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Dal medico di famiglia, ascolto e attenzione

Dal medico di famiglia, ascolto e attenzione

Fiducia. È una parola chiave nel rapporto medico-paziente. Ognuno di noi sa di trovare nel proprio medico di medicina generale una persona che ascolta e consiglia, in un modo unico. Questo si riflette sulla nostra adesione a scelte di vita più salutari, a tavola e con un’attività fisica regolare, nell’abbandono del fumo, nel controllo del consumo di alcolici. Si tratta solo di esempi ma che fotografano la realtà.

Anche se non è vero per tutti, in moltissimi casi, il nostro medico è la persona che sa tutto della nostra salute e ci può aiutare in caso di bisogno anche nel seguire trattamenti che si protraggono nel tempo e che noi  a volte, più o meno volontariamente, fatichiamo a seguire. È il medico di medicina generale che ha, o dovrebbe avere, il “termometro” della nostra attenzione alla prevenzione, al rispetto delle tappe in cui dobbiamo puntare su esami che consentano di avere una diagnosi precoce in caso di malattie da affrontare il prima possibile, alla necessità di essere “aderenti” ai trattamenti che ci ha prescritto.

Su questo fronte, quello dell’aderenza alle terapie, l’essere indisciplinati, mette davvero a rischio la nostra salute. E dobbiamo migliorare, ascoltando quello che il medico ci dice di fare come se fossimo davvero degli alleati: questo è possibile solo instaurando un rapporto fiduciario  e continuativo. Quando non c’è questa “comunione” nel tempo, resa più facile anche dai moderni strumenti di collegamento a distanza, si può ingenerare frustrazione sia nel medico che viene in qualche modo escluso dalla gestione della nostra salute e di un’eventuale malattia, sia in noi, che magari ci ritroviamo in una condizione di malessere e non sappiamo come comportarci e ci sentiamo “ abbandonati”. Le due parole chiave, in questo rapporto che necessariamente deve essere a due vie e non solo da parte del curante, sono ascolto e attenzione. Non dimentichiamolo mai.