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Digestione lenta, perché si digerisce male e cosa fare

Digestione lenta, perché si digerisce male e cosa fare
Tempo di lettura: 4 minuti

Sapete la storia di Tom? Proviamo a raccontarvela. Era il guardiano del laboratorio di un grande ricercatore, Harold G. Wollf, uno dei padri della medicina psicosomatica. Tom aveva una particolarità anatomica molto curiosa, ovvero una fistola, cioè un condotto anomalo, che metteva in corrispondenza lo stomaco con la pelle dell’addome. Questa anomalia anatomica dava l’opportunità di vedere direttamente come reagiva l’apparato digerente agli stimoli esterni. Per questo, Wollf iniziò a studiarlo e si accorse che, quando rimproverava Tom, la produzione di acido nello stomaco aumentava, si modificava la circolazione e i muscoli si contraevano. Così, tra i tanti disturbi cui andava incontro il malcapitato, c’era anche la cattiva digestione. O meglio, gli alimenti, specie quelli più elaborati e con intingoli vari, rimanevano per ore all’interno dello stomaco soprattutto quando Tom era soggetto a tensione emotiva. La vicenda di Tom ci fa capire quanto e come lo stress può incidere sui tempi della digestione, con conseguente comparsa di fastidi. 

La digestione lenta è spesso il sintomo cardine della dispepsia funzionale, cioè una condizione sintomatica in assenza di danni patologici o lesioni. Il termine dispepsia, che deriva dal greco e significa appunto, “digestione difficile”, indica, più propriamente, una condizione caratterizzata da sintomi ricorrenti (gonfiore, nausea e vomito, acidità, dolore gastrico e, appunto, digestione lenta) a carico di diverse parti del tubo digerente, localizzati a livello dello stomaco e del primo tratto dell’intestino.

In presenza di dispepsia i farmaci di automedicazione possono essere di grande aiuto ma, in ogni caso, ciò che conta è capire come può insorgere la dispepsia, e con essa, la digestione lenta e come prevenirla, non solo contrastando lo stress, ma anche con sane abitudini, a partire dalla tavola.

I sintomi della digestione lenta

Anche se non si sa bene il perché, in autunno i problemi digestivi legati al rallentamento dei processi all’interno dello stomaco appaiono in crescita, come tutte le patologie gastroduodenali. Ed è anche per questo che, quando si parla di dispepsia, i mesi che avvicinano all’inverno prevedono una sorta di “raccomandazioni”, soprattutto sul fronte dei mutamenti delle abitudini alimentari dopo l’estate. Come detto, si parla di dispepsia funzionale se alla digestione lenta si associano altri fastidi, come ad esempio, meteorismo, sensazione di peso sullo stomaco, sonnolenza post prandiale e, soprattutto, dolore addominale.

Il dolore, che compare spesso dopo un pranzo ma non solo, può essere dovuto a un’alterazione della mucosa o dei “movimenti” della prima porzione del tubo digerente in assenza di lesioni. Quando il mal di stomaco, sia esso vero dolore o piuttosto un bruciore è ricorrente oppure si ripresenta costantemente in alcuni periodi dell’anno (primavera ed autunno), non va sottovalutato. Potrebbe essere il segnale di un’ulcera, di una gastrite o magari di un disturbo importante della motilità gastrica. In presenza di sintomi ricorrenti la situazione va indagata proprio per accertare la presenza o meno di lesioni al fine di capire se la digestione lenta è una conseguenza o meno di una patologia sottostante (dispepsia secondaria vs dispepsia funzionale).

Ad ogni modo, nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto nelle persone altrimenti sane, un leggero dolore di stomaco può essere solo segnale di “stress” (si dice, infatti che lo stomaco è il nostro secondo cervello) o derivare da libagioni eccessive. Quando il pasto è troppo abbondante e/o pesante, lo stomaco può essere messo a dura prova a tutte l’età con la comparsa di fastidi (appunto, nausea, pesantezza, acidità e bruciore) di natura occasionale.

I cibi da evitare in caso di digestione lenta

Combattere lo stress è importante. Ma bisogna fare attenzione a non “creare” tensione emotiva stravolgendo le abitudini alimentari per prevenire la digestione che rallenta. Insomma, non ci si deve ridurre a mangiare in bianco per mesi. Conviene comunque limitare gli alimenti che possono stimolare il superlavoro dello stomaco e conseguentemente la produzione di acido come il caffè, le bevande gassate, il brodo, gli estratti di carne, il cioccolato e la frutta secca. Meglio evitare anche i cibi “irritanti”, come pepe, chiodi di garofano e senape. Ma è soprattutto sul fronte dei condimenti e dei cibi iper-lavorati che occorre la massima attenzione. Per non appesantire lo stomaco affaticato conviene ridurre i piatti troppo elaborati, fatti di sughi, intingoli e fritti. E soprattutto è importante “disperdere” gli alimenti non solo nei tre pasti canonici. Bisogna invece lasciare spazio anche a spuntini per mantenere sempre “attivo” lo stomaco, e dilazionare meglio nel tempo la fatica dell’organo. Infine, conviene cercare di mettere da parte gli alcolici, specie nel momento in cui ci sono fastidi. 

Rimedi contro la digestione lenta: farmaci da banco su misura per i sintomi

Occorre sempre fare riferimento al medico quando i sintomi come la digestione rallentata si mantengono per alcuni giorni, specie se si associa ad altri disturbi. Qualche esempio? Il dolore che persiste o si accentua nonostante la terapia; vomito continuo che non si arresta; perdita di sangue, sia per bocca che per via rettale. Altro capitolo è quello della diarrea, specialmente se associata a febbre alta e che non si placa con probiotici o farmaci antidiarroici. 

Se il problema è soprattutto legato al mal di stomaco (il rallentamento nello svuotamento gastrico diventa in questo senso un segno di un corteo di fastidi più ampio) occorre selezionare i farmaci in base al disturbo predominante. L’acidità può essere agevolmente neutralizzata con i farmaci antiacidi, che hanno il compito di “tamponare” l’eccesso di acido cloridrico, o ridurla all’origine con medicinali che invece agiscono direttamente sulla secrezione delle ghiandole. Quando invece il dolore si manifesta con cattiva digestione e nausea si possono impiegare farmaci di automedicazione, detti procinetici che aumentano la motilità della muscolatura dei visceri, accelerano i tempi di transito e favoriscono lo svuotamento dello stomaco. Per combattere aerofagia e meteorismo si possono assumere sostanze che assorbono il gas in eccesso (i cosiddetti adsorbenti intestinali). 

Occorre fare attenzione, comunque, a non protrarre troppo a lungo queste terapie e a ricorrere al medico se si notano perdita di peso, difficoltà a deglutire, feci scure e sangue nel vomito. Occorre anche ricordare che i farmaci antiacidi possono alterare l’assorbimento di altri medicinali, che quindi vanno assunti a distanza, e che alcuni procinetici non vanno impiegati in chi soffre di alcune condizioni, come ad esempio crisi epilettiche, emorragie o blocco intestinale.

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