Trauma acustico: sintomi, cause e cosa fare

Redazione Semplicemente Salute
Tempo di lettura: 11 MIN
Trauma acustico: sintomi, cause e cosa fare

Il trauma acustico si verifica quando un suono troppo intenso genera un improvviso deficit uditivo danneggiando l’orecchio e provocando dolore e fischi. Conoscere cause e rimedi è fondamentale per evitare conseguenze permanenti.

Cos’è il trauma acustico e come si verifica

Esiste un livello che viene definito di comoda udibilità del suono. Si attesta tra i 50 e 65 decibel e corrisponde grosso modo alla normale soglia di conversazione. Ai cosiddetti suoni normali si associano però, quotidianamente rumori improvvisi e violenti di diversa entità e “pericolosità” per il benessere uditivo: una sirena per strada, la musica sentita in cuffia ad altro volume piuttosto che il rombo di un jet in fase di decollo (che ci esporrebbe a un suono di oltre 130 decibel) rappresentano rumori forti per l’orecchio ma quando è che si può parlare di trauma? 

Innanzitutto, bisogna distinguere tra un trauma acustico cronico e uno acuto. Il primo si verifica in caso di esposizione continua e ripetuta nel tempo a livelli eccesivi di rumore. In caso di trauma cronico, chi ne soffre può avvertire sgradevoli fischi alle orecchie fino a un progressivo abbassamento dell’udito (cosiddetta ipoacusia). 

Si parla invece di trauma acustico acuto quando l’apparato uditivo subisce l’esposizione a rumori fortissimi e intensi, come ad esempio un’esplosione, la prossimità a una cassa acustica in un concerto o in discoteca, una condizione di lavoro senza le dovute precauzioni. In caso di trauma acustico acuto può generarsi una lesione all’orecchio con un repentino danneggiamento delle cellule ciliate che hanno il compito di favorire la trasmissione degli stimoli uditivi al cervello e l’incapacità di percepire i suoni. Anche un trauma diretto al capo può danneggiare il timpano e l’orecchio interno, causando un deficit acustico improvviso.

Così l’orecchio recepisce i suoni

L’orecchio è responsabile oltre che dell’equilibrio, dell’udito. Ma come è fatto e come funziona questo organo fondamentale? Anatomicamente l’orecchio è diviso in tre parti: orecchio esterno, medio e interno.

L’orecchio esterno è un lembo di cartilagine che fa da confine a un condotto lungo poco meno di tre centimetri. Questo canale è disseminato di peli e ghiandole che producono cerume, sostanza che frena l’entrata dei germi e dei granelli di polvere verso l’interno. 

L’orecchio medio, pieno d’aria, è fondamentale per la trasmissione dei suoni. In presenza di un rumore, le onde sonore, infatti, fanno vibrare prima il timpano, la sottile membrana che separa l’orecchio interno da quello medio, per poi far vibrare i tre ossicini del martello, dell’incudine e della staffa che favoriscono il passaggio del suono all’orecchio interno dove c’è la chiocciola, simile alla tastiera di un pianoforte, che ha il compito di trasformare i suoni in segnali nervosi, che verranno poi decodificati dal cervello. 

Sintomi tipici del trauma acustico improvviso

Se soggetto a un suono fortissimo, specie se ad alta frequenza, l’orecchio può danneggiarsi. Classicamente, dopo lo stordimento provocato dallo stress uditivo, può comparire un      acufene che tende a permanere anche dopo l’esposizione al rumore. Si tratta di un fischio, o comunque di un forte ronzio, che si percepisce nell’orecchio. A fianco di questo disturbo ci può essere quella che gli esperti chiamano ipoacusia. Si tratta di un calo della capacità uditiva temporaneo o, nei casi più gravi (e rari), permanente. Tecnicamente, come ricorda la terminologia anglosassone, si parla di TTS (Temporary Threshold Shift) o PTS o Permanent Threshold Shift

Più in generale, in seguito a un trauma acustico, si può avere la sensazione di avere l’orecchio ovattato o tappato esattamente come quando ci tuffiamo in acqua e i suoni diventano attutiti. A volte il danno va anche oltre l’apparato uditivo, coinvolgendo la psiche: possono manifestarsi anche ansia, quadri di depressione reattiva, addirittura problemi a carico dello stomaco e dell’intestino, solo per ricordare alcuni degli organi che possono essere intaccati dal danno improvviso dell’udito.

Cosa fare in caso di trauma acustico acuto

La prima strategia resta sempre la prevenzione, soprattutto per chi è esposto abitualmente a rumori intensi (ambienti di lavoro, concerti, utilizzo di macchinari). In queste situazioni è fondamentale indossare protezioni acustiche adeguate, come tappi per le orecchie o cuffie antirumore, e mantenere, quando possibile, una distanza di sicurezza dalle fonti sonore più intense.

Se però il trauma acustico si verifica improvvisamente, ad esempio dopo un’esplosione, un colpo di arma da fuoco, un’esposizione a un suono molto forte, o un qualsiasi tipo di incidenti accaduto vicino all’orecchio, il primo intervento da adottare è mettere immediatamente a riposo l’orecchio. Questo significa allontanarsi dal rumore e garantire un periodo di silenzio e riposo uditivo, evitando ulteriori esposizioni sonore, anche a volumi moderati (musica, cuffie, ambienti rumorosi).

Nella maggior parte dei casi, il danno è temporaneo e i sintomi – come ovattamento dell’udito, fischi o ronzii (acufeni) – tendono a migliorare rapidamente, spesso entro le prime 24 ore. Tuttavia, se il miglioramento non avviene, oppure se il calo uditivo è marcato, gli acufeni sono persistenti o compare dolore all’orecchio, è fondamentale rivolgersi tempestivamente a uno specialista in otorinolaringoiatria (ORL) per una valutazione approfondita.

Trattamenti, guarigione e tempi di recupero

Lo specialista ORL, attraverso una visita accurata, valuta la presenza e l’entità del danno, verificando ad esempio se sono coinvolte strutture come il timpano o l’orecchio interno. Per quantificare l’eventuale perdita uditiva, può essere eseguito un esame semplice e non invasivo: l’audiometria.

Il test audiometrico dura pochi minuti e si svolge in una cabina insonorizzata per escludere interferenze esterne. Il paziente indossa delle cuffie e segnala all’operatore la percezione dei suoni a diverse frequenze e intensità. Questo esame consente di misurare la soglia uditiva, fornendo un dato oggettivo sull’eventuale ipoacusia causata dal trauma acustico.

Sulla base dei risultati, il medico stabilisce il percorso di recupero, che varia da caso a caso. Nella maggioranza delle situazioni il recupero è progressivo e completo, ma se il disturbo persiste nel tempo, il problema può diventare, seppur raramente, permanente. In questi casi possono essere presi in considerazione trattamenti più complessi, fino all’eventuale indicazione all’uso di protesi acustiche, sempre sotto stretta supervisione specialistica.

Trauma acustico cronico e ipoacusia permanente

Nei casi di trauma acustico cronico, il danno all’apparato uditivo può evolvere in una ipoacusia permanente, una condizione che può avere conseguenze importanti sulla qualità della vita, soprattutto nelle persone anziane. Un calo uditivo significativo, se non adeguatamente riconosciuto e trattato, può infatti diventare altamente invalidante.

La riduzione dell’udito favorisce progressivamente l’isolamento sociale, la perdita di interessi e una diminuzione dell’autostima, fino a predisporre allo sviluppo di disturbi dell’umore, come ansia e depressione. L’ipoacusia cronica non influisce solo sulla sfera relazionale, ma nel tempo può associarsi anche a disturbi cognitivi, interessando memoria, attenzione e comprensione verbale, fino a determinare quadri di apparente confusione mentale.

A conferma di questo legame, una ricerca condotta dagli esperti della Keck Medicine dell’Università della California del Sud e pubblicata su JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery ha evidenziato che gli adulti con ipoacusia che utilizzano apparecchi acustici o impianti cocleari risultano più attivi socialmente e meno isolati rispetto a chi non ricorre a queste soluzioni. Il mantenimento di una buona stimolazione uditiva contribuisce infatti a preservare la stimolazione mentale, riducendo il rischio di solitudine, declino cognitivo e demenza.

L’isolamento legato alla difficoltà nel percepire suoni e parole può inoltre favorire un aumento di ansia e depressione, ed è stato associato anche a processi di infiammazione cerebrale e a possibili alterazioni della struttura del cervello. A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto spesso sottovalutato: chi sente meno ha un maggiore rischio di cadute, poiché l’udito contribuisce all’equilibrio, alla postura e all’orientamento nello spazio. La ridotta capacità di percepire gli stimoli uditivi ambientali può quindi aumentare la probabilità di incidenti e, nei soggetti più fragili, di fratture, come quella del femore.

Trauma acustico: domande frequenti

Che cos’è il trauma acustico e quali sono le cause principali?

Il trauma acustico è un danno all’orecchio causato dall’esposizione a suoni molto intensi. Può essere acuto, quando avviene in modo improvviso (esplosioni, concerti, colpi ravvicinati), oppure cronico, in caso di esposizione prolungata a rumori elevati, come in alcuni ambienti di lavoro.

Quali sono i sintomi del trauma acustico?

I sintomi più comuni del trauma acustico includono fischi o ronzii alle orecchie (acufeni), sensazione di orecchio ovattato e calo dell’udito temporaneo o, nei casi più rari, permanente. Possono comparire anche dolore, ansia e difficoltà di concentrazione.

Cosa fare subito in caso di trauma acustico acuto?

In caso di trauma acustico acuto è fondamentale allontanarsi immediatamente dal rumore e garantire un periodo di riposo uditivo. Se i sintomi non migliorano entro 24 ore, oppure se il calo uditivo o il dolore sono significativi, è necessario rivolgersi tempestivamente a uno specialista ORL per una valutazione e gli esami necessari.

Fonte: Social Outcomes Among Adults With Hearing Aids and Cochlear Implantshttps://jamanetwork.com/journals/jamaotolaryngology/fullarticle/2835836?guestAccessKey=695ead65-030f-4728-9905-0008ed4d073f&utm_source=For_The_Media&utm_medium=referral&utm_campaign=ftm_links&utm_content=tfl&utm_term=070325.

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