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Malassorbimento intestinale: i sintomi e le cure

Malassorbimento intestinale: i sintomi e le cure

di Federico Mereta, giornalista scientifico

Le manifestazioni dal malassorbimento intestinale possono essere diverse. Si va dal classico mal di pancia, con i dolori derivanti dalle contrazioni intestinali, fino alla sensazione di avere l’addome gonfio, a problemi nella digestione che appare lenta e prolungata, a dolori di stomaco, fino alla diarrea.

A prescindere dal modo in cui si presentano, tuttavia, le varie condizioni che conducono a malassorbimento vanno indagate assieme al medico. Perché, se è vero che in certi casi i fastidi sono solo passeggeri, magari legati a un evento eccezionale come una vera e propria overdose di cibi e grassi, quando i problemi si mantengono nel tempo occorre indagare anche sottoponendosi a test specifici, secondo le indicazioni del medico. Perché sono davvero tante le casistiche che possono provocare difetti nell’assorbimento dell’intestino.

Come assorbiamo i cibi? 

Tutto inizia dalla bocca. Masticare bene e lentamente è fondamentale per preparare gli alimenti a entrare nello stomaco, dove avviene la prima grande trasformazione. Quanto ingerito diventa progressivamente semiliquido. Lo stomaco ha una forma a J e ha il compito di raccogliere gli alimenti che scendono dalla bocca e smistarli attraverso il piloro nel tubo intestinale. Nella mucosa gastrica ci sono circa 35 milioni di piccolissime ghiandole che secernono circa un litro e mezzo di succo gastrico ogni giorno, assicurando così la digestione degli alimenti. La secrezione aumenta proprio durante la fase digestiva, quando cioè lo stomaco è pieno di alimenti. Dallo stomaco, il processo digestivo prosegue, prima nel duodeno e poi nel cosiddetto digiuno, per chiudersi con la valvola ileocecale, che divide l’ileo, ultima parte dell’intestino tenue, dall’intestino crasso. L’intestino tenue può essere lungo anche sette metri ed è fondamentale per l’assorbimento di molti principi alimentari. L’assorbimento, via via sempre più ridotto, prosegue fino all’inizio del cieco vale a dire la parte iniziale dell’intestino crasso.

Lo “snodo” più importante nel processo di assorbimento avviene comunque nel duodeno, e più precisamente nella seconda parte di questo tratto. In quel punto infatti vengono immessi nel tubo digerente i succhi pancreatici e la bile di provenienza epatica. Oltre alla neutralizzazione dell’acido di provenienza gastrica, queste sostanze contribuiscono a “sezionare”, fino alle molecole più semplici ed assorbibili, grassi, zuccheri e proteine, che proprio dal tenue, assieme alle vitamine e a molti sali minerali, passano nel corpo umano. Nella prima parte del colon, infine, si conclude l’assorbimento dei liquidi, in particolare dell’acqua. 

Cosa si intende per malassorbimento intestinale

Cosa significa malassorbimento? In pratica si parla di una condizione che può assumere caratteristiche diverse ed è legata a una incompleta o comunque carente assimilazione dei principi nutritivi degli alimenti, siano essi macronutrienti e, quindi, carboidrati, lipidi o proteine o siano piuttosto micronutrienti come sali minerali o vitamine. Visto che all’origine delle cause del malassorbimento possono esserci condizioni molto diverse tra loro, con il coinvolgimento in processi come la digestione corretta o l’assorbimento dei principi alimentari, ecco che comprendere cosa accade e dare un significato ai sintomi è molto difficile. Esistono infatti diverse forme di malassorbimento, con quadri che possono riguardare solamente determinati principi nutritivi o essere più ampi. Per questo occorre il parere del medico se i problemi permangono nel tempo, mentre in presenza di segni e sintomi occasionali di sofferenza delle vie digestive un aiuto può venire dai farmaci di automedicazione.

I sintomi del malassorbimento intestinale

In una situazione così complessa come quella che si verifica nell’apparato digerente, anche i sintomi legati alla problematica possono variare anche perché diverse sono le cause che li creano. In termini generali, si può dire che possono esserci sostanze nutritive che non vengono assorbite e quindi creano problemi al loro passaggio, così come carenze nutrizionali che si instaurano nel tempo proprio per l’insufficiente assorbimento di nutrienti. Venendo ai sintomi e ai segni più comuni, questi dipendono anche e soprattutto dal tipo di sostanza nutritiva non assorbita:

  • Diarrea – In caso di malassorbimento ci può essere una diarrea che si mantiene nel tempo, con feci di cattivo odore specie se esiste un malassorbimento per i grassi.
  • Problemi cutanei – Se sono carenti le proteine, invece, si tende ad avere problemi cutanei, perdita di capelli e gonfiori alle caviglie per accumulo di liquidi.
  • Stanchezza e affaticamento – Se non si assorbe il ferro si può avere stanchezza con affaticamento al minimo sforzo per l’anemia e altri problemi.
  • Problemi ai denti – Se si è poveri di magnesio e altri minerali si possono verificare crampi o altri problemi, anche con aumento del rischio di problemi dei denti.

E tanti altri ancora sono i segni e i sintomi possibili in caso di malassorbimento. Per quanto riguarda i disturbi addominali il malassorbimento può determinare, oltre che diarrea, mal di pancia, dolori diffusi, meteorismo con gonfiore addominale e flatulenze

Quali malattie possono causare malassorbimento?

Le sindromi dal malassorbimento sono spesso quadri complessi e non sempre interessano esclusivamente l’intestino. Se è vero, infatti, che ci sono quadri patologici capaci di influire sulla normale funzione delle strutture deputate ad assorbire i nutrienti, come la celiachia o i deficit di specifici enzimi che dovrebbero agire sulla mucosa intestinale, è altrettanto innegabile che infezioni intestinali o anche esiti di interventi chirurgici o addirittura patologie di pancreas o fegato possono manifestarsi proprio con carenze nell’assorbimento dei nutrienti. Non bisogna poi dimenticare che anche alterazioni del microbiota, ad esempio legate in seguito a un prolungato trattamento antibiotico, possono determinare temporanei stati di difficoltà nell’assorbimento di specifici nutrienti, così come del resto accade se si è (veramente) intolleranti al lattosio o se si abusa di farmaci. L’importante, in ogni caso, è lasciare che sia il medico a definire la situazione. anche perché per una diagnosi corretta di malassorbimento esistono esami specifici, che vanno fatti su richiesta del curante per poter iniziare precocemente il trattamento e limitare i rischi. 

Come si affronta la sindrome da malassorbimento

Per capire come trattare il malassorbimento è fondamentale riconoscere sia le modalità della carenza di assorbimento di uno o più nutrienti sia l’impatto diretto o indiretto che questa condizione può avere sul benessere dell’apparato digerente e dell’interno organismo. Caso per caso il medico può determinare la strada migliore per risolvere i fastidi e compensare eventuali carenze. Una volta accertati i meccanismi che determinano la situazione, quindi, si può procedere con l’approccio più indicato caso per caso. 

Ovviamente, in caso di celiachia o intolleranza al lattosio occorrono approcci dietetici specifici che passano attraverso l’eliminazione degli alimenti che possono contenere i principi nutritivi che non sono “sopportati” dal paziente.

In termini generali, con il trattamento si punta soprattutto a reintegrare ciò che manca perché non assorbito, con integratori o enzimi, oltre ad evitare gli alimenti che possono scatenare le crisi. I farmaci di automedicazione in questo percorso possono essere d’auto per lenire i sintomi, nell’ambito di un approccio globale che deve passare attraverso le indicazioni del medico. Sul fronte delle buone abitudini, in ogni caso, è meglio puntare anche a prevenire i problemi, per quanto sia davvero difficile. Si sa che abusare di lassativi o sottoporsi a terapie protratte con antibiotici, se non indicate dal medico, può aumentare il rischio di sviluppare malassorbimenti. Quindi attenzione: non esagerate con i farmaci e soprattutto ricordate che la terapia antibiotica va sempre prescritta dal medico e seguita per il tempo necessario. Il fai da te, oltre che controproducente, può essere anche pericoloso. Per sé e per gli altri.