Professore Associato del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario Aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano
La stagione influenzale si avvicina e, come ogni anno porta con sé dubbi e domande su prevenzione, sintomi e corretta gestione della malattia. Cosa aspettarci dai prossimi mesi? Come riconoscere e distinguere l’influenza dalle altre sindromi respiratorie? E quali comportamenti di prevenzione e cura adottare?
In questa intervista il Professor Fabrizio Pregliasco offre un quadro aggiornato sull’andamento atteso della stagione influenzale, fornendo indicazioni pratiche per affrontare l’infezione in modo appropriato, prevenire le complicanze e gestire i sintomi in modo consapevole.
- Bilancio dell’ultima stagione e lezioni apprese
Professore, partiamo dalla stagione trascorsa: quali sono stati gli elementi che l’hanno maggiormente caratterizzata in termini di diffusione, intensità, durata e tipologia dei virus circolanti? Quali lezioni possiamo trarne, anche in termini di pressione sui servizi sanitari, e quali segnali arrivano già dall’emisfero australe per l’autunno-inverno alle porte?
La passata stagione è stata caratterizzata da una circolazione particolarmente intensa delle sindromi simil-influenzali, con circa 15 milioni di casi, confermando un andamento che, nelle ultime stagioni post-pandemiche, si è mantenuto su livelli molto elevati.
Una delle lezioni principali riguarda sicuramente il ruolo dei contatti sociali. Il ritorno alla piena normalità dopo gli anni della pandemia ha riportato le persone a una maggiore interazione e questo ha inevitabilmente favorito la circolazione dei virus respiratori.
Anche le condizioni meteorologiche hanno un peso importante. I periodi di freddo intenso tendono a favorire maggiormente l’influenza vera e propria, mentre nelle fasi caratterizzate da temperature più variabili e da frequenti sbalzi termici trovano più spazio altri virus respiratori, magari clinicamente meno impegnativi ma comunque capaci di determinare epidemie diffuse.
Un altro elemento importante riguarda la pressione sui servizi sanitari. La circolazione precoce di diversi virus respiratori può creare una sorta di “pre-stagione”, con un progressivo aumento di accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri e, nei casi più problematici, al Pronto Soccorso. Successivamente, nel cuore dell’inverno, tende ad arrivare il momento di maggiore diffusione dell’influenza vera e propria, con un ulteriore aumento del carico assistenziale.
È uno schema che osserviamo ormai con una certa regolarità: diversi virus respiratori iniziano a circolare già in autunno, mentre l’influenza tende a diventare protagonista soprattutto nella parte centrale dell’inverno.
Guardando invece alla prossima stagione, i dati provenienti dall’emisfero australe, e in particolare dall’Australia, devono essere letti con prudenza perché la stagione è ancora in una fase espansiva e il picco non è stato ancora raggiunto. Al momento, la circolazione vede una prevalenza di A/H3N2, indicativamente intorno al 70%, seguita da A/H1N1, circa il 17%, e B/Victoria, circa il 13%.
Questi sono i tre principali virus influenzali che ci si aspettava di osservare e la loro circolazione, insieme a quella di RSV, SARS-CoV-2 e degli altri virus respiratori, suggerisce che anche la prossima stagione potrà avere un impatto rilevante.
La stima formulata è nell’ordine dei 12-14 milioni di casi complessivi di infezioni respiratorie stagionali, tenendo però conto non soltanto dell’influenza vera e propria ma dell’insieme dei virus respiratori in circolazione (incluso il SARS-CoV-2).
- Vera influenza, simil-influenzali e co-circolazione dei virus respiratori
Molte persone tendono a definire “influenza” qualsiasi episodio con febbre, tosse, raffreddore o malessere. Quali sono i sintomi tipici della vera influenza e perché è importante distinguerla, almeno concettualmente, dalle altre infezioni respiratorie?
In un contesto di co-circolazione di più virus (influenza, RSV, SARS-CoV-2, rhinovirus, virus respiratorio sinciziale), quali segnali è utile che il cittadino sappia riconoscere e quando invece servono necessariamente accertamenti diagnostici?
Quello che comunemente chiamiamo “influenza” comprende in realtà molte infezioni respiratorie differenti. La vera influenza presenta però una combinazione di sintomi piuttosto caratteristica.
Il primo elemento è un esordio brusco, generalmente con febbre superiore ai 38 gradi e spesso accompagnata da brividi. A questo deve associarsi almeno un sintomo respiratorio, come tosse, mal di gola, naso chiuso o che cola, e almeno un sintomo sistemico, come dolori muscolari e articolari, forte stanchezza, malessere generale o la tipica sensazione di essere “bastonati”.
Quando questi tre elementi sono presenti contemporaneamente siamo più probabilmente di fronte alla vera influenza. Se invece uno di questi manca, può trattarsi di una delle numerose sindromi simil-influenzali causate da altri virus.
Negli ultimi anni, anche grazie alla maggiore capacità diagnostica acquisita durante e dopo la pandemia, abbiamo imparato a riconoscere meglio il ruolo di altri agenti respiratori. Accanto all’influenza circolano infatti RSV, metapneumovirus, rhinovirus, SARS-CoV-2 e molti altri virus respiratori.
Dal punto di vista clinico non è sempre possibile distinguere con certezza l’uno dall’altro soltanto sulla base dei sintomi. Alcune indicazioni, tuttavia, possono aiutare.
L’influenza tende ad avere un esordio più brusco e una sintomatologia sistemica più intensa. L’RSV, il metapneumovirus e altri virus respiratori possono determinare manifestazioni simili ma spesso più graduali, mentre i rhinovirus tendono più frequentemente a provocare sintomi localizzati e più lievi, come congestione nasale e raffreddore.
Il Covid-19 rimane invece particolarmente “camaleontico”: può presentarsi con sintomi respiratori, sistemici o gastrointestinali e, in alcuni casi, essere molto lieve o persino asintomatico.
Per questo gli accertamenti diagnostici diventano particolarmente importanti nei soggetti fragili, negli anziani, nei pazienti oncologici e nelle persone con comorbidità. In caso di sospetto Covid, soprattutto in queste categorie, il tampone è utile perché una diagnosi tempestiva può consentire al medico di valutare trattamenti antivirali specifici, come Paxlovid.
Per la maggior parte degli adulti sani con una sintomatologia lieve e senza segnali di allarme, invece, individuare con precisione quale virus sia responsabile non modifica necessariamente la gestione, che rimane prevalentemente sintomatica.
- Impatto per fascia d’età e gestione corretta dei sintomi.
L’impatto di questi virus cambia molto tra neonati, bambini, adulti e anziani. In presenza di sintomi, quali disturbi possono generalmente essere gestiti in autonomia con riposo, idratazione e farmaci di automedicazione, e come deve cambiare la soglia di attenzione a seconda dell’età?
Quali sono i segnali che devono spingere a consultare il medico o, quando necessario, a rivolgersi al Pronto Soccorso? Lo stesso vale anche in presenza di patologie croniche o di fragilità preesistenti?
Distinguere l’impatto delle infezioni respiratorie in base all’età è fondamentale, perché neonati, bambini, adulti e anziani possono reagire in maniera molto diversa allo stesso virus.
Nei neonati e nei bambini entro il primo anno di vita, per esempio, il virus respiratorio sinciziale può provocare bronchiolite e difficoltà respiratorie anche importanti. Per questa fascia di età sono oggi disponibili strumenti di prevenzione specifici, tra cui anticorpi monoclonali che possono offrire una protezione durante il periodo di maggiore circolazione dell’RSV.
Anche la sintomatologia influenzale può essere meno tipica nei bambini molto piccoli: la febbre può essere meno evidente e possono prevalere irrequietezza, pianto persistente, difficoltà ad alimentarsi o, in alcuni casi, manifestazioni gastrointestinali.
Nell’adulto sano, invece, la maggior parte delle forme influenzali o simil-influenzali non complicate può essere gestita con riposo, corretta idratazione e farmaci di automedicazione, utilizzati in funzione dei sintomi.
Negli anziani la soglia di attenzione deve essere più alta. Anche in presenza di vera influenza, infatti, la febbre può non essere particolarmente elevata a causa di una risposta immunitaria meno pronta. Devono invece essere osservati con attenzione segnali come confusione mentale, disorientamento, aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e peggioramento delle condizioni generali.
Un altro elemento importante è l’andamento della malattia. Se dopo tre-cinque giorni i sintomi non migliorano, oppure se dopo un apparente miglioramento si verifica un nuovo peggioramento, è opportuno consultare il medico. Questo andamento può infatti indicare una sovrainfezione batterica, per esempio da pneumococco.
Il Covid-19 richiede una particolare attenzione nelle persone fragili perché può iniziare anche con sintomi molto lievi. In presenza di sintomi respiratori, soprattutto se si deve entrare in contatto con anziani o persone vulnerabili, può essere utile effettuare un tampone e adottare comportamenti protettivi, compreso l’uso della mascherina.
Il Pronto Soccorso non è necessario per sintomi lievi o nelle fasi iniziali di una normale sindrome influenzale. Diventa invece appropriato in presenza di difficoltà respiratoria significativa, alterazioni dello stato di coscienza, peggioramento importante delle condizioni generali o segnali di complicazione, soprattutto nei neonati, nei bambini molto piccoli, negli anziani e nei soggetti fragili.
- Automedicazione responsabile, antibiotici e ricorso alle strutture sanitarie.
Uno dei suoi messaggi ricorrenti è che i farmaci di automedicazione servono ad attenuare i sintomi, non ad azzerarli, così da poter seguire l’evoluzione della malattia migliorando, al contempo, il malessere del paziente. Quali sono, alla luce di questo principio, gli errori più frequenti nella gestione dell’influenza — dall’assunzione autonoma di antibiotici che si hanno in casa al ricorso non necessario al Pronto Soccorso? Come aiutare il cittadino a distinguere le situazioni in cui un’automedicazione responsabile unita al riposo fa bene a sé e agli altri?
Cosa bisognerebbe fare, dal suo punto di vista, per limitare i comportamenti inappropriati a volte così radicati nonostante ormai certi concetti dovrebbero essere consolidati? Pensiamo, ad esempio, al tema dell’antibiotico resistenza di cui si parla comunque tanto e diffusamente o al timore che ancora genera la febbre alta tanto da recarsi in Pronto Soccorso, affollandolo inutilmente ed esponendosi sé stessi e gli altri a infezioni e sovrainfezioni.
L’automedicazione rappresenta una risposta adeguata alle forme respiratorie lievi quando viene utilizzata in maniera responsabile e proporzionata all’intensità dei sintomi.
L’obiettivo dei farmaci di automedicazione è alleviare il malessere e consentire alla persona di affrontare meglio la malattia, ma non quello di cancellarne completamente i segnali. I sintomi rappresentano, infatti, anche uno strumento utile per comprendere come sta evolvendo l’infezione.
Si può utilizzare una metafora molto semplice: assumere un farmaco sintomatico è come abbassare il volume di una radio. Il volume diminuisce, ma la radio continua a funzionare. Allo stesso modo, febbre, dolori o congestione possono essere attenuati, ma l’infezione deve comunque fare il proprio corso.
Per questo non bisogna utilizzare il farmaco per “alzarsi e continuare come se nulla fosse”. Riposo e idratazione rimangono parte integrante della gestione della malattia e aiutano anche a limitare la diffusione dell’infezione ad altre persone.
Il ricorso ai farmaci di automedicazione deve poi essere modulato nel tempo in base ai sintomi realmente presenti. Nelle fasi iniziali, se sono presenti febbre, dolori, tosse e congestione, può essere appropriato un trattamento rivolto a più sintomi; quando il quadro si riduce, per esempio lasciando soltanto una tosse residua, è invece preferibile passare a un trattamento più mirato.
È inoltre fondamentale rispettare dosaggi, tempi di somministrazione e indicazioni del foglietto illustrativo e considerare le possibili interazioni con altri farmaci. Questo vale per tutti ma è essenziale soprattutto per anziani e persone con patologie croniche, che assumono spesso più terapie contemporaneamente. In questi casi il consiglio del farmacista o del medico diventa particolarmente importante.
Un errore ancora molto diffuso è l’utilizzo autonomo di antibiotici rimasti in casa da precedenti terapie. La maggior parte delle infezioni respiratorie all’esordio è virale e non beneficia dell’antibiotico. L’antibiotico deve essere utilizzato soltanto quando il medico identifica o sospetta una sovrainfezione batterica, e quindi non deve essere mai assunto senza precise indicazioni da parte del curante.
Ridurre questo comportamento è importante non soltanto per il singolo paziente ma anche per contrastare il problema dell’antibiotico-resistenza, che rappresenta una delle grandi sfide di sanità pubblica.
Anche il ricorso alle strutture sanitarie deve essere appropriato. Una febbre alta, da sola, non rappresenta necessariamente un’indicazione a recarsi in Pronto Soccorso. Nelle forme non complicate, riposo, idratazione, automedicazione e monitoraggio dei sintomi sono generalmente sufficienti.
Il Pronto Soccorso deve invece essere riservato ai casi nei quali compaiono segnali di allarme, evitando accessi impropri che contribuiscono al sovraffollamento delle strutture e possono esporre ulteriormente la persona e gli altri pazienti alla circolazione di infezioni respiratorie.
Una maggiore alfabetizzazione sanitaria è quindi fondamentale: il cittadino deve imparare a distinguere ciò che può gestire autonomamente da ciò che richiede il medico o, realmente, l’emergenza.
- Il ruolo della vaccinazione
Qual è il messaggio corretto da trasmettere sulla vaccinazione antinfluenzale? Il vaccino impedisce sempre di ammalarsi oppure il suo valore riguarda soprattutto la riduzione delle forme gravi, delle complicanze e dei rischi per le persone fragili? E, guardando alle categorie a rischio, quali altre opportunità di protezione è utile ricordare in questa stagione (dalla co-somministrazione con il vaccino Covid alle strategie per l’RSV)?
La vaccinazione antinfluenzale rappresenta un’opportunità di prevenzione per tutti, ma assume un’importanza particolare per anziani, persone fragili, pazienti con patologie croniche e categorie maggiormente esposte.
È importante chiarire che vaccinarsi non significa avere la certezza assoluta di non sviluppare alcun sintomo respiratorio. Da una parte, l’efficacia del vaccino antinfluenzale può variare in base alla corrispondenza tra i ceppi contenuti nel vaccino e quelli effettivamente circolanti; dall’altra, durante l’inverno circolano moltissimi virus differenti dall’influenza e contro i quali il vaccino antinfluenzale non può avere effetto.
Un dato rassicurante riguarda invece il vaccino antinfluenzale, che è stato aggiornato e appare ben corrispondente ai ceppi che stanno effettivamente circolando. Questo lascia prevedere una buona capacità di protezione, soprattutto nei confronti delle forme più importanti.
Il suo valore principale sta quindi nella capacità di ridurre il rischio di forme più severe, complicanze, ospedalizzazioni e conseguenze importanti, soprattutto nei soggetti vulnerabili.
Per questa stagione, inoltre, il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19, effettuando le due iniezioni in sedi corporee differenti. Questa può diventare anche un’occasione per verificare con il proprio medico o con i servizi vaccinali se siano indicate altre vaccinazioni.
Per anziani e soggetti fragili, ad esempio, possono essere importanti anche la vaccinazione antipneumococcica, quella contro l’herpes zoster e gli eventuali richiami previsti dal calendario vaccinale.
Un capitolo sempre più rilevante riguarda poi l’RSV. Oggi esistono diverse strategie di protezione in funzione dell’età e del profilo di rischio, che consentono una protezione temporanea durante la stagione di maggiore circolazione del virus: vaccinazione degli anziani o dei soggetti per i quali è indicata, vaccinazione materna in gravidanza per trasferire anticorpi al neonato e utilizzo di anticorpi monoclonali nei neonati.
L’obiettivo generale dovrebbe essere quello di sfruttare ogni occasione utile per proteggere i soggetti vulnerabili, evitando di considerare la vaccinazione come un appuntamento isolato ma inserendola in una strategia più ampia di prevenzione.
- Il lascito del Covid-19
A distanza di alcuni anni dalla fase dalla pandemia, in che modo il Covid-19 ha modificato il rapporto degli italiani con le infezioni respiratorie, la vaccinazione, il rischio di contagiare gli altri e l’uso della farmacia come presidio sanitario? È rimasta una maggiore consapevolezza oppure prevale oggi, proprio dopo la pandemia, una certa stanchezza verso la prevenzione specie quella vaccinale?
Il Covid-19 ha rappresentato un’esperienza collettiva lunga e complessa che, sotto molti aspetti, deve ancora essere pienamente “metabolizzata”.
Durante la pandemia abbiamo sviluppato una sensibilità molto maggiore nei confronti delle infezioni respiratorie, del rischio di contagiare le persone fragili e dell’importanza della prevenzione. Oggi, però, una parte di quella attenzione sembra essersi progressivamente ridotta.
Si osserva una sorta di stanchezza nei confronti della prevenzione, particolarmente evidente sul fronte vaccinale. La diffidenza sviluppata durante la pandemia nei confronti dei vaccini Covid rischia inoltre di estendersi ad altre vaccinazioni consolidate e importanti.
È un fenomeno che non va sottovalutato, perché le malattie infettive continuano a rappresentare un rischio e il Covid stesso rimane un virus molto variabile e capace di manifestarsi con modalità differenti.
Parallelamente, alcune abitudini acquisite durante la pandemia mantengono una loro utilità. In presenza di sintomi respiratori, soprattutto quando si deve entrare in contatto con anziani o persone fragili, effettuare un test per il Covid-19 e utilizzare una mascherina rappresentano comportamenti responsabili per la tutela della salute dei soggetti vulnerabili.
Il punto è trovare un equilibrio: non dobbiamo tornare alla percezione di emergenza permanente degli anni pandemici, ma nemmeno dimenticare che influenza, Covid, RSV e gli altri virus respiratori possono provocare conseguenze importanti, soprattutto nelle persone vulnerabili.
- Alfabetizzazione sanitaria, sostenibilità del sistema e ruolo delle associazioni
Disinformazione e fake news restano un ostacolo alla prevenzione e alla corretta gestione delle infezioni respiratorie. Quanto è importante oggi l’alfabetizzazione sanitaria — a partire da un uso consapevole dei farmaci di automedicazione — e in che misura un cittadino più informato contribuisce anche a un uso più sostenibile delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale? In questo percorso, come valuta il ruolo delle Associazioni di settore nel diffondere una cultura della salute più consapevole?
L’alfabetizzazione sanitaria e l’accesso a informazioni corrette non sono soltanto utili: sono indispensabili per aiutare le persone a gestire la propria salute in maniera consapevole.
Disinformazione e fake news rappresentano ancora un problema importante, perché possono condizionare tanto le scelte di prevenzione, quanto il modo in cui vengono gestiti i sintomi e utilizzati i farmaci.
Essere alfabetizzati dal punto di vista sanitario significa innanzitutto comprendere quando una condizione può essere gestita autonomamente e quando, invece, è necessario rivolgersi al medico. Significa anche saper utilizzare correttamente i farmaci di automedicazione, scegliendo il trattamento sulla base dei sintomi realmente presenti.
Un cittadino più consapevole contribuisce anche alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Sapere quando è sufficiente gestire autonomamente un disturbo lieve, quando chiedere consiglio al farmacista, quando rivolgersi al medico e quando invece è realmente necessario il Pronto Soccorso significa ridurre gli accessi impropri e utilizzare meglio le risorse sanitarie.
Lo stesso vale per gli antibiotici: evitare di utilizzarli impropriamente nelle infezioni virali significa non soltanto tutelare la propria salute, ma contribuire alla lotta contro l’antibiotico-resistenza.
In questo percorso, anche le Associazioni di settore possono avere un ruolo importante nel fornire ai cittadini informazioni affidabili, semplici e scientificamente corrette. È un lavoro di divulgazione che deve essere continuativo, perché la cultura dell’automedicazione responsabile non si costruisce attraverso un singolo messaggio, ma consolidando progressivamente conoscenze e comportamenti corretti.
- Prossima stagione e raccomandazioni.
Guardando alla prossima stagione influenzale, quali indicazioni possiamo già ricavare dall’andamento internazionale e quali sono le principali raccomandazioni da rivolgere ai cittadini, con particolare attenzione a giovani, anziani, fragili e caregiver?
Guardando alla prossima stagione, dobbiamo innanzitutto aspettarci, come già detto, una nuova fase di co-circolazione di più virus respiratori e una incidenza medio-alta, con circa 12-14 milioni di casi di invenzioni respiratorie. Ma a prescindere da come sarà la prossima stagione, le priorità, non cambiano e possono essere sintetizzate in tre grandi direzioni.
La prima è ricostruire e consolidare la fiducia nella prevenzione vaccinale. La stanchezza maturata dopo la pandemia non deve trasformarsi in una rinuncia alla prevenzione, soprattutto per le persone anziane e fragili. Influenza, Covid-19, pneumococco e RSV, quando indicato, sono tutte componenti di una strategia più ampia di protezione.
La seconda riguarda l’uso responsabile dei farmaci di automedicazione. I sintomi lievi possono generalmente essere gestiti con riposo, idratazione e farmaci da banco appropriati, evitando di assumere antibiotici senza indicazione medica e osservando l’evoluzione della malattia.
La terza consiste nello sfruttare ogni occasione utile per la vaccinazione, soprattutto nelle persone vulnerabili. La prevenzione non dovrebbe essere limitata esclusivamente alle campagne stagionali, ma integrata nei diversi momenti di contatto tra il cittadino e il sistema sanitario.
Le raccomandazioni devono poi essere adattate alle diverse categorie.
Per i giovani e gli adulti sani, il messaggio principale è non sottovalutare la malattia, evitare di continuare le normali attività quando si è sintomatici e utilizzare correttamente i farmaci di automedicazione.
Per gli anziani e i fragili, la soglia di attenzione deve essere più bassa: occorre vaccinarsi quando indicato, monitorare attentamente l’evoluzione dei sintomi ed effettuare gli accertamenti necessari, per esempio per il Covid-19, quando una diagnosi può modificare la terapia.
Per i bambini molto piccoli, particolare attenzione deve essere rivolta ai sintomi respiratori e al rischio legato all’RSV.
Infine, per i caregiver, la responsabilità è duplice: proteggere sé stessi per ridurre la possibilità di trasmettere l’infezione alla persona fragile e saper riconoscere tempestivamente eventuali segnali di peggioramento nella persona assistita.
In definitiva, la prossima stagione richiederà un approccio equilibrato: prevenzione, attenzione ai soggetti fragili, gestione corretta dei sintomi e ricorso appropriato ai servizi sanitari. La responsabilità individuale resta un tassello importante per proteggere sé stessi, gli altri e il sistema sanitario.

Attraverso consigli pratici e informazioni chiare, ci dedichiamo a educare e guidare verso scelte di vita quotidiana consapevoli, promuovendo un benessere semplice e duraturo.

