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Vesciche ai piedi: bucare o non bucare?

Tempo di lettura: 7 minuti
buco o no la vescica

Cosa sono

Si tratta di rigonfiamenti traslucidi della al cui interno si intravede la presenza di un liquido trasparente

Come accorgersi della loro presenza e formazione

Non accorgersi della loro presenza è impossibile perché sono accompagnate da un dolore pungente causato dallo stato acuto di infiammazione del tessuto.

Meno facile è accorgersi della loro formazione: bastano solo pochi  minuti in cui la pelle viene sottoposta a un eccessivo sfregamento con una calza troppo ruvida o una scarpa poco conformata al piede perché scatti il meccanismo infiammatorio che, come avviene ad esempio per la febbre, nasce dalla necessità per il corpo di preservarsi. Le vesciche, infatti, si formano proprio per una reazione di autodifesa: le pelle si irrita, si arrossa e si infiamma a livello dello strato corneo affinché non si rompano i legami che tengono compattate le cellule.
Da qui l’origine del dolore e l’accumulo del liquido interstiziale (la bolla piena d’acqua) che funziona come un provvidenziale cuscinetto morbido che diminuisce l’impatto della frizione.  Se ci si accorge in ritardo della presenza di una o si procede a camminare ignorando il dolore, la bolla di liquido si può riempire anche di sangue a causa della rottura dei piccoli capillari al di sotto dello strato corneo.

Cause

Calzature  scomode e troppo strette e lunghe camminate. E’ questo il cocktail che, a causa dello sfregamento del piede con la scarpa, porta alla comparsa delle dolorose vesciche sui piedi, soprattutto nella zona del calcagno o in prossimità delle dita.

Come affrontarle

Spesso si pensa che la cosa giusta da fare sia “bucare” le vesciche per far uscire il liquido che contengono. In molti casi però questo comportamento, specie se non si tengono presenti alcune accortezze, potrebbe aumentare il rischio di infezioni. Cosa si deve fare allora?

  1. Procedere a un’accurata ;
  2. (stando a quanto riporta la moderna dermatologia) decidere se passare o meno alla drastica misura di “bucare” la bolla per far uscire il liquido è soprattutto questione di misure. Insomma: se la vescica è grande, ha senso drenarla, soprattutto per attenuare il dolore e permetterci di calzare le scarpe. Si tratta di una operazione da fare con grande attenzione, con l’ausilio di una garza e di disinfettante e mai direttamente con le dita  (e comunque lavarsi accuratamente le mani) per evitare il rischio di . L’importante è non lacerare la “bolla” che ricopre la vescica, bucandola sui lati e non al centro. In tal modo, la pelle sulla vescica, può ricoprire la parte colpita e difenderla da infezioni, ma anche dagli effetti di ulteriori sfregamenti;
  3. ci vuole la giusta protezione. Coprire con garze o cerotti morbidi da cambiare spesso dopo essersi lavati le mani, evitandone la compressione

Una volta che una volta che la vescica è guarita, non indossare le scarpe che hanno causato il problema. La maggior parte delle vesciche guarisce da sola. Tuttavia, se il problema si aggrava, con aumento del dolore e comparsa di arrossamento nella zona circostante (e addirittura presenza di pus), si è in presenza di una infezione ed è consigliabile farsi vedere dal proprio medico di famiglia.

Rimedi

I farmaci di automedicazione, sotto forma di trattamenti locali protettivi e ad azione antisettica e antinfiammatoria, sono ovviamente fondamentali per proteggere la pelle e preservarla dal rischio di infezioni, oltre che contrastare il dolore e l’infiammazione. Ma l’importante è puntare sulla prevenzione, che passa attraverso la scelta di calzature morbide, di misura con il proprio piede e adatte, nel caso si pratichi dello sport, all’attività fisica specifica. Altrettanto importante è fare attenzione all’igiene del piede, curando di asciugare bene la pelle prima di indossare calze o scarpe per evitare possibili processi di macerazione che possono favorire la sofferenza dell’. In tal modo si riduce il rischio che si formino infezioni fungine, le cosiddette micosi, spesso causa di ulteriori problemi per l’epidermide.

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