Prostata ingrossata: sintomi, cause e trattamenti disponibili

Redazione Semplicemente Salute
Tempo di lettura: 9 MIN
Prostata ingrossata: sintomi, cause e trattamenti disponibili

La prostata è una piccola ghiandola, a forma di castagna, che circonda l’uretra, la struttura anatomica in cui passa l’urina. In genere, la prostata non dà segni della sua presenza. Tuttavia, col tempo può aumentare di volume. Ed è allora che si parla di ipertrofia prostatica, condizione appunto caratterizzata dall’aumento di volume della ghiandola prostatica. L’ipertrofia prostatica benigna è una condizione comune negli uomini con l’avanzare dell’età e può influire sulla qualità della vita urinaria. Riconoscerla precocemente aiuta a gestirla al meglio e soprattutto consente al medico di effettuare alcuni controlli che possono aiutare a ottenere risposte precise sull’origine dei disturbi.

Cos’è l’ipertrofia prostatica benigna

È una patologia caratterizzata dall’ingrossamento della ghiandola prostatica. Con il passare del tempo e, quindi, con l’invecchiamento, può dare origine a due tipi di sintomi: ostruttivi e irritativi.

Sintomi urinari più frequenti

Come abbiamo detto, l’ipertrofia prostatica benigna è legata all’incremento delle cellule prostatiche, in particolare nell’area che circonda l’uretra (o canale uretale che permette il defluire dell’urina dalla vescica). I sintomi definiti anche con la sigla LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms) sono ostruttivi quando si ha difficoltà a iniziare la minzione, l’intermittenza di emissione dell’urina, l’incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole e lo sforzo nella minzione.

L’ingrossamento della prostata, infatti, comprime l’uretra, ostacolando il flusso urinario e causando i sintomi ostruttivi. Inoltre, il deflusso più difficoltoso dell’urina a causa della deformazione dell’uretra e, a volte anche del collo della vescica, dove si deposita l’urina prima di essere emessa, può generare irritazioni e infiammazioni.

Fra i sintomi irritativi si annoverano la frequenza nell’urinare, che è detta pollachiuria, la nicturia, cioè un aumentato bisogno durante la notte, l’urgenza (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata) e il bruciore ad urinare. In caso di ipertrofia, quindi, diventa più difficile fare pipì normalmente ma si sente frequentemente lo stimolo di andare in bagno. Il quadro, per le sue caratteristiche, va affrontato dal medico anche per evitare di giungere a complicanze serie. Nei casi più gravi si può arrivare addirittura a danni alla vescica e ai reni. Inoltre, l’ipertrofia prostatica può portare a vere e proprie crisi di “blocco” dell’emissione di urina, che possono richiedere il posizionamento di un catetere o un intervento chirurgico.

Cause e fattori di rischio

A determinare una maggior incidenza dell’ipertrofia prostatica è soprattutto l’età, visto che questa condizione interessa in particolare (ma non esclusivamente), i maschi over 50 con una prevalenza che cresce con l’aumentare degni anni. In termini generali, i mutamenti ormonali possono essere all’origine del quadro, che si concretizza negli anziani in presenza di variazione nella disponibilità del testosterone e conseguente aumento della quota estrogenica. In particolare, l’aumento del DHT (diidrotestosterone) appare importante: questo composto ha infatti un ruolo nello sviluppo e nel mantenimento della prostata, con particolare riferimento all’ipertrofia prostatica benigna. Inoltre, a favorire l’insorgenza del quadro sono la predisposizione genetica, eventuali altre malattie concomitanti e lo stile di vita: la sedentarietà e il sovrappeso, insieme a diabete e ipertensione, sembrano rappresentare ulteriori elementi di rischio.

Va altresì ricordato che in alcuni casi l’ipertrofia prostatica può associarsi anche a difficoltà di erezione per tre diversi fattori concomitanti:

  1. alterazione del trofismo e della funzionalità del pene e della prostata, legata alla scarsa ossigenazione dei tessuti;
  2. calo della produzione di ossido nitrico che influisce direttamente sull’erezione;
  3. incremento dell’azione dell’adrenalina sulla muscolatura liscia, sia del collo della vescica che delle arterie che irrorano la zona pelvica.

Quando intervenire: interventi e terapie

Oltre alla visita specialistica, esistono altri esami che confermano grado ed entità dell’ipertrofia prostatica e vanno prescritti dal medico, anche per distinguere il quadro da altre patologie. In genere, si procede all’esplorazione rettale e a una un’ecografia transrettale, che viene effettuata attraverso una sonda rilevatrice inserita nel retto. Questo esame rispetto alla semplice esplorazione consente di ispezionare completamente la ghiandola anche nelle sue parti anteriore e centrale. È spesso utile anche un test chiamato uroflussometria, un’indagine del tutto indolore che misura il getto dell’urina, normalmente ridotto quando la prostata è “ingrossata”.

In chiave preventiva, sono fondamentali i controlli mirati come la valutazione del PSA (Antigene Prostato Specifico). Una volta fatta la diagnosi il medico può procedere con trattamenti farmacologici e/o terapie poco invasive. È il caso di procedure endoscopiche, di terapie con vapore acqueo per eliminare l’eccesso di tessuto ghiandolare o di terapie che riducono l’afflusso di sangue alla ghiandola. Ovviamente, caso per caso, deve essere lo specialista urologo a definire il percorso terapeutico più indicato.

Occorre però ricordare che il benessere della prostata dipende molto anche dalle nostre abitudini.

Prevenzione

In termini anche preventivi conviene innanzitutto fare attenzione alla dieta. È ottimale il modello mediterraneo che prevede di consumare almeno 5 volte al giorno una porzione di frutta e verdura, riducendo i grassi di origine animale e sfruttando i benefici dell’olio extravergine d’oliva.  Importante è anche tenere sotto controllo il peso, modificando regolarmente la posizione e non rimanendo a lungo seduti mentre l’attività fisica deve diventare una consuetudine.

Importante è bere frequentemente acqua, evitando invece l’abuso di alcolici e di bevande addizionate con acido carbonico come la coca cola. In presenza di sintomi, sempre a tavola, sarebbe utile ridurre al minimo l’introito di alimenti che possono avere un’azione irritante come ad esempio salumi, peperoncino, spezie, uva, cibi piccanti e carni particolarmente elaborate. Oltre a prestare attenzione agli sport che possono risultare traumatici per la prostata come bicicletta ed equitazione, tenete presente anche di curare l’igiene intima e gli indumenti, che non debbono essere eccessivamente aderenti e di tessuto che lasci traspirare la cute. Inoltre, bere tanto resta fondamentale per evitare infiammazioni urinarie, favorite dal ristagno dell’urina.

Leggi anche: Igiene intima (per lei e per lui): come prendersene cura nel modo corretto

FAQ – Domande frequenti sulla prostata ingrossata

1. Quali sono i sintomi della prostata ingrossata (ipertrofia prostatica benigna)?

La prostata ingrossata, o ipertrofia prostatica benigna, provoca principalmente disturbi urinari (LUTS). I sintomi ostruttivi includono difficoltà a iniziare la minzione, flusso urinario debole, intermittenza, sensazione di incompleto svuotamento della vescica e bisogno di sforzare per urinare. I sintomi irritativi comprendono invece pollachiuria (bisogno frequente di urinare), nicturia (stimolo notturno), urgenza e bruciore. Nei casi più gravi possono verificarsi ritenzione urinaria o complicanze a carico di vescica e reni.

2. Quali sono le cause e i fattori di rischio della prostata ingrossata?

La causa principale dell’ipertrofia prostatica benigna è l’invecchiamento, soprattutto dopo i 50 anni. I cambiamenti ormonali, in particolare l’aumento del diidrotestosterone (DHT) e le variazioni tra testosterone ed estrogeni, favoriscono l’ingrossamento della ghiandola. Tra i fattori di rischio rientrano predisposizione genetica, sedentarietà, sovrappeso, diabete e ipertensione. In alcuni casi, la condizione può associarsi anche a difficoltà di erezione.

3. Quali sono i trattamenti disponibili per la prostata ingrossata?

Il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna dipende dalla gravità dei sintomi. Dopo visita urologica ed esami come PSA, ecografia transrettale e uroflussometria, il medico può proporre terapie farmacologiche o trattamenti mininvasivi, come procedure endoscopiche o terapie con vapore acqueo per ridurre il tessuto in eccesso. Nei casi più complessi può essere necessario un intervento chirurgico. Fondamentali sono anche prevenzione e stile di vita sano, con dieta equilibrata, attività fisica regolare e corretta idratazione.

Per saperne di più: Società Italiana di Urologia – SIU (https://siu.it/ipertrofia-prostatica-benigna).

Disclaimer medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono in alcun modo il consulto medico. In caso di dubbi o sintomi persistenti, consultare sempre il proprio medico o farmacista.
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