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Stress ai tempi del COVID-19: parola al Prof. Piero Barbanti

Piero Barbanti
Tempo di lettura: 12 minuti

La pandemia da Covid-19 ha trasformato abitudini e stili di vita e questo ha portato a un aumento dei livelli di stress e ansia tra gli italiani (qui la di Semplicemente Salute), sia sul piano individuale che collettivo. Grazie all’approfondimento con il Prof. Barbanti, Professore di Neurologia presso Università San Raffaele di Roma, capiremo come affrontare questo periodo di stress e quali farmaci di automedicazione utilizzare.

Stress: come gli italiani stanno affrontando lo stress in questo periodo caratterizzato dalla pandemia di Covid-19. Tutte le domande e le risposte su un tema che quest’anno porta con sé nuovi interrogativi.

  1. Professor Barbanti, facciamo chiarezza: ci può dare una definizione di stress? Che cosa è? È vero che può essere buono o cattivo?
  2. Il lavoro, la famiglia, la vita sociale: ogni aspetto della vita può essere fonte di stress. Come riconoscere i campanelli d’allarme? Quando rivolgersi al proprio ?
  3. Gli antichi dicevano mens sana in corpore sano: che cosa succede al nostro corpo quando la mente risente di ansia e stress? Quali i sintomi più comuni? Uomini e donne ne risentono allo stesso modo? 
  4. La pandemia da Covid-19 sta trasformando abitudini e stili di vita. Secondo la sua esperienza, come sta incidendo la pandemia nei livelli di stress degli italiani, sia sul piano individuale che collettivo? 
  5. Che effetti possono avere sul nostro le condizioni particolari che ci troviamo a vivere (scarsa socialità, limitazione negli spostamenti, precarietà, etc)? Come affrontare questo potenziale periodo di stress prolungato?
  6. Esistono attività – pur con le limitazioni attuali – che consiglia per mantenere sotto controllo i livelli di stress? Esistono cibi che possono alleviare lo stress o, al contrario, favorirlo?
  7. Esistono di automedicazione utili nella gestione dei piccoli disturbi correlati allo stress?

Le risposte:

  1. Lo stress è una reazione normale dell’organismo che si verifica quando le condizioni esterne a noi cambiano. Questa reazione parte dal cervello quando ci si trova di fronte a un imprevisto. Una situazione inattesa attiva, infatti, un meccanismo a catena secondo il quale le informazioni arrivano all’ipotalamo che attiva l’ipofisi, che a sua volta attiva il surrene, il quale libera cortisolo, ovvero l’iniezione di energia che ci consente di reagire con prontezza a un problema. Esistono diversi tipi di stress, quello buono e quello cattivo. Lo stress buono permette di compiere azioni specifiche che ci fanno superare i problemi ed è quello che ci ha permesso di conservare la specie. Si parla, invece, di stress cattivo quando la reazione che determina lo stress non è strettamente legata al fattore scatenante, ma si attiva per un nonnulla e rimane attiva nell’arco di tutta la giornata determinando, di fatto un abbassamento della soglia di scatenamento dello stress. 
  2. Lo stress parte dal cervello e diventa una risposta ormonale, mediata dal cortisolo che chiama a raccolta le capacità di reazione de nostro organismo e lo stimola. Quando questo processo si prolunga nel tempo, il cortisolo provoca danni di tipo infiammatorio e ossidativo all’organismo. I campanelli di allarme sono rappresentati da quei sintomi che non hanno una base organica consistente, sono generalmente vaghi, non dimostrabili e persistenti. Spesso il paziente stressato per spiegare la sintomatologia ricorre all’espressione “come se” – ad esempio, come se mi sentissi un costante sulla testa, come se sentissi i nervi tesi. Nel caso si soffra di stress per 10/15 giorni consecutivi, è importante rivolgersi al proprio medico.
  3. I sintomi più diffusi riguardano l’area celebrale: difficoltà a concentrarsi, sensazione di tensione, sonno non riposante e mal di testa. I sintomi non legati al cervello sono generalmente tensione muscolare, respiro corto e affannato, variazione (o percezione di variazione) del battito cardiaco, alterazione dei quantitativi salivari, bruciore allo stomaco e disturbi legati alla sfera sessuale. Tra uomo e donna, a soffrire maggiormente di stress è sicuramente quest’ultima, per due ragioni. Da un lato alla donna sono delegati sempre più compiti – lavoro, casa e figli – che portano a maggiori situazioni di stress. Dall’altro sussiste un meccanismo neurofisiologico: il cervello delle donne va più veloce e sfrutta maggiormente la velocità del cervello in condizioni di necessità, “affaticandolo” di più. L’emisfero destro e quello sinistro sono molto più interconnessi nelle donne rispetto agli uomini.  
  4. La pandemia ci ha fermato e ci ha messo di fronte a una condizione: la solitudine. Saperla affrontare nel modo giusto può rappresentare un enorme vantaggio, ma la solitudine può anche costringerci ad affrontare problematiche che nel periodo pre-lockdown venivano nascoste dalla frenesia quotidiana. C’è stata una quota di soggetti ansiosi in cui il Covid-19 non ha determinato un peggioramento dell’ansia: un soggetto ansioso è sempre pronto al pericolo e quando si presenta si organizza al meglio. Dall’altra parte, sono emersi nuovi ansiosi, soggetti che si sono trovati di fronte a un nuovo scenario che ha scatenato situazioni di stress.
  5. Il Covid-19 rappresenta un nemico comune a tutti e per questo può costituire una grande opportunità: il pericolo comune porta le persone a unirsi, a farvi fronte in maniera collettiva, generando la cosiddetta ‘sincronizzazione emotiva’. All’inizio si è verificata, ma non è stata adeguatamente sfruttata. Inoltre, in questi mesi ci siamo trovati di fronte a una infodemia senza precedenti che ha generato, pensieri intrusivi, poiché siamo stati continuamente messi davanti a numeri e immagini che “bloccano” la capacità del cervello di immaginare, creare e pensare al futuro, di andare oltre il problema attuale.
  6. Praticare, dove e come possibile, un’attività motoria è sicuramente importante, poiché in quel caso l’attività cerebrale è subordinata a quella fisica. Un’altra attività che può essere di grande aiuto è leggere un buon libro, in particolare su carta stampata. La lettura impone al nostro cervello di sognare e rallentare, di produrre immagini diverse da quelle che vediamo sugli schermi tutto il giorno. Riguardo gli alimenti, per prevenire situazioni di stress, alcol e caffè sono sicuramente da limitare. Essi sono infatti i due più potenti e antichi psicofarmaci della storia, e “si insinua” nel cervello, il secondo è un potente psicostimolante. Infine, stress vuol dire infiammazione: per una anti-stress è bene limitare tutti i cibi contenenti grassi saturi che aumentano i livelli d’infiammazione. In questo senso seguire una buona è il miglior antidoto.
  7. Si, esistono farmaci di automedicazione utili per la gestione dei sintomi da stress. In primo luogo quelli che facilitano il sonno poichè nel sonno il cervello si autoricarica e si prepara ad affrontare possibili situazioni stressanti in maniera sistematica. Per attenuare i sintomi dello stress, possiamo trattare l’iperacidità gastrica con un gastroprotettore o con un farmaco anti-acido, per ridurre la tensione nervosa possiamo assumere farmaci a base di acido valerianico, in caso di mal di testa può essere utile assumere un farmaco ad azione antinfiammatoria e analgesica. L’automedicazione non è importante solo nel momento in cui si presentano i sintomi, ma serve a distogliere l’attenzione dalle problematiche derivanti dallo stress. Soffrire ricorrentemente di stress, infatti, può portare a quello che viene chiamato disturbo da sintomi somatici o disturbo da ansia di malattia, che una volta era definito ipocondria.

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