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Curate bene le gengive, proteggerete il cervello

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Avete mai pensato alle vostre gengive? Ebbene, a sentire cosa ne pensano molti italiani il parodonto, cioè il tessuto che circonda il dente, è ancora uno sconosciuto. E c’è chi pensa che la sua infiammazione, ovvero la , sia una forma di . Eppure le parodontopatie che, nel parlare comune, definiamo semplicemente gengiviti, andrebbero riconosciute e trattate nel modo giusto. In termini scientifici la parodontite è un’infiammazione profonda delle gengive provocata dai batteri presenti nella placca dentale non adeguatamente rimossa con una corretta orale con l’impiego regolare si spazzolino, dentifricio e collutorio.

Quando compare, prima di recarsi dal dentista, i di automedicazione possono aiutare nel disinfettare il e nel controllare al meglio i sintomi legati all’infiammazione specie se si fanno particolarmente fastidiosi. Più in generale, bisogna ricordarsi che l’igiene e la della bocca sono molto importanti anche perché, nel tempo, le gengive arrossate e sanguinanti potrebbero avere un impatto sul cerebrale. Addirittura, in chiave preventiva, combattere le malattie del parodonto potrebbe significare allontanare il rischio di malattie neurodegenerative. Lo fa pensare uno studio apparso su Science Advances che mette sotto osservazione un particolare batterio che entra in gioco sia nelle gengiviti sia, questa è l’ipotesi, nella genesi della malattia di Alzheimer. Il nome del batterio è porphyromonas gingivalis. Gli scienziati hanno preso in esame i tessuti cerebrali di soggetti deceduti di Alzheimer, trovando il batterio. E hanno visto che anche nel liquido che scorre tra le meningi, in persone malate ma vive, il patrimonio genetico del germe era comunque presente. Infine in nove casi su dieci nei tessuti cerebrali erano presenti anche tracce di un enzima direttamente prodotto dal batterio: quanto più l’enzima era presente, tanto più aumentavano le proteine tipiche della degenerazione. Insomma: è molto importante conservare la salute della bocca e proteggere le gengive. Anche il cervello, probabilmente, ci ringrazierà.