Quando senti stanchezza persistente e debolezza senza apparente motivo, potrebbe essere carenza di ferro. Questa condizione è più frequente di quanto si pensi e può influire significativamente su energia e benessere generale. La carenza di ferro è una condizione in cui l’organismo non ha ferro sufficiente per produrre emoglobina, la proteina che trasporta ossigeno nel sangue, portando potenzialmente all’anemia. Riconoscerla è fondamentale per intervenire in modo corretto. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) relativi al 2019, la prevalenza di anemia nelle donne italiane in età riproduttiva (15-49 anni) è pari a circa il 13,6%. Negli uomini il fenomeno si manifesta eventualmente in età più avanzata. Pur se presente nel nostro organismo in piccole quantità, il ferro è un minerale indispensabile per la nostra salute perché coinvolto in diverse funzioni vitali. Tra queste, si ricorda, in particolare, che il ferro è un costituente essenziale dell’emoglobina, fondamentale per trasportare l’ossigeno in tutto l’organismo, della mioglobina, contenuta nel muscolo striato, e dei citocromi, contenuti soprattutto nelle cellule epatiche, e che contribuisce all’equilibrio del nostro metabolismo energetico. Il nostro corpo immagazzina, in condizioni normali, circa 4-5 grammi di ferro, di cui ne viene persa ogni giorno una quantità pari circa 1,4 milligrammi nelle donne e 0,8 mg negli uomini. Questa perdita viene però reintegrata attraverso l’alimentazione e, nel caso si vada incontro a una momentanea carenza, essa viene compensata dalla mobilitazione e messa a disposizione delle “scorte di ferro”, immagazzinato principalmente sotto forma di ferritina.
Stando alle ricerche però, una parte consistente della popolazione – in particolare donne in età fertile e in gravidanza, anziani e sportivi – non riesce ad assumere una quantità ottimale di ferro ed è a rischio di sviluppare una carenza. Questo succede non solo perché non si introduce ferro a sufficienza nell’organismo ma anche perché il ferro alimentare ha una biodisponibilità variabile e comunque non elevata: nelle carni, nel pesce e in altri prodotti di origine animale il ferro si trova in una particolare forma chimica, chiamata ferro “eme” o emico, che viene ben assorbita (mediamente nella misura del 20%), mentre il ferro contenuto nei vegetali presenta una struttura diversa – il ferro “non eme” – il cui assorbimento è in alcuni casi inferiore all’1%.
Inoltre, la carenza di ferro sovente può derivare dal fatto che il ferro viene perso in eccesso come avviene, per citare i casi più tipici e che spiegano anche perché il fenomeno è prevalentemente femminile, in caso di parto naturale o di cicli mestruali abbondanti o lunghi. Ci sono poi situazioni che implicano un aumento del fabbisogno di ferro. Questo accade in chi fa sport di resistenza caratterizzati da allenamento intenso che richiede maggiore ferro per garantire ossigeno ai muscoli. Tuttavia, lo stress ossidativo indotto dal forte sforzo fisico fa aumentare i livelli di un ormone, l’epcidina, che ostacola l’assorbimento del ferro generando il rischio di carenze. Inoltre, la richiesta di ferro da parte dell’organismo aumenta durante la crescita, l’adolescenza e in caso di gravidanza, periodo durante il quale il fabbisogno di ferro raddoppia. Questo accade perché il ferro è fondamentale per la placenta, per la crescita del feto e per la produzione dei globuli rossi da parte del midollo materno, poiché in questo periodo la quantità di sangue aumenta di circa il 50-70%. Per altro, nelle donne anemiche, la sideropenia si associa a un aumentato rischio di emorragia post-partum con gravi conseguenze per la riabilitazione, oltre che un maggior rischio di mortalità. Se si considerano questi fattori, non sorprende che l’anemia sideropenica, ovvero il calo dell’emoglobina legato alla carenza di ferro, sia più comune nelle donne in età riproduttiva. Oltre che donne, bambini, soprattutto sotto i 5 anni, e sportivi, la carenza di ferro può interessare anche gli anziani, soggetti fragili che spesso devono già fare i conti con numerose altre patologie preesistenti e che, proprio a causa di queste problematiche, possono presentare un’anemia non solo carenziale, legata, a volte, una alimentazione non adeguata, specie se vivono da soli ma anche da patologia cronica. Capita sovente che gli anziani assumano cronicamente farmaci, alcuni dei quali potrebbero influire sull’assorbimento del ferro.
Sintomi della carenza di ferro: come riconoscerli
La carenza di ferro non sempre dà sintomi forti e chiaramente riconoscibili. A volte i segni della carenza possono essere aspecifici o sfumati e, almeno inizialmente, non immediatamente riconducibili a uno stato carenziale. Tuttavia, occorre mettersi in guardia se si affronta una fortissima astenia, e quindi se si ha difficoltà nello svolgere qualsiasi compito fisico, oppure quando ci si sente deboli senza spiegazioni, spesso in associazione al pallore del volto tipico delle persone anemiche. Un altro campanello di allarme è la tachicardia, non legata all’attività fisica, ma alla necessità di aumentare la quantità di ossigeno disponibile per i tessuti. Non vanno poi sottovalutati una cefalea che non sembra avere motivi scatenanti, insieme a vertigini e capogiri frequenti, così come una glossite, ovvero un’infiammazione della lingua, senza spiegazioni. Anche la fragilità delle unghie e la perdita di capelli possono indicare che il ferro potrebbe non essere disponibile a sufficienza.
Diagnosi e trattamento della carenza di ferro
Per diagnosticare correttamente l’anemia sideropenica è necessario effettuare gli esami del sangue e valutare alcuni parametri del sangue: i livelli di emoglobina, la grandezza dei globuli rossi, i livelli di ferro, ferritina, transferrina e il valore delle piastrine. È fondamentale effettuare controlli periodici di tali parametri perché la carenza di ferro se non riconosciuta e trattata può evolvere in anemia. Sarà il medico che, preso atto dei risultati delle analisi, indicherà la cura più adeguata che, in genere consiste nell’assunzione integrativa di farmaci indicati in caso di stati carenziali di ferro. Si ricorda che, in ogni caso, anche in chiave preventiva, è sempre importante seguire un’alimentazione varia e controllata, in cui vengano inclusi alimenti ricchi di ferro sia di origine vegetale (legumi, frutta a guscio e secca, vegetali a foglia verde) che animale (fegato, carni rosse e bianche, pesce, molluschi, crostacei, tuorlo d’uovo), quest’ultimi fondamentali per il ferro emico. Il fabbisogno giornaliero di ferro varia non solo in base all’età, ma anche in base al sesso. Secondo le tabelle dei LARN (Livelli di Assunzione Giornalieri Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana) stilate e aggiornate dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la dose raccomandata di ferro per l’uomo adulto ammonta a 10 milligrammi al giorno, mentre per la donna in età fertile sale a 18, perché con le mestruazioni aumenta il fabbisogno, mentre dopo la menopausa la dose raccomandata si allinea a quella dell’uomo.
Domande frequenti
Quali sono i primi segnali di una carenza di ferro?
I sintomi iniziali includono stanchezza persistente, debolezza senza motivo apparente, pallore e difficoltà a concentrarsi. Se noti questi segnali per più di due settimane, consulta il tuo medico.
Come si distingue una carenza di ferro da altri tipi di anemia?
Solo gli esami del sangue possono distinguere la carenza di ferro dagli altri tipi di anemia. Il medico valuta i livelli di emoglobina, ferritina e ferro per una diagnosi precisa.
È possibile curare la carenza di ferro con la sola alimentazione?
Se la carenza è lieve, un’alimentazione ricca di ferro può aiutare. Nei casi più importanti, il medico può prescrivere integratori di ferro per reintegrare le scorte corporee in modo più rapido ed efficace.
Quanto tempo ci vuole per recuperare da una carenza di ferro?
Il tempo di recupero varia da persona a persona e dipende dalla gravità della carenza. In genere occorrono alcune settimane, talvolta mesi, prima che i livelli tornino alla normalità.
Gli integratori di ferro hanno effetti collaterali?
Gli integratori possono causare fastidi gastrointestinali come nausea, stitichezza o diarrea. Consulta il farmacista o il medico per scegliere la forma più tollerabile e gli orari di assunzione.
Per saperne di più: https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/iron-deficiency-anemia/symptoms-causes/syc-20355034; https://www.nhs.uk/conditions/iron-deficiency-anaemia/.

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