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Aiuto, mio figlio soffre di “scuolite”!

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Aiuto mio figlio soffre di scuolite
Il neologismo, diciamolo, non è particolarmente azzeccato. Il suffisso “ite”, infatti, in ambito medico segnala la presenza di un’infiammazione, come accade ad esempio per la gastrite o per l’artrite. Ma non ci sono dubbi che il termine “scuolite”, pur non significando una risposta infiammatoria nei confronti delle aule e dei corsi scolastici, esprime bene le difficoltà che alcuni bambini presentano oggi quando occorre ritornare sui banchi. Attenzione: contrariamente a quanto si pensa, il problema non è esclusivamente di natura psicologica. O meglio: pur se nasce dalla psiche, la “scuolite” si può manifestare con sintomi vari, che vanno dal classico fino a strane forme di cefalea che non sembrano avere una natura chiara. Insomma, il bimbo affetto da “scuolite” ha in effetti qualche piccolo disturbo. A volte, addirittura, i dolori addominali possono essere una sorta di “vetrina” di un malessere che normalmente si esplicherebbe con il mal di testa. Capita quando si verificano i cosiddetti “equivalenti emicranici”, che provocano sintomi diversi, in particolare a carico della pancia. Questa forma di equivalente emicranico è estremamente tipica dell’età infantile e anche abbastanza comune, tanto da interessare anche tre bambini su cento specie tra i quattro e i dieci anni. I fastidi invece di interessare il capo si concentrano all’addome, con connotazioni  in parte diverse rispetto al “vero mal di pancia”. Ad esempio dolore alla pancia si presenta soprattutto nella zona centrale dell’addome e tende a risolversi da solo entro un’ora, più o meno come potrebbe accadere con un mal di testa. Associati al dolore, ma a volte anche senza che questo sia particolarmente intenso, possono comparire e . Proprio la comparsa di vomito, ovviamente quando questo sia indipendente da eventuali problemi virali o di cattiva digestione, rappresenta un segno di queste forme di emicrania “fuori posto”. Il vomito tende a ripresentarsi con una certa frequenza e le crisi possono durare per più ore. Il quadro, che si mantiene e si manifesta per un certo periodo per poi andare a sfumare da solo, va riconosciuto dal pediatra. E’ infatti proprio insieme al pediatra, che occorre capire l’origine del fenomeno, che ha ovviamente una partenza psicologica per assumere poi dimensioni fisiche. La “scuolite” può assumere davvero forme e caratteristiche varie, a volte anche nello stesso bambino e in periodi diversi. Anche una nausea inspiegabile, una stanchezza che appare invincibile e dolori diffusi e indecifrabili possono essere sintomi tipici di questa condizione. All’origine di questi problemi ci può essere uno stato d’ansia del bambino, magari legato alla vita in famiglia o a paure che si manifestano quando si trova in compagnia di coetanei che lo fanno vivere male. A ricordarlo è una ricerca apparsa su , che segnala come lo stato emotivo del piccolo sia importante. Insomma: parlarne con il pediatra è il primo passo per scoprire le cause e i possibili rimedi del fenomeno psicologico oltre ad avere indicazioni sulla possibilità di dare al bimbo farmaci da banco per attenuare i sintomi. Sta poi a mamma e papà, oltre che ai docenti, aiutare il bimbo a vincere i sintomi della “scuolite”.

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