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Mal di testa in volo: la correlazione tra cefalea e viaggio aereo

Mal di testa in volo: la correlazione tra cefalea e viaggio aereo
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C’è chi è già partito e magari sta tornando. C’è chi sta preparando le valigie. Per tutti coloro che soffrono del classico mal di testa da “aereo”, sintomo che può manifestarsi soprattutto nelle fasi di atterraggio, comunque, è meglio conoscere i meccanismi che possono contribuire a creare il fastidio e soprattutto come affrontarlo. Quando non si soffre di vere e proprie emicranie che richiedono sempre la visita dello specialista, e il dolore è solo passeggero, la risposta è semplice: i farmaci di automedicazione possono diventare la contromisura più efficace per lenire la cefalea. Ma occorre soprattutto capire, come, quando e perché in caso di viaggio aereo questa può comparire, ricordando che, in genere, il fastidio tende a essere collegato anche alla durata della trasvolata. Quanto più è lunga, tanto maggiori sono le possibilità che i fastidi si presentino. 

Come, quando e perché si manifesta la cefalea da aereo

In genere il dolore compare di colpo. A volte si ha la sensazione che nel capo qualcosa pulsi mentre in altri casi il dolore assume le caratteristiche di una morsa che circonda il cranio. Il fastidio, in ogni caso, tende a concentrarsi verso la fronte, tra le aree della parte superiore del naso e intorno agli occhi, per poi diffondersi e propagarsi alle tempie. Per chi è particolarmente sensibile a questa forma di cefalea, legata proprio al viaggio aereo, la fase più critica è sicuramente quella dell’atterraggio, con il disturbo che si tende a manifestarsi con l’iniziare della discesa. 

Il meccanismo che dà origine al dolore è correlato a un gioco di pressione: il problema, infatti, si svilupperebbe, stando alle teorie più recenti, quando la pressione dell’ambiente è notevolmente diversa da quella che si ha all’interno delle cavità che si trovano vicino al naso, i cosiddetti “seni” ossei. Più raramente, infatti, i fastidi compaiono durante la salita o nella fase di crociera. 

Attenzione: ad essere più “rischiose” sarebbero quindi gli atterraggi eccessivamente rapidi che rendono più probabili i mutamenti pressori. Il dolore in genere non supera i 20-30 minuti e tende a risolversi, anche se apparentemente pare che la testa “scoppi”:

Sebbene si tratti di un disturbo transitorio, ci sono casi in cui la cefalea si mantiene anche per ore, sia pure se in forma molto più leggera. 

I fattori che facilitano l’insorgenza del mal di testa ad alta quota (e non solo)

Va detto che ogni persona reagisce al viaggio aereo in modo diverso. Di certo c’è che, per chi è particolarmente sensibile o comunque viaggia tra le nuvole con una certa tensione, si può creare una situazione di scarso comfort, con in qualche modo viene accentuata da situazioni legate alla natura stessa del trasferimento. Ad esempio, contano la posizione obbligata, la qualità dell’aria che si respira e la minore presenza di ossigeno all’interno del velivolo.  Quanto questi elementi possano influire sul mal di testa dipende anche dalla durata del volo. Di certo c’è che in alcune persone si crea una condizione di “stress” che può facilitare la comparsa di stanchezza, cefalea ed altri fastidi all’arrivo. Se non si è particolarmente rilassati, insomma, tante situazioni possono influire contribuendo a creare le condizioni per la comparsa di cefalea temporanea ed altri fastidi leggeri. 

Pensate solo che in aeroporto già si respira aria “trattata” e magari si rimane per ore ad attendere su sedie non proprio comode. Poi, una volta decollati, contano le condizioni atmosferiche e la necessità di ridurre al minimo le turbolenze per consentire il miglior confort a chi viaggia. 

Per chi viaggia si può registrare un calo poco significativo dell’ossigeno trasportato dal sangue, che normalmente può essere sopportato senza problemi da chi è perfettamente in forma. Se però questa relativa “ipossiemia” si mantiene nel tempo, può indurre vasocostrizione nelle del cranio e quindi facilitare l’insorgenza del mal di testa. Non solo: il calo della pressione ambientale induce un’espansione fino al 30 per cento del volume dei gas all’interno dell’organismo, con possibile comparsa di e fastidi addominali.  

Come prevenire il mal di testa in aereo

L’aria necessariamente “diversa” da quella che respiriamo normalmente insieme alla posizione obbligata in sedie che possono rivelarsi poco comode nelle lunghe tratte può quindi “stancare” il corpo. E facilitare l’insorgenza di cefalea ed altri piccoli disturbi. Le contromisure, per fortuna, esistono: bastano le passeggiate nel corridoio, specie se il viaggio è lungo, insieme ad una respirazione profonda stile Tao o yoga, che ha un’importante funzione rilassante, per ridurre i rischi. Tanta attenzione va prestata anche a quello che si mangia e si beve, perché il pasto in aereo può rappresentare un ulteriore motivo d’affaticamento per l’organismo, con richiamo in massa del sangue allo stomaco e quindi relativa “carenza” di ossigeno ad altri organi come il cuore e il cervello. Il pasto in aereo, pure se è in genere di piccole dimensioni, è ricco di e zuccheri. Quindi può sovraccaricare di lavoro lo stomaco, rubando sangue e ossigeno al cervello. Per chi soffre di mal di testa, anche questi problemi digestivi possono essere contrastati cercando di non esagerare con piattini particolarmente prelibati e con gli alcolici. 

Come curare il mal di testa in aereo

Oltre che per i suddetti problemi digestivi, i farmaci di automedicazione ad azione antinfiammatoria e analgesica possono rivelarsi estremamente utili per affrontare anche questa forma curiosa di cefalea che può colpire quando si vola così da limitare il dolore e consentire un sereno viaggio.  Nelle forme più gravi, invece, è lo specialista che può riflettere su eventuali soluzioni che possono avere un effetto preventivo, limitando i rischi che gli sbalzi di pressione tra aereo e cavità nasali mettano in difficoltà chi viaggia.