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E se il sole facesse dimagrire?

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Le giornate ormai si allungano, le temperature si alzano e comincia a fare più caldo. Anche se l’inverno di quest’anno non è stato di certo tra i più rigidi degli ultimi anni, è sempre piacevole stare al sole per rigenerarsi. I raggi solari, infatti, sono un valido antidepressivo naturale e ci aiutano a stare meglio. Occorre, però, utilizzare sempre la giusta protezione solare per evitare scottature, da scegliere adeguatamente in relazione ai vari tipi di pelle. Se però non siamo riusciti a proteggerci dai raggi solari in maniera opportuna, i possono aiutarci a ridurre la sensazione di bruciore e a lenire gli arrossamenti. Con la giusta protezione, quindi, possiamo goderci in tutta tranquillità il sole che può rivelarsi salutare per il benessere psicologico e non solo.

A dimostrazione di ciò, una ricerca, apparsa su Journal of Internal Medicine, che ha visto coinvolte circa 30.000 donne svedesi di età compresa tra i 25 e i 64 anni, ha dimostrato che chi si esponeva al sole aveva un rischio minore di eventi cardiovascolari, come infarto e ictus, e sopravvivevano più a lungo.

Ma non solo: stare al sole permetterebbe anche il mantenimento del peso forma. A conferma di quanto detto, uno studio dell’equipe dell’Ospedale Pediatrico di Cincinnati (Cincinnati Children’s Hospital) e pubblicata su Cell Reports ha dimostrato come i raggi solari siano coinvolti nel delicato meccanismo naturale del controllo dell’. Al momento siamo ancora nell’ambito della ricerca di base, quindi lontani dall’applicazione umana, ma pare proprio che il sole possa diventare un vero e proprio regolatore del delle cellule adipose. In particolare, grazie all’esposizione alla luce solare, si attiva un meccanismo genetico che passa attraverso il gene OPN3, che ordina alle cellule adipose bianche (definite “cattive” per il metabolismo) di mandare nel sangue. A questo punto le cellule adipose brune, cellule che hanno il compito di proteggerci dal freddo, fanno consumare gli acidi grassi, producendo calore. I raggi luminosi (in particolare quelli aventi certe lunghezze d’onda, identificabili con la luce blu dello spettro elettromagnetico) arrivano all’organismo, mettendo in moto un meccanismo tanto complesso quanto utile per la nostra salute.