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Punture di meduse, ma non solo: i pericoli del mare

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“Un tuffo dove l’ è più blu…..”. Lucio Battisti faceva sognare con le sue canzoni. La stagione è quella giusta per nuotare e passeggiare nelle acque azzurre, aiutando così anche la circolazione, specie se non proprio ottimale, a godere dei benefici di un idromassaggio naturale. Ma in alcuni casi, in mare è meglio muoversi con circospezione. Il motivo? C’è il rischio di  fare incontri non proprio salutari, con animali che nel mare vivono e che in qualche modo possono crearci fastidi, anche attraverso contatti “ravvicinati” che sarebbe meglio evitare, come le punture di meduse. Proviamo a vedere insieme cosa fare in caso di “incidenti”. 

Cosa fare in caso di puntura di medusa: i rimedi

Quali rimedi adottare se si è “toccati” da una medusa? La prima regola è certamente quella di “conoscere” il nemico. I tentacoli delle meduse contengono, di solito, una sostanza molto urticante che al contatto con la pelle determina dolore, bruciore, arrossamento della parte toccata dove la medusa lascia spesso una vera e propria impronta e, talvolta, possono comparire ponfi, simili a quelli dell’orticaria. In genere, dopo una mezz’ora il bruciore si riduce  e rimane  solo una fastidiosa sensazione di

Attenzione però: a volte possono anche comparire reazioni ritardate. In questi casi, non ci si accorge quasi dell’avvenuto contatto con la medusa, ma anche mesi dopo possono comparire arrossate, apparentemente senza spiegazione, legate proprio all’incontro ravvicinato. Purtroppo non esistono antidoti specifici per i veleni delle meduse che, tuttavia, sono termolabili, cioè si degradano alle alte temperature (almeno 50 gradi). L’importante quando avviene l’incontro è uscire subito dall’acqua e lavare immediatamente la zona colpita con acqua di mare (e non con acqua dolce), così da diluire in fretta la tossina velenosa prima che raggiunga le zone più profonde della pelle. 

Nel caso poi che qualche tentacolo rimanga attaccato alla pelle è importantissimo ricordarsi di proteggere le altre parti del mentre lo rimuoviamo così da evitare ulteriori contatti pericolosi. Una volta che la pelle sarà pulita e risciacquata con acqua marina, può essere utile applicare un gel con cloruro di alluminio al 5% che ha un effetto astringente oppure dei gel lenitivi con o senza ammoniaca. È bene poi tenere presente che anche i possono rivelarsi d’aiuto per fronteggiare i fastidi, anche oltre il classico “pronto soccorso” sulla . Si possono infatti impiegare preparati ad azione antistaminica, anestetica e antinfiammatoria che possono aiutare a contrastare il bruciore e il prurito. Attenzione però: in alcune persone il “veleno” della medusa può indurre reazioni particolarmente intense, che vanno dal malessere generale fino al vomito o addirittura alla perdita di coscienza: in questi casi è sempre fondamentale rivolgersi al medico. 

Cosa fare in caso di puntura di tracina

Per chi sceglie fondali sabbiosi c’è il rischio di  fare (sgradita!) conoscenza  anche con la spina dorsale della tracina, un che di solito vive in fondali bassi (spesso molto vicina a riva) e appunto sabbiosi.  A rischio sono quindi le tante persone che scelgono di fare acqua-gym per tenersi in forma, o comunque chi ama camminare a lungo nell’acqua bassa. Nell’aculeo della spina della tracina è contenuto un veleno potentissimo che nell’uomo fortunatamente non è letale. Ma questo non significa che la puntura passi del tutto indifferente: la spina della tracina può  causare un dolore tanto intenso da poter determinare, anche se raramente, una breve perdita di conoscenza. Si tratta di casi rari, che però spiegano come occorra temere questo potenziale nemico che se ne sta tranquillo nella sabbia. Nella maggior parte dei casi in ogni modo il problema si manifesta al piede – per ovvi motivi anatomici la parte che più frequentemente viene colpita – che diventa molto gonfio e fa particolarmente male.

Cosa fare dunque in caso di puntura? Proprio perché la tossina della tracina è termolabile potrebbe dare subitaneo sollievo dal dolore mettere il piede nella sabbia calda nell’immediatezza del contatto, o comunque se possibile immergere il piede nell’acqua calda o applicare calore. Occorre disinfettare con cura la zona ed eliminare con attenzione l’aculeo e puntare sui farmaci di automedicazione per la gestione dei sintomi legati al e al dolore. Se i disturbi non si attenuano sempre meglio consultare un medico per valutare se è il caso di prescrivere terapia cortisonica o antibiotica.

Più difficile è invece trovarsi ad affrontare la spina di uno scorfano, perché questo pesce predilige i fondali più profondi e vive soprattutto tra gli scogli. Cosa fare? Anche in questo caso, occorre disinfettare con cura la zona, eliminando l’aculeo e, se possibile, come nel caso della tracina, applicare calore poiché anche la tossina dello scorfano è termolabile.