Zone blu: quali sono le abitudini che favoriscono una vita più sana 

Redazione Semplicemente Salute
Tempo di lettura: 10 MIN
Zone blu: quali sono le abitudini che favoriscono una vita più sana

C’è un filo rosso che unisce aree del pianeta apparentemente lontane: dalla nostra Sardegna fino alla California, passando per Grecia, Giappone e Costarica l’elemento comune è la longevità sana. Proprio in questi territori – identificati come Zone Blu – si trovano le più elevate concentrazioni di centenari e, allo stesso tempo, ridotte incidenze di malattie croniche tipiche della terza età. Cosa c’è dietro? Proviamo a scoprirlo assieme. Se la genetica, infatti, gioca un ruolo importante, non c’è dubbio gli stili di vita di queste comunità incidano nel determinare la “sorte” fortunata di chi vive nelle Zone Blu. Inoltre, analizzarne caratteristiche e abitudini può offrire spunti preziosi per migliorare salute e benessere a ogni età.

Cosa sono le zone blu e dove si trovano

Le Zone Blu sono fortunate aree del mondo in cui le persone raggiungono, più facilmente e in salute, una ragguardevole età anagrafica, con una maggior tendenza a mantenersi autonome sul fronte fisico e mentale.

Le cinque Zone Blu per eccellenza sono: l’Ogliastra (Sardegna), Okinawa (Giappone), Nicoya (Costa Rica), Icaria (Grecia) e Loma Linda (California).  L’espressione “Zone Blu” è stata coniata dai ricercatori che hanno tracciato cerchi di colore blu sulle cartine per identificare proprio queste “oasi” di particolare longevità. Tali zone sono localizzare in aree molto diverse e rappresentano tema di studio scientifico molto approfondito da parte della comunità scientifica. Se è vero, infatti, che circa un quarto della durata della vita si può considerare legato alla predisposizione genetica, il resto dell’aspettativa di vita si gioca su abitudini e stili di vita.

Gli studi sulla longevità

Gli scienziati studiano da tempo perché alcune persone vivono molto più a lungo di altre. Un esempio recente è una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica AGING Cell, condotta da ricercatori delle università svizzere di Ginevra e Losanna.

Cosa hanno fatto i ricercatori

Hanno analizzato e confrontato esami del sangue di tre gruppi di persone:

  • adulti di mezza età
  • ultraottantenni (over 80)
  • centenari (over 100)

Cosa hanno scoperto

Hanno identificato 37 proteine nel sangue che si comportano in modo simile nei centenari e negli adulti più giovani, mentre negli over 80 il pattern è diverso. In pratica, il sangue di chi supera i 100 anni assomiglia di più a quello di una persona giovane che a quello di un ottuagenario.

La differenza chiave riguarda lo stress ossidativo, ovvero il processo per cui alcune molecole aggressive (i radicali liberi) danneggiano le cellule nel tempo. Nei centenari, questo fenomeno sembra essere meno pronunciato o gestito meglio dall’organismo.

Questo studio è solo uno dei tanti che la scienza sta conducendo per capire i meccanismi biologici della longevità, al di là dei fattori ambientali e di stile di vita legati alle famose Zone Blu, cioè le aree del mondo con la concentrazione più alta di persone longeve.

Le abitudini che favoriscono una vita più sana e forse più lunga

Le Zone Blu presentano caratteristiche che fanno capire quanto e come alimentazione, movimento, relazioni sociali e prospettive dell’esistenza possano impattare sulla longevità. Secondo la scienza, in particolare, ci sarebbero cinque elementi chiave che distinguono le zone ad alto tasso di centenari.

Alimentazione

In primo luogo, l’alimentazione. Essa deve essere quando più possibile naturale e con prodotti locali e molto prossima alle indicazioni della dieta mediterranea: molta verdura, frutta, legumi, cereali integrali e limitato consumo di carne.

Inoltre, nell’ambito delle Zone Blu, l’attenzione si concentra sul microbiota: i centenari delle Blue Zone condividono caratteristiche uniche della popolazione batterica intestinale (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9227524/)

In particolare, in queste aree in centenari presentano una maggior ricchezza e varietà di specie batteriche rispetto agli anziani non longevi, con un profilo più simile a quello dei giovani adulti, con un microbiota ricco di batteri produttori di acidi grassi a catena corta, come il butirrato, che hanno effetti antinfiammatori e protettivi per la salute intestinale e sistemica. Lo dimostra uno studio cinese: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0222763.

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Movimento

Conta molto anche il movimento moderato, fatto di attività quotidiane utili e rilassanti come passeggiate, giardinaggio, attenzione alla terra. 

Legami sociali

Sul fronte psicologico, il rispetto per gli anziani e i legami familiari e sociali sono di grande aiuto. Una socialità attiva, basata sul mutuo soccorso, aiuterebbe a mantenersi in salute.

Ritmi lenti e motivazione

Infine, oltre a vivere con ritmi lenti senza lasciarsi sopraffare dallo stress e con spazi dedicati a riposo e meditazione, conta sempre avere un orizzonte e un impegno nella vita, capace di motivare ad avere un’esistenza piena. 

Come applicare i principi delle zone blu alla vita quotidiana

Gli aspetti nutrizionali sono fondamentali nel cercare di “imparare” dalle abitudini delle Zone Blu. Gli studi condotti su queste aree dicono che, prima di tutto, bisogna abituarsi a una leggera (ma costante) restrizione calorica. Bisogna sentirsi soddisfatti del pasto ma mai pieni. E soprattutto, occorre ricordare che il desco è un momento da condividere, dedicando il giusto tempo allo stare seduti a tavola.  

Facendo riferimento alle caratteristiche della dieta, si è osservato che nelle Zone Blu è comune un elevato apporto di fibre, soprattutto da legumi e cereali integrali. Venendo più specificamente alla Sardegna e alla Zona Blu dell’Ogliastra, l’alimentazione è povera di grassi e proteine animali, ricca di prodotti locali, verdure, olio d’oliva, oltre che legumi e cereali integrali. A Okinawa, per fare un parallelo, la dieta è a ridotto introito di calorie con patate dolci viola, molte verdure, soia e alghe e con un occasionale introito di proteine animali, soprattutto da pesce e solo raramente da carne di maiale.  

Inoltre, nelle Zone Blu l’attività fisica è costante e i centenari hanno un ruolo attivo nella vita privata e della comunità dove sono estremamente rispettati, così come tutti gli anziani.

Più in generale, nelle Blue Zones c’è la tendenza a sviluppare rapporti sociali prolungati e profondi, con integrazione degli anziani nell’ambito sociale: la scienza dice che questa misura aiuta a proteggere dalle patologie legate all’invecchiamento, fisico e cognitivo. Infine, occorre “pensare positivo”: chi vive nelle Zone Blu sceglie di rimanere sereno anche se il tempo passa, con riduzione dello stress.

Ikigai: la motivazione della nostra vita

Prendendo esempio da Okinawa, ricordiamo l’Ikigai. In Giappone riassume la causa stessa della nostra esistenza, quella che ci dà la forza di alzarci dal letto. Ognuno ha il suo ikigai. C’è chi punta sull’amore, che si dedica a figli e nipoti, chi invece magari preferisce il suo hobby. Ad Okinawa, la vita nella Blue Zone prevede di continuare a lavorare e avere qualcosa da offrire agli altri. Per questo la cura del verde, dalle piante di casa fino all’orto sul terrazzo, diventa un vero e proprio toccasana. Quindi tra le ricette per la longevità ci sta anche l’importanza di vivere a contatto con la natura. Curare un orto o un giardino significa impegnarsi giorno dopo giorno, mettendo in conto che ci possa essere qualche fallimento da affrontare con serenità e sentendosi vicini agli altri.

FAQ – Domande frequenti sulle Blue Zone

Cosa sono le Zone Blu e dove si trovano?

Le Zone Blu sono aree del mondo dove le persone vivono più a lungo e in salute, con alta concentrazione di centenari e bassa incidenza di malattie croniche. Le cinque principali sono: Ogliastra (Sardegna), Okinawa (Giappone), Nicoya (Costa Rica), Icaria (Grecia) e Loma Linda (California).

Quali abitudini favoriscono la longevità nelle Zone Blu?

Gli studi sulle Zone Blu individuano cinque fattori chiave: un’alimentazione naturale e ricca di vegetali (simile alla dieta mediterranea), movimento moderato e quotidiano, forti legami familiari e sociali, ritmi di vita lenti con basso stress, e un senso di scopo nella vita — concetto che a Okinawa viene chiamato ikigai.

Cosa dice la scienza sui meccanismi biologici della longevità?

Una ricerca pubblicata su AGING Cell dalle università di Ginevra e Losanna ha scoperto che i centenari condividono il profilo di 37 proteine del sangue con gli adulti più giovani, distanziandosi dagli over 80. La differenza chiave riguarda lo stress ossidativo: chi supera i 100 anni sembra gestirlo meglio, proteggendo le cellule dal danneggiamento nel tempo.

Per saperne di più: 

https://www.bluezones.com/recipes/food-guidelines/,
Disclaimer medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono in alcun modo il consulto medico. In caso di dubbi o sintomi persistenti, consultare sempre il proprio medico o farmacista.
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