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Gastroenterite alimentare: cosa fare in caso di intossicazione batterica

Gastroenterite alimentare: cosa fare in caso di intossicazione batterica
Tempo di lettura: 14 minuti

estiva. Mal di pancia. Gonfiore addominale. Nausea e vomito. A volte bruciori e acidità. Qualche linea di febbre. In molti casi i “colpevoli” di questo ventaglio di sintomi sono virus di stagione, che si diffondono soprattutto tra i bambini che giocano assieme e magari portano frequentemente le mani alla bocca. In altre circostanze dietro ai sintomi della gastroenterite estiva possono esserci non virus ma batteri, che si sviluppano all’interno di un cibo non perfettamente conservato e attraverso le loro tossine o direttamente, creano uno sconquasso nel benessere intestinale attraverso la comparsa dei disturbi. 

Come il calore aiuta i batteri a proliferare

Gli adulti, per prevenire la gastroenterite estiva, di origine batterica, debbono soprattutto prestare attenzione alla prevenzione.  In teoria, molte sono le fasi che possono consentire ai batteri di svilupparsi all’interno di un cibo, ed è fondamentale quindi fare attenzione a come un cibo viene preparato e conservato

Ma, come mai da un alimento possono nascere furiosi sintomi come mal di pancia, diarrea, nausea e altri disturbi? La risposta è semplice. Dipende dal calore: la temperatura che si alza favorisce lo sviluppo di batteri negli alimenti e, proprio il caldo ne favorisce una rapida riproduzione. Si tratta di un processo del tutto naturale. Se il freddo del frigo inibisce o almeno rallenta la crescita batterica nei cibi, non appena le temperature ambientali salgono, quando per esempio togliamo i cibi dal frigorifero, i germi tendono a riprodursi. 

L’esempio della salmonellosi

L’esempio più classico del genere di pericoli per la salute derivanti da una non corretta conservazione del cibo, ad esempio, in caso di trasporto, è dato dalla salmonellosi, che può portare a gravi forme di con mal di pancia e febbre. Gli alimenti che più facilmente possono trasmettere i germi sono, quasi sempre, a base di uova, come creme, gelati, salse. Se le uova non vengono sottoposte ad una sufficiente cottura (gli esperti consigliano almeno sette minuti se bollite e cinque se in camicia) nel cibo preparato possono rimanere batteri che, grazie al clima caldo dell’estate, si replicano con estrema rapidità fuori dal frigorifero. È soltanto un esempio, che ben chiarisce come occorra prestare attenzione agli sbalzi termici e alla conservazione degli alimenti, specie se si va in giro per un picnic. 

Come comportarsi in caso di intossicazione alimentare

Se virus e batteri, alimenti malamente conservati o più semplicemente mutamenti nelle abitudini alimentari di ogni giorno mettono a soqquadro stomaco e intestino, combattere i sintomi è la prima misura da prendere. In genere, indipendentemente dall’origine, batterica o virale, i sintomi di una gastroenterite sono: diarrea, spesso con nausea e vomito, qualche linea di febbre, mal di testa, inappetenza. I farmaci di automedicazione possono rappresentare un valido supporto in questo senso, per limitare i sintomi. Ma non bisogna mai dimenticare che se i disturbi sono particolarmente intensi (ad esempio, in caso di una prolungata e violenta con elevato rischio di disidratazione), specie nelle persone più fragili come bambini ed anziani, può diventare necessario il ricorso al medico. 

Farmaci e fermenti lattici contro la

Cosa fare in caso di mal di pancia e diarrea? Gli spasmi dei muscoli dell’apparato digerente, possono essere trattati con farmaci specifici. Se occorre affrontare la da gastroenterite, oltre a fare attenzione alle possibili fonti di tossinfezione alimentare, soprattutto nelle aree a basso tenore igienico o se si sa di avere mangiato alimenti a rischio, come carni e pesci crudi o salse, si può ricorrere ai microrganismi antidiarroici che sono in grado di ripristinare in tempi rapidi la normale popolazione batterica intestinale, i cosiddetti fermenti lattici. Particolarmente utili sono quelli a base di lievito e di lattobacilli. Quando la persiste dopo qualche giorno, possono essere utili farmaci inibitori della motilità intestinale come la loperamide (controindicata per i bambini). Se la diarrea si prolunga, il controllo del medico è fondamentale. In ultimo, se i fastidi coinvolgono lo stomaco con nausea diarrea acidità e digestione lenta, ricordate che oltre ai classici rimedi della nonna si possono trovare risposte in farmaci di automedicazione mirati per lo specifico sintomo. 

Bambini e gastroenterite alimentare: che fare?

Se compaiono sintomi nei bambini non bisogna pensare solamente al caldo e alla stanchezza, ma anche a possibili “presenze” virali o batteriche non esattamente benigne. Come comportarsi? Prima di tutto ricordiamo che non conviene eliminare del tutto la : il sintomo va controllato e gestito ma non annullato. La va considerata alla stregua di un meccanismo difensivo (così come la febbre che alzando la temperatura corporea fa “lavorare” di più il corpo e quindi anche il sistema immunitario): consente di eliminare virus o sostanze tossiche. Questo non significa che non si debba far nulla. Fondamentale, soprattutto nei bambini, è fare in modo che le profuse perdite di liquidi e sali con le feci siano opportunamente combattute con una corretta idratazione e con l’assunzione di sali minerali quando il bimbo non vuole nutrirsi. La riduzione di alimenti introdotti rappresenta, invece, di fatto, la terapia iniziale del vomito e della diarrea. 

Per sapere se la situazione si fa complessa e richiede l’intervento medico, occorre pesare il bambino: la perdita di peso è il parametro fondamentale in quanto indica il grado di disidratazione. Se la perdita del peso raggiunge il 10 per cento in un breve periodo è indicato un ricovero. Oltre alla perdita di peso è molto importante il comportamento generale del bambino. Esiste, infatti, un particolare tipo di disidratazione detta ipertonica in cui il bambino perde relativamente pochi liquidi e non appare particolarmente disidratato. In questa rara ma grave, situazione, il bambino appare particolarmente irritabile e nervoso. Infine, non dimenticate mai che se la febbre sale troppo, occorre abbassarla con i farmaci sintomatici ad azione antipiretica

Gastroenterite: i batteri più comuni e gli alimenti a rischio

Box approfondimento – I batteri sotto la lente d’ingrandimento

Bacillus cereus

Provoca entro 24 ore vomito e diarrea. Si trasmette, soprattutto, con alimenti non raffreddati dopo la cottura, nelle zuppe, nelle salse, nelle carni cotte non refrigerate e riscaldate dopo ore.

Staphylococcus aureus

Entro sei ore dall’ingestione del cibo contaminato provoca nausea, vomito e dolori di pancia. A rischio dolci, piatti cotti pronti, manipolati e non adeguatamente refrigerati.

Escherichia coli

Può causare o anche emorragie intestinali nelle forme più gravi. A rischio soprattutto carni crude o poco cotte, latte crudo o non pastorizzato a dovere, verdure crude, acqua contaminata.

Salmonella

Ne esistono di diversi tipi. La forma più diffusa (non tifoide) causa vomito e con febbre e dolori addominali. A rischio i vegetali crudi, in particolare le insalate, le uova, i latticini freschi, i molluschi.

Clostridium perfrigens

Può provocare forte diarrea con dolori addominali entro 24 ore dall’ingestione del cibo pericoloso. A rischio roastbeef, verdure, salse, piatti pronti e cibi cotti e non conservati al fresco.

Clostridium botulinum

Provoca infezioni molto gravi perché rilascia una tossina che provoca sintomi neurologici. Fare particolare attenzione alle conserve fatte in casa, specie se sott’olio e comunque a basso grado d’acidità.

Buone regole nella scelta e nella gestione degli alimenti

Oltre all’uso di acqua pura o comunque bollita, ecco le regole più importanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • Scegliere alimenti trattati per renderli sicuri (lavare bene l’insalata, consumare latte pastorizzato e pollame fresco o congelato);
  • Cuocere a fondo i cibi (solo la cottura completa distrugge i germi della carne. Bisogna arrivare a 70 gradi in ogni parte del pollame);
  • Consumare subito i cibi cotti (mentre raffreddano, i microbi si sviluppano e il pericolo sale con il passare delle ore);
  • Conservare bene i cibi cotti (se dovete usarli dopo più di cinque ore, portateli almeno a 60 gradi o a meno di 10);
  • Riscaldare bene i cibi già cotti (l’alimento deve essere portato a 70 gradi per distruggere i germi eventualmente sviluppatisi);
  • Non avvicinare cibi cotti e crudi (i germi del crudo possono svilupparsi nel cotto, ad esempio con la carne di pollo cruda);
  • Non usare lo stesso coltello per carni crude e cotte (il rischio di trasmissione di germi esiste);
  • Lavarsi le mani spesso (almeno dopo aver manipolato carni e pesce crudi oppure dopo contatto con animali domestici);
  • Pulire bene la cucina (strofinacci, briciole e avanzi possono mantenere germi);
  • Chiudere ermeticamente gli alimenti (per evitare contatti con insetti o altri animali).

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