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Non c’è solo l’effetto placebo, ma anche l’effetto nocebo

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I , per loro stessa definizione, sono la cui efficacia e sicurezza sono dimostrate scientificamente e possono pertanto essere utilizzati senza la ricetta del per gestire i piccoli e momentanei disturbi, generalmente in acuto. Anche per questi farmaci, tuttavia, l’esperienza scientifica ha dimostrato che l’effetto placebo, inteso come il verificarsi di un miglioramento di una certa condizione patologica grazie alla sola convinzione di assumere una sostanza con potere curativo, esiste e agisce secondo meccanismi non sempre chiari.

Ad esempio una apparsa qualche tempo fa sul British Medical Journal e condotta all’Università di Harvard a Boston, mostra come anche la via di somministrazione di una sostanza placebo potrebbe avere effetti sull’efficacia del trattamento. Gli studiosi hanno infatti verificato che, nei malati colpiti da cronico alle braccia, si evidenziavano maggiori benefici quando questi venivano trattati con sostanze inerti somministrati per via parenterale (per via intramuscolo o endovenosa), rispetto a quando la stessa sostanza veniva somministrata sotto forma di compresse.

Ma, oltre a essere stata dimostrata l’esistenza del placebo, in alcuni casi potrebbe verificarsi l’esatto opposto: il cosiddetto effetto nocebo. Quest’ultimo consiste nella manifestazione di effetti collaterali lontani e generalmente non correlati al farmaco somministrato. A dimostrarlo vi è una ricerca pubblicata su Archives of Internal Medicine, che ha preso in esame studi condotti utilizzando statine (medicinali utilizzati per abbassare i livelli di ) e placebo. Tra il 4 e il 26% dei soggetti sottoposti al trattamento ha abbandonato le ricerche per il verificarsi di effetti indesiderati legati alla sostanza somministrata seppure, di fatto, il principio attivo non fosse stato assunto. Tra i disturbi più frequentemente citati come causa di abbandono dello studio clinico ci sono il e il dolore addominale.