fbpx
Ciao, sono bollino!

Diarrea: le cause, i tipi e i rimedi alle feci liquide

Diarrea: le cause, i tipi e i rimedi alle feci liquide

Quando parliamo di diarrea, ci riferiamo alla necessità di andare in bagno più volte al giorno e all’emissione di feci liquide e di poca consistenza. Spesso si accompagna a dolori all’addome e a una sensazione di debolezza, specie quando provoca la perdita di quantità elevate di liquidi e sali minerali ed è associata anche ad altri sintomi a carico dell’apparato digerente come, ad esempio, il vomito e la nausea. Ma sono tanti i fattori che possono far sviluppare questo quadro. Quindi bisogna capire bene di cosa si tratta e comportarsi di conseguenza, sempre ricordando che, se il sintomo si mantiene per qualche giorno, bisogna sempre parlarne con il medico. 

Quando si può parlare di diarrea

In termini generali, ci sono due elementi che definiscono il sintomo diarrea: consistenza delle feci e numero di evacuazioni

Teoricamente, infatti, si parla di diarrea quando si producono feci liquide o semiliquide, quindi non completamente formate. Bisogna sempre ricordare, infatti, che le feci sono composte soprattutto da acqua, ma debbono avere una componente solida. Poi occorre considerare un numero di scariche quotidiano, sebbene su questo non ci siano confini ben precisi. In presenza di feci liquide o comune non formate, anche una sola evacuazione giornaliera può far pensare a un episodio di diarrea. In termini generali, si può parlare di diarrea quando si superano i 200 grammi al giorno di feci mal formate. 

Quanti tipi di diarrea esistono?

La diarrea può riconoscere diversi meccanismi che la caratterizzano. Gli elementi che entrano in gioco, a prescindere dalle cause del sintomo, sono sostanzialmente tre:

  1. l’incremento del carico osmotico
  2. l’aumento delle secrezioni intestinali con relativa diminuzione dell’assorbimento,
  3. lo scarso tempo di contatto delle feci in formazione con la mucosa a causa dell’incremento dei movimenti intestinali.

In caso di diarrea, questi meccanismi tendono a sovrapporsi tra loro in uno stesso quadro

In termini generali, la diarrea da carico osmotico si ha quando ci sono composti che rimangono nell’intestino e trattengono l’acqua, come accade, ad esempio, in caso di intolleranza allo zucchero presente nel latte, ovvero il lattosio.

In altri casi, come accade ad esempio se non si digeriscono bene i grassi per sofferenze del pancreas o dopo infezioni, vengono immessi nell’intestino più acqua e sali di quanti ne vengano riassorbiti. Questo meccanismo si genera, ad esempio, nelle classiche tossinfezioni alimentari

Infine, la mancata formazione delle feci, che invece dovrebbero essere fisiologicamente pastose all’interno dell’ampolla rettale dove si raccolgono per la successiva evacuazione, può legarsi a un eccesso di contrazioni dell’intestino, la cosiddetta peristalsi. Quando i movimenti intestinali sono troppo rapidi determinano un transito intestinale delle feci troppo veloce e ciò non consente un corretto assorbimento dei liquidi da parte dello stesso intestino dato che questi vengono eliminati con le feci. Il quadro, va detto, si può avere anche in caso di eccesso di impiego di farmaci come alcuni lassativi. 

Le cause più comuni della diarrea

Disturbi patologici come il morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la celiachia, la sindrome dell’intestino irritabile possono generare episodi ricorrenti di diarrea.  

In assenza di quadri patologici, la diarrea resta comunque un disturbo frequente. Nelle forme più comuni, che possono presentarsi in tutti i periodi dell’anno, la sua insorgenza è causata da un’infezione virale che si trasmette direttamente tra i diversi individui, oppure anche ad un’infezione causata da virus e batteri che appare invece legata all’assunzione di alimenti o bevande contaminati. 

Non va tuttavia dimenticato che a volte l’insorgenza di diarrea può far seguito ad un trattamento prolungato con alcuni farmaci come, ad esempio, gli antibiotici, che possono indurre alterazioni nel microbioma intestinale, ovvero nei batteri che vivono all’interno dell’intestino. In questo caso, così come accade quando il sintomo fa parte di una condizione clinica complessa, la parola deve passare al medico.

Come difendersi dalle gastroenteriti virali e batteriche

La prima regola per ridurre il rischio di trasmissione dei virus e più in generale dei possibili nemici della salute intestinale è lavarsi spesso le mani. Proprio le mani, infatti, rappresentano la fonte più comune di diffusione delle infezioni. 

Per il resto, occorre sempre utilizzare e bere acqua “sicura” e non contaminata e ci vuole molta attenzione nel maneggiare gli alimenti. Ecco, in questo senso, le regole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • Scegliere alimenti trattati per renderli sicuri (lavare bene l’insalata, consumare latte pastorizzato e pollame fresco o congelato)
  • Cuocere a fondo i cibi (solo la cottura completa distrugge i germi della carne. Bisogna arrivare a 70 gradi in ogni parte del pollame)
  • Consumare subito i cibi cotti (mentre raffreddano, i microbi si sviluppano e il pericolo sale con il passare delle ore)
  • Conservare bene i cibi cotti (se dovete usarli dopo più di cinque ore, portateli almeno a 60 gradi o a meno di 10)
  • Riscaldare bene i cibi già cotti (l’alimento deve essere portato a 70 gradi per distruggere i germi eventualmente sviluppatisi)
  • Non avvicinare cibi cotti e crudi (i germi del crudo possono svilupparsi nel cotto, ad esempio con la carne di pollo cruda)
  • Non usare lo stesso coltello per carni crude e cotte (il rischio di trasmissione di germi esiste)
  • Lavarsi le mani spesso (almeno dopo aver manipolato carni e pesce crudi oppure dopo il contatto con animali domestici)
  • Pulire bene la cucina (strofinacci, briciole e avanzi possono mantenere germi)
  • Chiudere ermeticamente gli alimenti (per evitare contatti con insetti o altri animali).

Come nasce la diarrea da intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio può essere primitiva, cioè conseguente
a un deficit congenito di produzione di lattasi, o secondaria correlata a malattie intestinali frequentemente post-infettiva, che in genere regredisce in tre o quattro mesi. Quale che sia la causa, il risultato apparente non è sempre lo stesso: per molte persone il deficit di lattasi è solo “biochimico”, cioè non porta a sintomi evidenti e quindi passa del tutto inosservato, mentre in altre compaiono i fastidi. Detto che la diagnosi va sempre fatta dal medico, anche per evitare di bloccare la sintesi dell’enzima lattasi, che si produce in base agli stimoli alimentari, ricordiamo che l’intolleranza al lattosio va
innanzitutto distinta dalla classica allergia alle proteine del latte, che
interessa soprattutto i bambini e può essere ben più grave, al punto di
condurre anche a shock anafilattico. 

Il quadro clinico provocato dall’intolleranza al lattosio può essere molto diverso da persona a persona, e dipende molto da altre variabili, come ad esempio la quantità di lattosio che si ingerisce (è ben diverso bere un bicchiere di latte dal consumarne diverse tazze al giorno), dall’età (i bambini hanno in genere un quantitativo maggiore di enzima preposto a scindere rendere disponibile questo zucchero del latte, poi nell’adulto la produzione dell’enzima stesso è legata solamente allo stimolo indotto dall’ingestione di lattosio) e dalla velocità  di
svuotamento del tubo digerente. Incide molto inoltre anche la composizione
della flora batterica intestinale, quello che gli esperti chiamano
microbiota all’interno del quale ci sono alcuni batteri “buoni”, come ad esempio i lattobacilli, che possono utilizzare il lattosio. Quindi, se esistono colonie particolarmente sviluppate i sintomi possono essere anche impercettibili, pur in presenza di un’alterazione biochimica dell’enzima. Viceversa, possono verificarsi episodi di diarrea.

Diverso è invece il meccanismo che si crea in caso di riflesso gastrocolico: si tratta di una “sommovimento” di stomaco e intestino legato all’assunzione di particolari cibi oppure anche alla temperatura degli stessi. 

La diarrea nei bambini

Parlando in termini generali la diarrea nei bimbi è causata, nella maggior parte dei casi, da infezioni virali o, meno frequentemente, batteriche (Salmonella o altri batteri). Le infezioni batteriche sono più frequenti nel periodo estivo mentre i virus, soprattutto il rotavirus, nel periodo invernale. 

Nel bambino piccolo, nei primi anni di vita e, soprattutto, sotto l’anno di età, la diarrea può manifestarsi anche in occasione di infezioni di altro tipo (per esempio otite media).  La dentizione può, in alcuni bambini, essere responsabile di vari disturbi, ma sempre di entità leggera quali: diarrea, sporadici episodi di vomito, febbre (in genere, una febbricola), perdita di appetito, sonno disturbato e irritabilità ma è molto raro che causi disturbi importanti quali vomito e diarrea profusi o febbre alta e/o persistente. In caso di infezione, il microrganismo che causa la diarrea può essere stato trasmesso al bambino semplicemente dal contatto interpersonale ma anche attraverso oggetti che si portano alla bocca contaminati da un soggetto malato o portatore del microrganismo. Sempre in termini generali, visto che la situazione va subito riferita al pediatra, per i bambini molto piccoli che possono essere a rischio di pesanti perdite di acqua e sali minerali e quindi rischiare la disidratazione i genitori dovrebbe controllare spesso il peso del piccolo. Se perde meno del 5% del peso (per esempio mezzo kg se pesa 10 kg) la forma è leggera, se perde il 10% del peso è grave e potrebbe richiedere un ricovero. Una perdita di peso tra il 5 e il 10% si definisce media e richiede un’attenta osservazione e una intensa idratazione con liquidi e sali minerali. Come segni di gravità è necessario valutare anche l’umore: se il bambino è molto mogio o molto irritabile ci si deve preoccupare e richiedere la consulenza del medico. Se è l’umore è il solito, beve e urina normalmente anche se ha diarrea e, soprattutto, non perde peso, si po’ osservare la situazione assieme al pediatra.

Come si cura la diarrea

Una diarrea persistente e senza motivi apparenti, come ad esempio la presenza di febbre o altri problemi gastrointestinali che possono far pensare ad un’infezione, va sempre affrontata dal medico. Nelle forme più diffuse, che si legano a eventi passeggeri e di breve durata, si può invece trovare una valida soluzione nel ricorso responsabile ai medicinali di automedicazione. Infatti, sul fronte dei farmaci esistono diversi approcci terapeutici in questo senso: da un lato l’impiego di microrganismi antidiarroici che ripristinano, in tempi rapidi, la normale flora batterica intestinale a base di lieviti e lattobacilli, dall’altro, soprattutto nelle forme più intense e lunghe, farmaci antidiarroici che agiscono sulla motilità dell’intestino, inibendola in quanto agiscono direttamente sulle contrazioni dell’intestino tipiche della diarrea. La loperamide, uno dei principi attivi più impiegati, non va usata nei bambini e va evitata in situazioni specifiche come la presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali (ad esempio colite ulcerosa e malattia di Crohn), se c’è sangue nelle feci, quando si rischia un blocco intestinale o se sono in corso infezioni da batteri che possono diffondersi nel sangue. Se necessario, secondo la valutazione del medico, e solo su sua prescrizione, in presenza di infezione batterica andranno impiegati antibiotici sviluppati specificamente per essere attivi sui germi che più facilmente provocano problemi in questo settore dell’organismo. 

Un approccio terapeutico corretto per affrontare la diarrea non può comunque prescindere della reidratazione: bere acqua è la prima cosa da fare, eventualmente con aggiunta di sali per compensare le perdite, soprattutto negli organismi più delicati come quello dei bambini.

Inoltre, semaforo verde per il riposo e sul fronte dell’alimentazione, che può riprendere tranquillamente dopo le prime sei–otto ore dall’inizio dei sintomi (senza comunque forzare, soprattutto i bambini, se non c’è appetito) può essere sufficiente qualche giorno di dieta con riso e patate bolliti e limone in caso di diarrea, per evitare di affaticare l’intestino.