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Gastroenteriti in agguato se il clima diventa più mite

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Le giornate si allungano, il si fa sempre più primaverile. E cominciano a ritornare, anche in tempo di Covid-19, , vomito, diarrea e a volte qualche linea di febbre. Si tratta di disturbi che interessano soprattutto i bambini, ma possono anche riguardare mamma e papà, durano poco tempo e in genere sono legati ad infezioni virali. In questo periodo, ovviamente, il pensiero corre al Sars-CoV-2 ma bisogna ricordare che altri sono i virus che provocano questi disturbi a carico di stomaco e intestino. E non bisogna sottovalutare il fatto che a volte possono entrare in gioco anche i batteri.

Quali virus causano le gastroenteriti?

L’aumento delle temperature e la vicinanza (per altro limitata dalle mascherine che tutti indossiamo e dal distanziamento sociale) sono elementi che aiutano la diffusione dei virus che provocano gastroenteriti. Questo tipo di infezione colpisce l’apparato gastro-intestinale tanto che spesso si parla di influenza di stomaco, ed è determinata nella stragrande maggioranza dei casi da virus come rotavirus, adenovirus, virus coxsackie, virus Echo. Si tratta di invisibili “nemici”, capaci di provocare sintomi diversi. Dal forte mal di pancia alla diarrea, al vomito alla febbre fino a disturbi respiratori come e . Questo tipo di “doppia azione” anche ai danni dell’apparato respiratorio non è però tipica di tutti i virus enterici, perché si verifica più comunemente con infezioni da virus coxsackie ed Echo. In comune tutti questi ceppi virali hanno però altri elementi ma soprattutto, vista l’estrema diffusibilità di questi virus, l’infezione tende a diffondersi a grande velocità tra tutti coloro che sono in rapporto con chi sta sviluppando l’infezione.

Come si manifesta e si affronta la gastroenterite virale?

I virus sopracitati hanno in comune una serie di caratteristiche, prima tra tutte il tempo di incubazione relativamente breve. I sintomi prendono infatti il via entro cinque – sette giorni dal momento del primo contagio. In genere tutto passa entro pochi giorni senza necessità di terapie specifiche. E spesso sono sufficienti i vecchi rimedi della nonna. Prima di tutto, semaforo verde per il riposo. Sul fronte dell’alimentazione, che può riprendere tranquillamente dopo le prime sei–otto ore dall’inizio dei sintomi (vomito e diarrea spesso in fase di si accompagnano a nausea e ), può essere sufficiente qualche giorno di leggera per non appesantire lo stomaco con riso, patate bollite e limone in caso di diarrea. Soprattutto se la gastroenterite virale interessa i più piccoli, meglio non forzarli a mangiare e mai preoccuparsi troppo se il bimbo non ha fame per 1-2 giorni e se diventa necessario saltare un pasto. Fondamentale è invece bere, assicurando un sufficiente apporto di liquidi, per evitare i problemi di disidratazione. Succhi di frutta, spremute e tè vanno benissimo per far fronte ai virus di questo tipo. Per la febbre, infine, un comune antipiretico spesso basta e avanza per ridurre la reazione di risposta del corpo all’invasione virale.

Quando la gastroenterite dipende da batteri

Ovviamente, nel mondo dell’invisibile che ci circonda, non ci sono solo i virus che possono aggredire le mucose dell’apparato digerente, provocando mal di pancia, dissenteria e nausea. A volte i problemi possono infatti nascere da batteri e, in questo caso, la gastroenterite può derivare anche da una errata conservazione degli alimenti, rischio che tende ad aumentare con il progressivo aumento della temperatura.

La più classica di queste forme è legata ai batteri del genere . L’infezione si presenta con nausea, vomito, dolori addominali, febbre e cefalea. La terapia, oltre alla somministrazione di liquidi e perduti in caso di diarrea molto intensa, si basa su antibiotici specifici. I rischi sono legati soprattutto al consumo di creme a base di uova.

Soprattutto nei mesi più caldi può presentarsi l’infezione da Stafilococco aureo. Provoca nausea, dolori di pancia, diarrea e debolezza. I sintomi compaiono da pochi minuti a sette ore dall’inizio dell’infezione legata alle tossine che produce lo Stafilococco aureo, una volta entrato nel tubo digerente. Gli alimenti a rischio, oltre alle carni poco cotte e consumate fredde, sono i prodotti a base di carne, latte e latticini non pastorizzati, o quelli realizzati con uova crude come maionese, creme e gelati. Il trattamento si basa su farmaci mirati.

Infine l’infezione da Clostridium perfrigens induce coliche addominali con nausea, diarrea, a volte senza vomito. I disturbi si manifestano da 6 a 24 ore dopo l’assunzione dell’alimento contaminato. L’infezione è potenzialmente molto grave ed è dovuta alla produzione di una tossina da parte dello spore del batterio, che si riproducono all’interno dell’intestino. Il Clostridium si ritrova soprattutto nella carne cotta a pezzi grandi rimasta a lungo a temperatura ambiente così come in sughi, brodi di carne o pollame lasciati a temperatura ambiente.