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Cosa ci succede in caso di troppo caldo ed eccessiva esposizione al sole

Cosa ci succede in caso di troppo caldo ed eccessiva esposizione al sole

Estate, la stagione in cui il caldo la fa da padrone ed è necessario difendersi. Come? Evitando di muoversi nelle ore di massima insolazione, vestendo con indumenti freschi che lascino traspirare la pelle (vanno benissimo le magliette o le camicie di cotone) bevendo per compensare le perdite di liquidi e sali minerali attraverso il sudore. Inoltre, bisognerebbe evitare di fare sforzi eccessivi quando l’umidità ambientale è molto elevata. Infatti, forse più degli stessi gradi che indica il termometro, spesso è anche il tasso di umidità che ci fa sudare e ci rende il caldo estivo a volte intollerabile.  L’importante, in ogni caso, è proteggersi. Così si evitano problemi per la salute dalla semplice insolazione che provoca stanchezza e il classico mal di testa da eccesso di esposizione oltre ovviamente ai fastidi sulla pelle come scottature ed eritemi.

Come l’organismo si difende contro il caldo eccessivo

A formare il centro del raffreddamento partecipa un gruppo di cellule nervose dell’ipotalamo – un organo interno del cranio – che registrano gli stimoli decodificati da altre strutture del sistema nervoso e forniscono le indicazioni al corpo per eliminare il calore in eccesso. Individuarle è pressoché impossibile. Sono cellule quasi impercettibili, all’interno del cranio. E formano il centro del raffreddamento. Grazie al loro sistema di regolazione, riusciamo a sopportare l’esposizione ai raggi solari che progressivamente pervadono di calore l’organismo. Il sistema è molto preciso. Dal buon funzionamento della termoregolazione, infatti, dipende la stessa sopravvivenza del corpo, perché l’uomo è un animale “omeotermo”. A titolo di esempio, pensate al cervello: se la temperatura corporea si attesta intorno ai 42 gradi per molte ore, le cellule cerebrali possono anche morire

Quando il clima diventa afoso, quindi, il corpo deve mettere in opera tutti i mezzi per evitare il surriscaldamento.  Per prima cosa, quindi, vengono messe in azione le “sentinelle” dell’eccessivo calore. La rilevazione dell’innalzamento della temperatura corporea è garantita da due meccanismi: il principale è quello “centrale”. Nei centri nervosi disposti lungo le arterie ci sono dei termocettori, cioè dei rilevatori della temperatura del sangue. Se il sangue diventa più caldo, da queste strutture parte uno stimolo che mette in attività il centro dell’ipotalamo, la centrale operative delle risposte ormonali. Intanto i recettori per il caldo e per il freddo diffusi su tutta la pelle mandano impulsi attraverso le vie nervose fino al centro del raffreddamento. A questo punto parte la controffensiva. Inizialmente il caldo in eccesso viene mandato dagli organi interni, più sensibili, alle piccole arterie della pelle, che si allargano, aumentano la loro portata di sangue e così facendo, facilitano l’eliminazione del calore. Così, se la pelle si scalda più della temperatura esterna, il corpo riesce ad eliminare calore. L’altro efficace mezzo di dispersione del caldo è ovviamente il sudore, che oltretutto accresce la vasodilatazione. L’ipotalamo cioè stimola anche le ghiandole sudoripare che producono grandi quantità di sudore. Così l’organismo evita di essere danneggiato dal caldo. 

Collasso e colpo di calore: i principali pericoli delle temperature elevate

Si chiamano collasso da calore e colpo di calore i maggiori pericoli legati alle elevate temperature.

Il collasso

Il primo, il collasso, è legato all’eccessiva perdita di sudore.  Quando si suda troppo e non si compensano adeguatamente le perdite idrico-saline, il sangue circolante diminuisce. Nei casi più gravi si può avere anche perdita di coscienza. Nelle fasi iniziali ci si sente deboli e si suda profusamente. Il battito cardiaco tende poi a rallentare, la pressione arteriosa scende e la pelle diventa fredda. Conviene sempre chiamare un’ambulanza e, nell’attesa, mettere la persona svenuta in posizione orizzontale ed a testa in giù. 

Il colpo di calore

Il colpo di calore è ancora più grave, ed è legato all’impossibilità di smaltire il calore accumulato nell’organismo. Quando ciò avviene prima si blocca la sudorazione per cui la pelle, anche quando sarebbe lecito sudare viste le alte temperature ambientali, diventa calda e secca. Il cuore in risposta a questa situazione batte sempre più velocemente perché il corpo deve far scorrere più sangue nei vasi sanguigni. Ma c’è anche la necessità di aumentare la riserva di ossigeno e quindi anche il respiro diventa progressivamente più affannoso. Durante tutto questo processo la temperatura corporea sale vertiginosamente fino a mettere addirittura in pericolo di vita. Per cui se qualche persona si trova in condizioni simili a quelle descritte, con la pelle che scotta e senza nemmeno una goccia di sudore, è meglio chiamare subito un’ambulanza. Il colpo di calore deve essere trattato precocemente. Il trattamento può essere fatto solo in ospedale.

Come si prevengono i danni da un’eccessiva esposizione al sole 

La prevenzione è la prima e più importante misura per evitare l’insolazione – e con essa mal di testa, stanchezza e disidratazione, e, sul fronte della pelle, le scottature solari. Per questo, occorre sempre esporsi alle radiazioni con un’adeguata protezione, soprattutto per le persone con le carnagioni più a rischio come i bambini e chi ha pelle e occhi molto chiari. In caso di scottatura l’obiettivo principale è ridurre il calore nella parte di pelle che ha subito l’insulto termico, per cui si può procedere immediatamente a docce, bagni e impacchi freddi. Un occhio di riguardo va portato all’epidermide nel momento in cui ci si asciuga. Lo strato più superficiale della pelle, infatti, si può ledere facilmente; quindi, occorre asciugare con gentilezza la parte lesionata, evitando asciugamani ruvidi.

Rimedi contro le scottature

Per il resto, anche i farmaci di automedicazione possono aiutare a limitare la sensazione di bruciore: esistono pomate da applicare direttamente sulla pelle arrossata, contenenti sostanze emollienti, antisettiche e antipruriginose. Questi medicinali andrebbero sempre applicati su lesioni superficiali e di dimensioni ridotte poiché alcuni di essi possono dar luogo a fenomeni di sensibilizzazione (leggete sempre il foglietto illustrativo!). Quando le aree interessate dal fenomeno sono particolarmente ampie o comunque le lesioni sono profonde è sempre consigliabile il ricorso al medico.

Come proteggere la pelle

Proteggere la pelle in caso di esposizione al sole è fondamentale. Innanzitutto, occorre limitare la durata delle esposizioni al sole nelle prime giornate di vacanza. Inoltre, evitare l’esposizione nelle ore in cui il sole è allo zenit. Soprattutto in queste fasce orarie conviene proteggere sempre gli occhi e la testa. Per quanto riguarda i prodotti protettivi (creme, oli, stick, latti) non si deve scegliere a caso, ma individuare il fattore di protezione in base al proprio fototipo. 

E i bambini?

Un discorso a parte va fatto per i bambini. A prescindere dalla loro carnagione, infatti, i più piccoli hanno una pelle delicata e si scottano facilmente. È consigliabile usare sempre creme solari con protezione massima evitando loro l’esposizione diretta, anche per pochi minuti, sotto ai sei mesi d’età.