo conto anche del consolidarsi di alcune importanti misure di prevenzione da parte dei cittadini, quali restano le raccomandazioni fondamentali per difendersi dall’influenza stagionale? Valgono per tutti allo stesso modo (vaccinati/non vaccinati, persone che hanno avuto il Covid-19)?
  6. A quali rimedi ricorrere in caso di sintomi influenzali? 

Le risposte

  1. L’influenza stagionale ha una sua regolarità ma lo scorso anno, a causa della pandemia da SARS-CoV-2 e delle relative misure di precauzione, non c’è stata una vera e propria stagione influenzale, ma un’incidenza blanda di persone con sintomi parainfluenzali, circa 2,4 milioni  in Italia. E’ evidente che le misure di prevenzione contro il SARS-CoV-2 hanno avuto un ruolo decisivo. L’utilizzo dei dispositivi individuali di protezione, l’accurato lavaggio delle , il distanziamento e le restrizioni che hanno limitato i momenti di socialità hanno, per così dire, messo in ginocchio il virus influenzale limitandone la circolazione, così come è avvenuto anche per tutti gli altri virus che convivono durante la stagione invernale, circa 263. Le previsioni per quest’anno ci permettono di ipotizzare uno scenario leggermente diverso, nonostante la convivenza con il virus SARS-CoV-2: la campagna vaccinale sta avanzando e i livelli delle restrizioni si stanno poco a poco allentando, questi fattori insieme potranno offrire maggiore possibilità al virus dell’influenza di circolare. Ed è questa la differenza più importante rispetto allo scorso anno, con una maggiore circolazione dovremmo aspettarci la possibilità di maggiore incidenza e più casi.Se guardiamo a quello che sta accadendo nell’emisfero australe, la diffusione dell’influenza  è abbastanza limitata ma con maggior impatto, se pur lieve, rispetto allo scorso anno. In particolare, rimane alta l’attenzione legata alla diagnosi differenziale, oltretutto resa complicata dalla variante Delta, ancor meno differenziabile dalle sindromi respiratorie tradizionali. In sintesi, anche quest’anno possiamo aspettarci che le misure di prevenzione e i comportamenti adottati per limitare la diffusione del SARS-CoV-2 avranno un’incidenza sulla diffusione dell’influenza ma rispetto allo scorso anno – dato il progressivo allentamento delle restrizioni – si registreranno con buone probabilità più casi rispetto alla stagione precedente. 
  2. Da un punto di vista epidemiologico ogni malattia infettiva può manifestarsi in diversi modi in base alla velocità di cambiamento e dunque al suo evolversi. Una malattia si considera sporadica quando si manifesta in modo occasionale tra la popolazione, endemica quando c’è una presenza costante con circolazione stabile ed epidemica nel caso in cui l’infezione si diffonde in modo rapido, cronicizzandosi in uno specifico momento temporale e in una particolare area. Con ‘pandemia’ si fa riferimento a una malattia epidemica che ha avuto la capacità di diffondersi in più aree geografiche. Anche l’influenza, ad esempio, ha avuto dei momenti in cui il virus si è presentato in modo molto più forte e diffusivo, assumendo le caratteristiche di una pandemia. In questo caso si è parlato di “pandemia influenzale”, la più recente si è registrata nel 2009 a causa del virus H1N1. Nel caso del SARS-CoV-2, abbiamo assistito a un’evoluzione molto rapida del virus, dovuta alla forte capacità diffusiva, diventando pandemico, con le conseguenze ben note a tutti. In generale, nel quadro epidemiologico ed evolutivo di una malattia è possibile una retrocessione da stato pandemico a epidemico ma va tenuto conto della suscettibilità della popolazione e all’evoluzione della circolazione del virus e, nel caso specifico del SARS-CoV-2 delle diverse varianti. Un’altra particolarità del Covid-19, rispetto ad altre malattie infettive, è che non c’è una vera e propria garanzia di raggiungere l’immunità di gregge, considerato che anche chi è guarito non ha la certezza di evitare un secondo contagio. È attuale dunque parlare di una situazione in cui il virus SARS-CoV-2 continuerà a coabitare con noi, una convivenza che proseguirà anche nel prossimo futuro ma che grazie alla vaccinazione potrà essere più gestibile. 
  3. La vaccinazione antinfluenzale rimane fondamentale perchè costituisce la più efficace strategia di prevenzione dell’influenza. In generale aiuta la risposta immunitaria proteggendo i soggetti più deboli da eventuali complicazione dell’influenza e, in una situazione di convivenza con il Covid-19, certamente è utile anche nella diagnosi differenziale tra i due virus.Vista l’attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione di SARS-CoV-2, l’obiettivo è di espandere quanto più possibile la copertura vaccinale. Da questo punto di vista i dati più recenti sono piuttosto positivi: i numeri sulla vaccinazione della stagione influenzale 2020-2021 mostrano infatti, nella popolazione generale, un sensibile aumento delle coperture, soprattutto tra i soggetti più deboli. Come sempre, è importante considerare che non esiste solo il virus influenzale ma sono ben 263 i virus che convivono durante la stagione invernale, che producono sintomi di diversa intensità. Per parlare di tipica influenza stagionale devono insorgere questi sintomi tipici in concomitanza: febbre oltre il 38°, un sintomo sistemico e un sintomo respiratorio; altrimenti si tratta di virus parainfluenzali. Coloro che hanno ricevuto il vaccino contro il SARS-CoV-2 e sviluppano sintomi influenzali dovranno comunque effettuare un tampone e chi ha ricevuto entrambi i vaccini non può escludere di ammalarsi dato l’alto numero di virus parainfluenzali in circolazione. 
  4. Da questo punto di vista non esistono differenze tra coloro a cui è stato somministrato il vaccino anti-Covid e chi no, tant’è vero che una persona vaccinata contro il SARS-CoV-2 non può escludere la possibilità di sviluppare sintomi influenzali. Il vaccino antinfluenzale è dunque un’opportunità per tutti i cittadini di non ammalarsi, ovviamente per i soggetti a rischio e più fragili la vaccinazione è raccomandata. In generale è importante non sottovalutare i rischi che possono presentarsi nelle persone più deboli, con situazioni critiche: si pensi che la percentuale dei ricoveri in caso di influenza – rappresentata per lo più da soggetti anziani e fragili – si attesta attorno all’1%. Per fare un confronto, nel caso di Covid-19 la percentuale dei ricoveri sale al 4%. Per questo è fondamentale adottare comportamenti responsabili e proteggersi, anche e soprattutto man mano che l’età avanza o se la situazione clinica è delicata. Se allarghiamo il ragionamento all’impatto che gli effetti dell’influenza possono avere, è interessante capire come un approccio responsabile permetta di evitare il sovraccarico delle strutture sanitarie. In questo senso potremmo concludere che il vaccino anti-influenzale continua a rappresentare una forma di protezione collettiva da tutti i punti di vista. 
  5. La prevenzione e un comportamento responsabile sono le leve più importanti da attivare da parte dei cittadini ed è un approccio valido per tutti, che non fa distinzione tra vaccinati/non vaccinati o per chi è guarito dal Covid-19, dato che la copertura ha un termine. Alla base della prevenzione della diffusione dei virus influenzali ci sono in primis le buone norme igienico sanitarie. Ed ecco dunque che le misure per il contenimento del Covid-19 – entrate a far parte della quotidianità degli italiani – si rivelano da questo punto di vista un alleato importante anche per l’influenza; evitare assembramenti e luoghi affollati, lavarsi spesso le mani, utilizzare le mascherine, igienizzare superfici e ambienti: sono precauzioni che valgono anche per la trasmissione dell’influenza stagionale. Oltre a questo, in termini di prevenzione, rimangono validi consigli come prediligere un’alimentazione corretta, cercare di non affaticare troppo il sistema immunitario, mantenendo ad esempio una sana flora intestinale con l’aiuto dei probiotici ed evitare gli sbalzi di temperatura. 
  6. In caso di sintomi influenzali le buone pratiche non cambiano e il valore dell’automedicazione responsabile assume un ruolo fondamentale. La raccomandazione, come ogni anno, è di ricorrere ai in modo corretto e responsabile, utilizzandoli proprio in funzione della portata dei sintomi che si presentano: in caso di febbre, ad esempio sarà indicato affidarsi al paracetamolo, in caso di diversi sintomi allo stesso tempo, a farmaci che contengono più principi attivi da modulare sempre in base all’intensità della sintomatologia. L’obiettivo deve rimanere sempre quello di attenuare i sintomi influenzali e tenerli sotto controllo, senza mai ‘coprirli’ così da poterne valutare l’entità monitorando l’evoluzione della malattia.

Tags