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Allergia all’acqua: una situazione rara ma possibile

Allergia all’acqua: una situazione rara ma possibile
Tempo di lettura: 3 minuti

Le chiamano orticarie fisiche. O a volte, inducibili. Sono quelle forme di orticaria cronica che appaiono inspiegabili, ma hanno una ragione o, meglio, una causa scatenante. Capita, ad esempio, con l’orticaria dermografica, nella quale basta strofinare la pelle per indurre la comparsa di un pomfo lineare, rosso e pruriginoso, tanto da riuscire quasi a “scrivere” sulla cute, oppure con le forme da freddo, da caldo e da pressione. E poi c’ anche l’orticaria da acqua. Non ci credete? Sappiate che esiste, e si chiama tecnicamente “orticaria acquagenica”. I sintomi in questa forma compaiono dopo essersi lavati o essere venuti a contatto con l’acqua.

Cos’è l’orticaria acquagenica e quali sintomi provoca

Appare davvero difficile pensare che si possa essere allergici all’acqua, anche considerando che il corpo umano è fatto per la maggior parte proprio da acqua. Ebbene, anche se si tratta di una forma davvero rara (mai dimenticarlo), sappiate che questa forma di allergia è legata alla pelle, visto che le persone che ne sono affette non hanno alcuna problematica legata al bere l’acqua. Il problema nasce quando si verifica il contatto tra acqua ed epidermide, e probabilmente deriva (questa è una delle teorie più accreditate) dall’interazione che si crea tra acqua e sebo, ovvero, tra lo strato oleoso che viene prodotto dalle ghiandole presenti sulla pelle e l’acqua. In persone predisposte dall’incontro tra sebo e acqua nascerebbe, quindi, una risposta immunitaria impropria e, con essa, la liberazione di istamina, che è poi all’origine dei disturbi classici di questa e altre forme di orticaria.  Di conseguenza, in presenza di un’orticaria acquagenica possono comparire arrossamenti, piccole macchioline sulla pelle, prurito, sensazione di fastidio.  In particolare, in questa forma di orticaria i ponfi ricordano le punture di zanzara: sono piccoli e fortemente arrossati. In genere, i sintomi si manifestano entro una mezz’ora dal contatto con l’acqua e tendono a scomparire in brevissimo tempo, una volta eliminato l’agente scatenante. La diagnosi va sempre posta da un medico specialista, dopo una visita adeguata ed eventuali esami di conferma. 

I rimedi e i consigli per gestire l’allergia all’acqua

In termini di cura, nei rarissimi casi di orticaria acquagenica la soluzione passa attraverso l’eliminazione del contatto diretto con l’acqua. Ovviamente la persona che ha avuto questa diagnosi può bere e consumare alimenti che contengono acqua, ma deve prestare attenzione al contatto. Se questo avviene, la comparsa dei segni e dei sintomi dell’orticaria è abbastanza frequente, considerando che i fastidi possono manifestarsi anche dopo il contatto con acqua di mare e indipendentemente dal Ph dell’acqua stessa.  Attenzione va anche prestata al sudore. Ci sono infatti persone che diventano allergiche al proprio sudore, con la comparsa di arrossamenti e prurito quando ci si trova esposti a climi caldo-umidi. 

Sul fronte delle terapie, i farmaci da banco ad azione antistaminica assunti per via topica locale o per via generale possono aiutare a contenere i disturbi. Va anche ricordato che, a prescindere dai rarissimi casi di orticaria acquagenica, occorre sempre prestare attenzione alla pelle che reagisce all’esposizione a saponi e detergenti aggressivi. Per questo, per tutti, in caso di pelle secca o di dermatiti non sono indicati frequenti bagni e docce con acqua calda e uso di saponi aggressivi e shampoo sgrassanti. Per chi è particolarmente sensibile e ha la pelle secca e delicata poi, i fastidi possono essere acuiti dagli indumenti stretti o che non lasciano traspirare la pelle.

In caso di dermatiti da contatto, non esagerate con la pulizia!

Chi è predisposto all’allergia e a dermatiti da contatto, andando oltre la rara orticaria acquagenica che rappresenta un quadro ben definito, dovrebbe quindi prestare attenzione ai saponi aggressivi o eccessivamente profumati. A mettere in guardia su questo fronte sono gli specialisti dell’ACAAI (American College of Allergy, Asthma and Immunology). 

Una curiosità, infine, per la prevenzione nei bambini. Se in famiglia avete casi di allergia e volete proteggerli, fate in modo che si lavino il giusto (soprattutto in estate), ma soprattutto che non esagerino con saponi e schiume da bagno eccessivamente aggressivi. Secondo una ricerca pubblicata qualche tempo fa sulla rivista Archives of Disease in Childhood e condotta da ricercatori dell’Università di Bristol su 11.000 bambini, infatti, la troppa igiene può anche rivelarsi nemica della salute e contribuire a far sviluppare non solo eczemi cutanei, ma anche problemi respiratori. Lo studio è stato condotto controllando una così vasta popolazione pediatrica eventuali manifestazioni cutanee o respiratorie, con controlli ai sei mesi, ai due anni e mezzo e ai tre anni e mezzo di età. Per “misurare” l’igiene si è considerato il numero di volte che ai piccoli si lavavano le mani e che si faceva loro il bagno. Risultato: ogni incremento di un punto sul livello di igiene sarebbe correlato con una crescita del quattro per cento del rischio di sintomi asmatici. 

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